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World of Warcraft Warlords of Draenor: la recensione


Alcuni giochi passano sotto silenzio nonostante la loro grande qualità, altri hanno fiammate di popolarità improvvisa per poi tornare nel dimenticatoio, altri riescono a fondare delle vere e proprie dinastie che escono ogni anno e vendono milioni di copie ogni volta.


E poi c’è World of Warcraft, che guarda tutti dall’alto verso il basso.

Dal 2005 il MMORPG Blizzard domina indiscusso non solo il genere, di cui di riflesso è stato anche l’involontario killer, ma qualsiasi classifica di fatturato, visto che oltre al decisamente lucrativo negozio di vanity item, il gioco richiede una sottoscrizione mensile, che moltiplicata per una decina di milioni di giocatori e una decida di anni, beh, fa davvero un sacco di soldi.

Tutto questo però non è frutto del caso o del destino: Blizzard ha sempre avuto quel certo tocco magico capace di rendere alla portata di tutti i generi più complessi, dagli hack ’n’ slash (leggasi alla voce Diablo) agli strategici (Starcraft e Warcraft anyone?), dai giochi di carte (si Heartstone, parliamo di te) ai MOBA (Heroes of the Storm in questo senso sta promettendo meraviglie), e i MMORPG non hanno certo fatto eccezione.

World of Warcraft e le sue espansioni hanno dominato il genere per anni, e pure dopo una decade piena questo Warlords of Draenor sta riportando a livelli impressionanti il numero dello sottoscrizioni, fisiologicamente calate come ogni volta che i contenuti aggiuntivi vengono progressivamente spolpati.

Novità in questa espansione ce ne sono tante, ma sicuramente l’aumento del level cap fino a 100 e l’inserimento di una storyline adatta anche a chi si è un po’ perso per strada, con una sorta di storia parallela che porta tutto indietro ai tempi di Burning Crusade e fa vivere delle avventure che sono un po’ parallele a quelle vissute in Cataclysm e Pandaria, il che permette, come detto, sia di non far trovare troppo spaesati quelli che magari stanno riattivando dopo anni sia quelli che, da fan di Warcraft e del suo mondo, hanno subito capito che questo avrebbe permesso  di incontrare alcuni personaggi storici del lore della serie Blizzard, come in effetti succede.

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Per cercare di facilitare l’ingresso di tutte le tipologie di giocatori in Warlords of Draenor (argomento al quale Morhaine tiene molto) Blizzard ha intelligentemente pensato di portare automaticamente uno dei personaggi legati all’account al livello 90, con tanto di professioni al 600 nel caso il livello di partenza fosse almeno il 60, permettendo così a tutti di godere sin da subito dei tanti nuovi contenuti senza dover prima recuperare il tempo perso livellando fino al 90, guadagnando abilità ogni tot per evitare oltretutto di trovarsi particolarmente spaesati.

Prima di entrare nello specifico delle tantissime novità proposte da WoD è inevitabile spendere due righe sul revamp grafico portato da questa espansione, che porta a compimento il procedimento iniziato con la patch 6.0: i personaggi hanno ora modelli rinnovati e assai più ricchi, così come tutte le aree, in testa ovviamente quelle nuove. Le otto regioni in cui si compone Draenor sono meravigliosamente ricche e belle da vedere (tenendo sempre in testa il fatto che si tratta di un gioco di 10 anni fa), e se vi sembra di passeggiare per le Outland di Burning Crusade sereni, non vi state sbagliando: essendo la storyline infatti basata su salti temporali e dimensioni parallele quelle aree sono effettivamente le stesse già viste nella seconda espansione del gioco, ma prima che fossero distrutte dalle guerre e dai successivi cataclismi, e vi assicuriamo che se siete già passati per quelle lande, rivederle in un altro tempo vi scatenerà un piacevole moto di nostalgia e bei ricordi, che solo le esperienze totalizzanti come i MMORPG sanno dare.

