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Loot box e gioco d’azzardo: nuova proposta di legge in U.S.A.

loot box gioco d'azzardo

Questo primo mese del 2018 ci regala una nuova puntata della querelle legata alle loot box. Come forse molti di voi ricorderanno, il polverone sollevato dal “caso Star Wars: Battlefront II” non si è ancora placato, soprattutto negli Stati Uniti. La domanda a cui, però, non è stata ancora fornita una risposta ufficiale è sempre quella: le loot box sono gioco d’azzardo o no? Ebbene, sembra proprio che un Senatore dello Stato di Washington voglia porre fine al dilemma, stabilendo una volta per tutte la questione. Proprio per questa ragione, è stata presentata una proposta di legge per definire la natura giuridica di queste casse che tanto hanno infiammato le community di giocatori.

Le Loot Box sono gioco d’azzardo o no?

loot box videogiochi
L’11% di sviluppatori sta lavorando su giochi con loot box.

Lo scoppio delle polemiche legate alle microtransazioni su Star Wars: Battlefront II ha generato discussioni di ogni genere. Non solo Electronic Arts è stata costretta a disabilitare lo store in-game, ma praticamente qualsiasi studio che inserisca tali meccaniche nei propri giochi rimane coinvolto in polemiche spesso anche molto accese. Tuttavia, c’è chi si è spinto anche più in là. Chris Lee, un membro della Camera dei Rappresentanti dello Stato delle Hawaii, aveva non solo definito Battlefront II “un casinò a tema Star Wars“, ma aveva dichiarato l’intenzione di presentare una legge anti-loot box. Secondo il politico americano, infatti, tali meccanismi erano del tutto equiparabili al gioco d’azzardo, e come tali avrebbero dovuto essere vietati ai minori, o quantomeno regolamentati.

Nonostante alcune nazioni, come la Nuova Zelanda, si siano espresse negativamente sul tema, la questione rimane aperta. A prendere la parola, stavolta, è Kevin Ranker, un Senatore Democratico di Orcas Island, nello stato di Washington. Il politico statunitense avrebbe presentato una proposta di legge alla Washington Gambling Commission. Lo scopo sarebbe, appunto, quello di stabilire se le loot box siano o meno gioco d’azzardo. Proprio per questa ragione, le istituzioni statali e gli sviluppatori di videogiochi sono ora chiamati a dare una risposta. Di seguito, alleghiamo alcune dichiarazioni di Kevin Ranker sul caso.

“Quello che dice il disegno di legge è ‘Industria, Stato: sedetevi attorno a un tavolo per capire quale sia il modo migliore per regolamentare tutto ciò. È inaccettabile mirare ai nostri bambini con giochi d’azzardo predatori sotto forma di giochi con coniglietti danzanti o cose del genere.”

Un problema non di poco conto

chris lee microtransazioni
Davvero le lootbox sono equiparabili a questo?

Lasciando perdere la fantasiosa metafora dei coniglietti danzanti, il problema posto da Ranker è molto sentito. Il disegno di legge evidenzia tre principali preoccupazioni: in primo luogo, se i giochi e le app contenenti le loot box siano da considerarsi giochi d’azzardo ai sensi della legge di Washington; in secondo luogo se questi meccanismi appartengono ai giochi e alle app; in terzo luogo, se i minori debbano avere un accesso così diretto a giochi ed app che offrono tali loot box; e infine la “mancanza di apertura e trasparenza rispetto alle probabilità di ricevere ogni tipo di oggetto virtuale”.

È necessario trarre una conclusione al massimo entro il 1 ° dicembre 2018. La Commissione per il gioco d’azzardo dello Stato di Washington dovrà fornire raccomandazioni scritte sul modo migliore di regolamentare la pratica e includere opzioni per l’attuazione di regolamenti che limitino la vendita di videogame contenenti tali meccaniche di gioco.

Per simili ragioni, Apple ha deciso di rendere pubbliche le probabilità di ottenimento degli oggetti virtuali dei vari giochi presenti nell’App Store. Kevin Ranker ritiene che tale comportamento dovrebbe essere esteso anche alle altre aziende.

“Se solo i genitori sapesse quanto sono predatori i meccanismi di questi giochi, non li metterebbero sotto l’albero di Natale. Anzi, non vorrebbero proprio che i loro figli ci giocassero!”

Una grande distanza tra politica e publisher

loot box belgio
Secondo le autorità belghe si tratta di gioco d’azzardo.

Queste ultime dichiarazioni ora riportate ci fanno capire quanto grande sia la distanza che separa le istituzioni dall’industria videoludica. Se, da una parte, il problema è talmente sentito da spingere stati come le Hawaii ed il Belgio a chiedersi se introdurre delle leggi per regolamentare il fenomeno, dall’altra, invece, la Entertainment Software Rating Board (ESRB) e publisher del calibro di EA negano fermamente che le loot box possano essere equiparabili al gioco d’azzardo.

Non ci resta quindi che attendere ulteriori sviluppi della vicenda che, siamo sicuri, non tarderanno ad arrivare. Restate sintonizzati per ulteriori news in merito.

Articolo a cura di Claudio Albero

Nasce a Torre del Greco, una piccola metropoli alle falde del Vesuvio, nei favolosi anni ’80, che già però non avevano più niente di favoloso. Provano ad educarlo con Beatles e musica classica sin dalla più tenera età, ma lui, di tutta risposta, si appassiona all’ heavy metal ed ai videogame , spendendo un piccolo patrimonio in sala giochi, quando queste due parole erano ancora slegate dalle slot machine.

Dopo aver mosso i primi passi su Sega Master System II con Alex Kidd, il Super Mario con le orecchie a sventola, si innamora dei platform, degli action/adventure e degli RPG, con particolare attenzione alla saga di Final Fantasy.

Inguaribile sognatore con le radici saldamente ancorate nel passato, scopre la sua passione per la scrittura quasi per caso, in uno dei tanti pomeriggi passati tra i corridoi della Facoltà di Giurisprudenza di Napoli, dove si laureerà giusto qualche anno dopo, con una tesi in Diritto d’Autore basata sull’opera multimediale.

Dopo aver scritto di attualità e musica su Lacooltura.it , Road TV Italia e Federico TV , approda sui lidi di Player.it , in cui comincia sin da subito ad apprendere e fare domande, guadagnandosi rapidamente il titolo di “ redattore rompiscatole del mese ”. Nonostante sia legatissimo alla grande famiglia di Player, non sono rare alcune sue incursioni su portali come Gameplay Café e Spazio Rock .

Musica, videogame, concerti, boardgame, modellismo, fumetti, cinema e serie tv: tanti hobby diversi tra loro, ma collegati da un fil rouge che li unisce tutti: il divertimento . È proprio questo che cerca in un videogame, è proprio questo sentimento che muove le sue dita, ed è sempre il divertimento la sensazione che cerca di infondere nei suoi articoli.

Al di fuori del mondo del gaming, indossa giacca e cravatta per mimetizzarsi nel mondo degli avvocati, esercitando la professione forense, con lo scopo di conoscere a fondo le “ regole del gioco ”, nonché di minacciare di far causa a chiunque al minimo pretesto.

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