Niantic e Qualcomm al lavoro per lanciare sul mercato gli occhiali AR

Niantic, Qualcomm,

Non c’è dubbio che per Niantic sia un momento d’oro: dopo aver rivoluzionato il gioco mobile con Ingress e aver fatto fruttare due signore licenze (Pokèmon e Harry Potter), solo qualche settimana era arrivata la notizia del suo assalto frontale al mondo dei tabletop con un progetto su I coloni di Catan. Ancora più eccitante è però la notizia dei giorni scorsi: grazie a un accordo con Qualcomm, uno dei principali attori nel campo delle telecomunicazioni mobile e di dispositivi high-tech, Niantic sta per lanciare sul mercato il suo set di occhiali per la realtà aumentata.

Le cose iniziano a farsi interessanti, vero?

Una nuova generazione

Tutto nasce da uno sviluppo importante nella strategia produttiva di Qualcomm per quel che riguarda XR, una linea di chip pensata per la realtà aumentata. XR 2, erede di XR1 e dunque esponente di seconda generazione della linea di chip, è in grado di sfruttare appieno le possibilità offerte dal 5g, ha una risoluzione molto più potente e la capacità di supportare ben sette telecamere. Promette dunque di essere un accessorio di tutto rispetto.

Si tratta di un progetto al quale stanno lavorando attivamente ben cinque aziende, e che stando alle informazioni date dovrebbe vedere la luce nel corso del 2020. Secondo la notizia degli scorsi giorni, la collaborazione fra Niantic e Qualcomm riguarderebbe l’applicazione di questa tecnologia a un prototipo di occhiale pensato esclusivamente per il gioco in realtà aumentata. Un’idea che, vista la fecondità di Niantic, non farà fatica a trovare varie applicazioni.

 

Niantic, Qualcomm,
La presentazione ufficiale della nuova linea Qualcomm.

Dallo smartphone agli occhiali

In termini di strategia commerciale e di espansione, il passo di Niantic appare molto logico. Quella di cui parliamo ha l’aria di essere un’evoluzione naturale di un modo di giocare che ha fatto del contatto fra “reale” e “virtuale” un punto focale riuscendo a rendere le nostre città degli immensi “livelli” da affrontare. Già da Ingress era infatti chiaro il valore di un’idea che andava oltre gli steccati del semplice gaming e dimostrava di voler mettere sul mercato una vera e propria “gamification della realtà”.

Al fine di fare ciò, cosa può esserci di più sfizioso che sfruttare un device per la realtà aumentata? Di fatto la produzione di un accessorio del genere significa completare un percorso iniziato qualche anno fa portando il giocatore ancor più al centro della rete di sfide virtuali che hanno fatto la fortuna di Ingress, Pokèmon Go e Harry Potter. Pensateci, si tratterebbe di inforcare i nostri occhiali, andare a fare un passeggiata al parco e ritrovarsi attorno obiettivi da raggiungere semplicemente voltando la testa da una parte all’altra.

Di per sé non si tratta di un’idea innovativa, in quanto applicazioni della realtà virtuale di questo tipo sono già sul mercato da anni, ma la notizia potrebbe avere un’implicazione che va ben oltre la stessa esperienza di gioco.

 

Niantic, Qualcomm,
Pokémon Go tramite smartphone è destinato a essere “sorpassato”?

Una nuova console in arrivo?

A nostro giudizio la questione è più profonda e affonda le radici nel successo stesso di Niantic. In pochi anni l’azienda è stata in grado di portare a termine un’impresa straordinaria, ovvero lanciare un nuovo modello di gioco per smartphone e imporlo a una larghissima platea di utenti, anche non abituali. Di fatto in questo modo ha donato nuova vita a un comparto che da tempo sembrava stantio e incapace di una vera evoluzione, e ci è riuscita arrivando a una fascia di pubblico trasversale intercettata soprattutto grazie alle prestigiose licenze detenute.

Questo vuol dire riuscire a creare un pubblico, coltivarlo, farlo crescere seguendo una filosofia di gioco peculiare.

A questo punto, però, siamo certamente di fronte a un level-up. Fino a oggi il nostro smartphone e la sua potente fotocamera apparivano come l’unico modo per fruire titoli come Pokèmon o HP. Col nuovo visore proprietario di Niantic, la naturale alleanza di ferro fra essa e l’industria dello smartphone potrebbe interrompersi e vedersi rimpiazzata da un altro modello produttivo ed editoriale. Qualora infatti i progetti Niantic aumentassero sempre più (come il Niantic Creator Program-sorta di “bootcamp per sviluppatori terzi” sotto l’egida di Niantic- lascia intuire), chi ci dice che non ci ritroveremo di fronte all’ambizione di creare una vera e propria “console”? Un vero competitor per le altre compagnie, con a disposizione una scelta di centinaia di titoli tutti incentrati sulla realtà aumentata.

Un’operazione che vedrebbe un intero “popolo” di giocatori, suddiviso in almeno tre grandi “tribù” (una per ognuno dei titoli storici di Niantic), fornire una base per una platea d’acquisto ideale. E il Natale 2021 non è in fondo così lontano.

Che il prossimo grande avversario di Nintendo Switch possano essere i primi Niantic Glasses?

>> Leggi anche: C’è un luogo in cui non potete giocare a Pokemon Go<<

 

 

 

 

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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