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Terminato il breve (mascherato) tutorial che ci conduce nelle aree di Frostfire Ridge (Orda) e Shadowmoon Valley (Alleanza), ci si apre davanti un mondo di quest e possibilità, profondamente rivisto per venire incontro alle esigenze di tutti e sopratutto svecchiare un po’ il sistema ormai vetusto delle quest dove si devono solo uccidere mostri o raccogliere oggetti. La progressione fino al livello 100 del personaggio è incredibilmente liscia, piacevole e gratificante, e il fatto di arrivarci prima ancora di aver esplorato tutto l’esplorabile dovrebbe farvi capire quanta cura ha messo Blizzard in questa espansione che festeggia oltretutto il decimo compleanno del gioco.

Le 9 istanze dell’espansione (di cui 2 sono raid e 7 dungeon) sono caratterizzate da un design ispirato (nella stragrande maggioranza dei casi almeno, come dimostrato da Grimrail Depot), che prova a fare qualcosa di più del solito, come ad esempio aggiungere meccaniche speciali o uscire dai soliti cavernosi ambienti in favore di ambientazioni a cielo aperto e scorci meravigliosi. Il livello medio di difficoltà è oltretutto sensibilmente più alto rispetto a Cataclysm e Pandaria, e questo non potrà che far piacere ai giocatori più esigenti. Ogni dungeon poi è affrontabile in modalità Normal, Heroic o Challenge, mentre i due raid potranno essere affrontati anche in modalità Mythic. Il numero e la qualità dei drop sarà legata direttamente al numero dei partecipanti all’evento, che varia da 10 a 25. Se invece si vuole affrontare il livello Mythic allora servirà, oltre al livello 100, anche almeno 20 partecipanti al raid.

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Non mancano nuovi craft, modifiche al PvP (la cui zona d’elezione sarà Ashran) e una generale rivisitazione (marginale, ma va menzionata) delle abilità e del loro utilizzo, che cerca di aggiornare un gioco che per quanto in continuo mutamento aveva indubbiamente bisogno di una spinta in più. Il vero game changer di questa espansione è però la Guarnigione, e tutte le meccanica ad essa collegata.

Immaginatela intanto come una versione riveduta e corretta del sistema di housing di Ultima Online o Dark Age of Camelot, che va oltretutto quasi a sostituirsi alle non apprezzate fino in fondo fattorie di Pandaria. All’interno della nostra guarnigione saremo liberi di costruire innanzitutto tutto ciò di cui ci serviamo in città (banca e Auction House ad esempio), e poi anche edificare strutture più specializzate, come ad esempio il fabbro, grazie alle quali potremo accedere a craft specifici o ottenere servizi particolari. Il posizionamento di queste strutture è totalmente demandato a noi come succedeva ai tempi del Warcraft RTS, e permette di crearsi uno spazio realmente personale, da ottimizzare come meglio si crede.

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Una volta costruite tutte le strutture desiderate, locanda compresa, si potranno attivare questo uniche e giornaliere, da affrontare magari con gli NPC che si raccatteranno in giro per il mondo. Draenor è infatti piena di personaggi non giocanti che in cambio di un aiuto si uniranno alla nostra guarnigione, e saranno indispensabili per gli Incarichi attivabile dal Tavolo di Guerra della propria Guarnigione. Se avete giocato negli ultimi anni ad Assassin’s Creed insomma queste meccaniche ricordano tantissimo la gestione dei propri adepti, sopratutto nel modo in cui alcune missioni vanno affrontate, richiedendo abilità specifiche che non tutti gli NPC possiedono. Se pensate poi che la vita da possidente sia tutte rose e fiori dovrete ricredervi, perché procedendo con la trama, e raggiungendo il livello massimo, sbloccherete dei divertenti assalti, da affrontare possibilmente con altri due amici.

Conclusioni
Warlords of Draenor non solo è una grandissima espansione in senso assoluto, ma il miglior modo per celebrare questo decennio pieno di successi di World of Warcraft. L’aumento del cap al 100 e l’intelligente gestione degli account non al cap, le tonnellate di cose nuove da fare, il revamp grafico e la Guarnigione: tutti elementi di qualità che messi insieme danno l’esatta misura di quanto Blizzard tenga ancora al suo figlior prodigo. Dopo 10 anni WoW è ancora il MMORPG di riferimento, e Warlords of Draenor la perfetta spiegazione del suo successo.

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