La notizia di una serie televisiva ad ambientazione tolkeniana sviluppata da Amazon per il suo servizio Prime Video è stato probabilmente uno degli annunci bomba degli scorsi mesi: per la prima volta dai tempi dei film di Peter Jackson su Il Signor degli Anelli Lo Hobbit, il mondo del professor Tolkien si appresta a tornare su schermo, presentando a rivali come Game of Thrones (HBO) e The Witcher (Netflix) un avversario davvero temibile. Quel che non sapevamo era che la nuovissima serie televisiva non sarà l’unico progetto di Amazon legato alla Terra di Mezzo: secondo quanto annunciato nella giornata di ieri, Amazon starebbe collaborando con il nuovo MMO di Leyou Technologies su Il Signore degli Anelli, di cui vi avevamo già parlato. Un’operazione senza dubbio interessante, ma le incognite sono molte…

Il progetto

Secondo le notizie giunte ieri, che parlano già di un “Il Signore degli Anelli di Amazon”, il gioco sarà un titolo ambientato nel mondo tolkeniano molto prima delle due opere madri del professore per quel che riguarda l’apparato epico del suo mondo, ovvero la trilogia principale e il suo antefatto, Lo Hobbit, il che vuol dire che con tutta probabilità ci troveremo a muoverci nella Terra di Mezzo in un tempo molto distante dalla guerra dei Popoli Liberi contro Sauron.

Il progetto è in realtà in cantiere già da tempo da parte di Athlon Games, azienda che sta curando il progetto come sviluppatrice per conto di Leyou Technologies Holding, publisher lo aveva già annunciato a settembre del 2018, che adesso potrà disporre delle risorse e delle tecnologie di Amazon.

L’arrivo sulla scena della multinazionale dell’intrattenimento che al momento detiene i diritti per il cinema e la serialità, lascia però scorgere delle convergenze un po’ più interessanti e un destino molto interessante per le opere legate a Tolkien, che di fatto si apprestano a diventare uno dei cavalli di battaglia del colosso.

C’è però una grande problema sul quale far chiarezza.

New World
New World arriverà, prima o poi? E Amazon riuscirà a conquistare anche il settore gaming?

Amazon e i videogiochi: rapporto travagliato

Nonostante sia diventata a tutti gli effetti “la” multinazionale per eccellenza, capace di distendere le sue ali su diversi comparti del lifestyle e dell’entertainment (Amazon Prime Video è a tutti gli effetti il secondo più importante player dello streaming cinematografico dopo Netflix), i suoi tentativi di arrivare a essere anche protagonista del settore gaming sono stati finora infruttuosi: la compagnia ha fondato una propria divisione specializzata nel 2014, mettendo in cantiere vari progetti con l’obiettivo di aprire una testa di ponte all’interno di questo nuovo campo. Avete letto bene: 2014. Ben cinque anni fa.

Un lasso di tempo immenso nell’industria del videogioco, durante i quali molti dei progetti intrapresi dalla divisione sembrano essere stati sviluppati con molte difficoltà: di tutti, l’unico che sembra a buon punto sembra New World, altro progetto multiplayer dall’ambientazione fanta-storica e ambientato, da quel che sappiamo, in un continente fittizio che ricorda l’America dei primi coloni, con una vena dark-fantasy.

Altri progetti in sviluppo sembrano essersi arenati e, nelle scorse settimane, proprio in concomitanza dell’E3, vari programmatori sono stati licenziati, alcuni team chiusi e progetti cancellati.

Uno scenario senza dubbio non incoraggiante per affrontare un progetto tanto complesso.

Lotr 2007
Un antenato del gioco di cui parliamo oggi: The Lord of The Rings Online, del 2007.

Serie e videogioco: spremere il brand!

Nonostante secondo l’annuncio la serie tv e il videogioco condividano setting e ambizioni (ovvero raccontare un frammento inedito della storia della Terra di Mezzo, probabilmente la Seconda Era), a detta dei produttori i due progetti non sarebbero in alcun modo collegati. Non dovremmo quindi trovare alcun richiamo fra le due produzioni, fatto che ci fa comprendere come l’obiettivo di Amazon sia quello di usare diversi mezzi per spremere fino al midollo il suo nuovo giocattolo con ogni mezzo possibile e senza andare per il sottile in modo da dare una nuova linfa a un brand che, almeno nella sua controparte “audiovisiva”, ha più di una volta scricchiolato: dopo i fasti de Il signore degli anelli, infatti, la trilogia de Lo Hobbit aveva diviso critica e fandom e spento leggermente la stella della creatura di Peter Jackson.

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“PER AMAZON!”.

Amazon sembra quindi intenzionata a rimettere mano al materiale di partenza in maniera del tutto innovativa, sfruttando due dei mezzi principali dell’entertainment moderno (videogioco massivo e serie tv) così da proporre il brand alle nuove generazioni, molto distanti, come abitudini e modi di fruizione, da quelle che impararono ad amare Tolkien con la trilogia di inizio anni 2000. Una cosa è tuttavia certa: se stavolta gli studi Amazon riusciranno (finalmente) a portare a casa un loro progetto e a lanciarlo in una finestra temporale non molto distante da quella della serie, avremo un unico colosso dell’intrattenimento capace di rivolgersi a due potenziali bacini di utenza attigui e parzialmente intercambiabili.

Scommettiamo che gli effetti, in termini di ricavi, sarebbero per Amazon davvero ottimi (e, per molti, un nuovo modo per cadere sotto la sua influenza).

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