Accendere la console, prendere il pad e iniziare a giocare, facile. Non per tutti è così. La disabilità rende molto difficoltoso ciò che per noi è routine e anche i videogiochi fanno parte di quella quotidianità che a molti è negata. Nel tempo, è cresciuto da parte degli sviluppatori l’interesse verso questa problematica facendo sorgere una domanda banale, ma non dalla semplice risposta: “Come possiamo migliorare l’esperienza di gioco di chi soffre di disabilità, di qualsiasi tipo?”.

Qualche giorno fa, vi abbiamo parlato dell’Xbox Adaptive Contoller, un sistema di controllo creato da Microsoft e che verrà supportato anche da Google Stadia, pensato per chi ha mobilità ridotta.

Ebbene, le iniziative atte a mettere al servizio dei disabili strumenti che possano aiutarli a vivere al meglio la loro passione per i videogiochi non finiscono qui.

AbleGamers ha lanciato un nuovo sito web per coadiuvare il lavoro degli sviluppatori, consentendo loro l’accesso a più informazioni su come rendere i loro giochi maggiormente accessibili, grazie anche alla collaborazione della community.

Il sito web, Accessible.Games, presenta ciò che AbleGamers chiama APX, acronimo di Accessible Player Experience, facente parte del programma Player Panels. È uno strumento che aiuterà gli sviluppatori a capire come rendere accessibili i videogiochi a una più ampia gamma di giocatori.

Videogiochi più accessibili

Tool per sviluppatori e adaptive controller sono strumenti utili ad affrontare la questione videogiochi e disabilità, ma nel concreto come possono i videogames essere più accessibili? Alcuni esempi già ci sono, perché già molti team di sviluppo si sono rimboccati le maniche e hanno deciso di implementare nei loro giochi meccaniche che consentissero a chiunque di giocarci.

La questione non può essere ridotta in modo semplicistica: “Mettiamo la modalità facile”. Quella in molti titoli già c’è, ma non migliora molto la situazione per chi ha particolari tipi di disabilità. Esempi concreti di contromisure al problema sono due titoli indie: Bastion e Celeste.

Nel primo caso, il titolo di Supergiant Games è giocabile in modalità No Sweat che permette ai giocatori di ripartire nel punto esatto della morte del personaggio, non costringendoli a rifare l’intero livello. Dei “continue” infiniti, insomma, che rendono meno frustrante un gioco che ha bisogno di riflessi e velocità di esecuzione.

Nel caso di Celeste, invece, lo sviluppatore Matt Makes ha inserito dei parametri settabili a piacimento, tra cui, ad esempio, l’invulnerabilità alle trappole appuntite. Non mancano, però, esempi anche tra i Tripla A: Capcom ha aggiunto una modalità Assistita nel remake di Resident Evil 2 e ha permesso di selezionare le combo automatiche in Devil May Cry 5 (il quale rimane comunque un gioco ostico).

Queste accortezze sono un modo pratico per rendere accessibili i videogiochi, migliorando l’esperienza dei disabili con il medium videoludico.

l'assist mode del gioco indie Celeste
L’assist mode di Celeste.

Parola agli interessati

Non è semplice trattare un argomento del genere senza toccare con mano le difficoltà che un disabile riscontra nella fruizione di un videogioco. Abbiamo così deciso di raccogliere una testimonianza. Un nostro fan, affetto da tetraplegia fin dalla nascita,  ha accettato di rispondere ad alcune domande sul tema videogiochi e disabilità. Vi proponiamo dunque l’idea in merito di una persona realmente interessata ai risvolti di questi strumenti, pensati per migliorare l’approccio ai videogames dei disabili.

1. Quali sono le principali problematiche che riscontri quando affronti un videogioco?

Risp. Personalmente ho difficoltà in tutti quei giochi che richiedono riflessi fulminei, per fortuna niente di trascendentale. A volte posso avere problemi con alcuni giochi basati sulla pressione di tasti a tempo (come nel caso del minigioco “Gelato Ritmato” di Kingdom Hearts Birth by Sleep, ma so che ha tenuto relativamente impegnati anche giocatori normodotati).

2. Ci sono titoli o generi che ti risultano completamente inaccessibili?

Risp. Non sono particolarmente portato per il competitivo,ma non saprei dire di più,è una modalità di gioco che mi interessa molto poco. Con i single player non ho mai avuto problemi così radicali

3. Sai che esistono giochi in cui gli sviluppatori hanno implementato parametri settabili per i disabili?

Risp.  Sì, uno di questi è lo Spiderman di Insomniac, di cui ho “usufruito” direttamente. Ricordo che c’era un QTE che andava eseguito a una velocità maggiore di quella che potevo performare. L’ho disattivato e sono potuto andare avanti. È stato molto utile. 

4. Cosa chiederesti agli sviluppatori per migliorare la tua esperienza di gioco?

Ricordo che in GTA V era possibile saltare arbitrariamente una piccola parte della missione in essere dopo un certo numero di tentativi, alcune volte mi sono ritrovato a desiderare una funzione simile anche per altri giochi. 

L’ultima domanda che abbiamo posto riguarda un tema “collaterale”. All’uscita di Sekiro: Shadows Die Twice di From Software, molti si sono lamentati dell’eccessiva difficoltà, chiedendo a gran voce l’introduzione della easy mode. Ecco, abbiamo chiesto la sua opinione sulla faccenda.

Risp. Non ho potuto apprezzare bene i titoli di quella software house proprio perché ho meditato che la difficoltà era al di sopra delle mie capacità, o meglio di quanto fossi disposto a stressarmi pur di giocare. Onestamente non credo che la poca accessibilità di questi titoli abbia a che fare con la disabilità: certo, un disabile potrebbe trovarsi ulteriormente in difficoltà, ma si tratta, credo, di una scelta che vuol venire incontro ad una determinata nicchia di videogiocatori abituati a dinamiche punitive e a mettersi in gioco più di altri, a scapito della collettività. Ciononostante sono convinto che sia il caso di introdurre una difficoltà su più livelli, potrebbe ampliare la fruizione del gioco e permettere a chi è meno abile di godere di aspetti di quest’ultimo di sicuro valore artistico, ma c’è chi ritiene che l’unico vero valore dei giochi della From Software sia da ricercare nella difficoltà, altri videogiocatori non vogliono che il concetto immaginato dalla software venga deturpato per rendere il gioco più accessibile. Entriamo in un discorso molto ampio che molto poco ha a che fare con i giocatori disabili.

Ringraziamo il nostro amico per averci concesso la sua testimonianza diretta. Nell’ultimo caso citato, quello di Sekiro, vogliamo chiarire che non è nostra intenzione affermare che la difficoltà di certi giochi sia impossibile per tutte le persone che sono costrette a vivere con una disabilità. Ci sono storie incredibili come quella dello youtuber Limitlessquad, affetto dalla stessa patologia del nostro fan appena intervistato, che ha pubblicato un video, in cui mostra le sue skill nell’affrontare il titolo From. Allucinante.

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