Sono passati solo pochi giorni dalle terribili sparatorie avvenute il 3 e il 4 agosto in Texas e in Ohio. Tragici eventi che hanno portato rispettivamente 20 morti e 26 feriti e 9 morti e 16 feriti. Due atti di violenza gratuita, che si aggiungono ad almeno altri 15 gravi episodi solo nel 2019 secondo il sito della ABC.

Secondo il Presidente degli Stati Uniti è colpa della “glorificazione della violenza” dei videogiochi

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, durante il discorso relativo alle due sparatorie ha condannato la “glorificazione della violenza” nella società, tirando in ballo anche i videogiochi.

Dobbiamo fermare la glorificazione della violenza nella nostra società. Questo include i raccapriccianti videogiochi che sono ora all’ordine del giorno.

Trump si riferisce soprattutto all’educazione che viene riservata ai giovani, che con fin troppa facilità acquisiscono una cultura che celebra la violenza. È per questo necessario ridurre drasticamente o addirittura fermare tutto questo. Nella seconda affermazione non ha fatto un riferimento in maniera diretta ai videogames, ma lo lascia palesemente intendere.

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Rise of Trump, il videogioco nostrano dove impersoniamo Donald Trump lungo la sua scalata al potere. Ironico non è vero?

Non è la prima volta e non sarà l’ultima

Ovviamente, come la maggior parte di voi lettori saprà già, non è assolutamente la prima volta che qualcuno punta il dito contro il nostro medium preferito: il 25 agosto 2018, quasi un anno fa, ci fu un grande dibattito a causa della sparatoria avvenuta durante un torneo di Madden NFL 2019 a Jacksonville che portò quattro vittime. A differenza di allora, questa volta non c’è un nesso diretto con il mondo videoludico.

Un altro caso la cui colpa è stata attribuita (anche) ai videogiochi è l’attentato di un uomo Australiano alle 2 moschee in Nuova Zelanda lo scorso marzo che ha causato la morte di 49 persone. L’intera esecuzione è stata trasmessa in streaming su Facebook con una telecamere installata sul casco dell’omicida, come se fosse uno sparatutto in prima persona.

Possiamo procedere a ritroso negli anni, ma verremo ricondotti sempre le solite storie, sempre le solite scuse. Un banale capro espiatorio trovato in modo forzato da chi non conosce e non vuole conoscere l’effettiva influenza e il vero impatto che hanno i videogiochi sul nostro modo di vivere.

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Grand Theft Auto, forse la serie videoludica più menzionata in ambito di violenza e videogiochi. Paradossalmente tutte queste critiche hanno fatto solo pubblicità al brand. Footage preso dal gameplay dello YouTuber videogamedunkey

Trump stesso ha già dimostrato di voler intervenire nella questione “violenza e videogames”. C’è stato il famoso meeting del Presidente con i rappresentanti delle aziende videoludiche nel marzo del 2018 che più che un incontro con un dialogo aperto, è stato un insulso teatrino unidirezionale. Si è trattata solamente di un’ulteriore occasione per buttare benzina sul fuoco e portare consensi alla sua persona.

Evitiamo di ripetere il solito discorso su come i videogiochi siano solo l’ennesima forma di intrattenimento e che non differiscono da film o libri. Sinceramente, siamo stanchi, ne abbiamo la nausea. Qui non si tratta di dire “i videogiochi sono altrettanto validi come medium” ma piuttosto è un invito a non strumentalizzare in modo illogico e vigliacco degli eventi così gravi per fare propaganda contro di essi.

I videogiochi possono davvero influenzarci negativamente?

Per rispondere a questa domanda, analizziamo la questione dal punto di vista delle persone. Vi stupirà sapere che ognuno di noi, benché identico a livello sociale è differente come individuo. Magari qualcuno è predisposto ad essere violento per motivi di malattia mentale, psicologici, per cultura o per educazione. In tutto questo i videogiochi sono solamente qualcosa di marginale.

Certo, condividiamo il fatto che i giovani, soprattutto se si parla di individui facilmente influenzabili, o con un’indole propensa alla violenza dovrebbero evitare i videogiochi violenti. Proprio perché molte di queste persone confondono la realtà con la finzione ed è possibile che si sfoci in atti di violenza. Questo però, non è necessario che ve lo spieghiamo, non vale solo per i videogiochi, ma per tutto.

D’altro canto, in generale, rimane essenzialmente una questione di educazione, sensibilizzazione ed integrazione nella società. Fondamenti che devono essere dati dalla famiglia nei primissimi anni di vita e successivamente dal sistema scolastico. Per capire certe cose non occorre certo essere laureati in sociologia. E poi, ricordiamoci che esiste il sistema di classificazione PEGI, il quale, come ricordavamo l’altro giorno, non è legge, ma sarebbe corretto ed educativo per i nostri figli seguirlo. Se solo i politici e i media trattassero della questione in maniera seria, ci sarebbe più chiarezza e ciò che abbiamo appena spiegato sarebbe recepito da più persone.

 

Il bue che dà del cornuto all’asino

Guarda caso poi questi spiacevoli eventi si verificano quasi solo sul suolo americano. Ce lo ricorda Keith Edwards, membro del concilio di New York con il suo post su Twitter.

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A quanto pare sono proprio i videogiochi a rendere le persone violente, si, direi proprio di si…

Dopotutto parliamo di un paese federale in cui nella maggior parte degli stati chiunque può avere un’arma da fuoco. Ci sono delle leggi retrogade,uno spiccato bigottismo religioso oltre che ad una serie di mandati con presidenti che hanno adottato politiche xenofobe e razziste.

A questo punto la ramanzina andrebbe fatta proprio al signor presidente degli Stati Uniti, un uomo che ha tratto sempre vantaggio da un atteggiamento (indirettamente) violento che valorizza il concetto “va avanti chi è più forte, rimane indietro chi è più debole” guarda caso è esattamente la cosa che si sta verificando adesso con affermazioni ignoranti di questo tipo. Congratulazioni presidente, lei ha postato cringe.

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