Diario del dott. Flammini 23 Novembre 1957

Flammini 23 Novembre 1957

Diario del dott. Flammini 23 Novembre 1957

Sono passati molti giorni vedo dall’ultima volta che ho scritto, forse è giusto fare un sunto di quanto avvenuto nell’ultima settimana. Amos è riuscito davvero a convincere il Gran Maestro a portarmi con se e ora faccio parte ufficialmente di questa spedizione.

Sono nel reparto medico e condivido questo fardello con un collega posto a nostro comando ed altri due infermieri. Il nostro superiore, come gli piace essere indicato, e un tale di nome Tancredi e tornerò dopo a parlare di lui. La nostra compagnia è composta da quattro plotoni della Sancta Militia più una squadra di supporto di Crociati Neri. A chiudere il tutto un gruppo di quattro Templari capitanati da Fratello Amos. Obiettivo: raggiungere la Rocca di Avignone, che ho scoperto da poco esser tornato in mano papale. Per il momento è tutto, non abbiamo altri impieghi: giunti ad Avignone riceveremo ulteriori istruzioni.

Il viaggio sembra procedere per il meglio, non abbiamo riscontrato problemi di alcun tipo. Siamo partiti ieri e domani dovremmo già arrivare: non stiamo incontrando alcuna resistenze perché mi riferiscono battiamo una strada considerata sicura.

Sinceramente, vedendo gli armamenti e gli uomini che abbiamo a disposizione, mi sento piuttosto al sicuro.  L’unica cosa che mi da fastidio è l’atteggiamento altezzoso di Tancredi ma sono certo sia solamente una mia impressione dettata dal non conoscerlo a fondo; di contro sembra molto competente in materia, cosa che non si può dire per le due infermiere che ci assistono e che personalmente ritengo delle novelline alle prime armi. Immagino siano qui più per stuzzicare le fantasie sessuali dei soldati che per fornirci del reale aiuto. Me ne farò una ragione e magari mi toglierò infine anche qualche sfizio.

Il capo della spedizione, tecnicamente, è Carlo Antoni. In realtà sarebbe il Colonnello Antoni ma mi è stato fatto divieto di usare gradi. E’ un uomo che ha combattuto in Africa al fianco di Rommel e sembra un tipo a posto. L’uomo invece di cui non mi fido è Michele, il suo attendente: orbo e privo di una mano, parla poco ma sembra impartire indirettamente ordini al colonnello. Dovrei farmi i fatti miei ed evitare di scrivere certe cose perché non voglio infilarmi in faccende che non mi riguardano, tanto meno se sottintendono manovre politiche del Sanctum Imperium. Mi domando solo di chi sia il pupazzo.

Ora siamo fermi in un piccolo villaggio in quella che credo essere prossimo al confine con la Provenza. Qui abbiamo incontrato quello che sembra essere un contatto nella zona. Un francese – mi ha colpito molto questa cosa – che ci attendeva seduto su una sedia sdraio quale fosse un qualunque tamarro da stabilimento balneare.

Occhiali da sole calzati sul naso e presi chissà dove, intento a bere birra reperita chissà in quale modo. Il suo fucile posto al fianco completava il bel quadretto di questo tipo losco accompagnato da un mite uomo col saio intento a riparare una motocicletta. Beh, più che riparare direi pulire, visto il dimenare di quello straccio che sicuramente non ha alcun uso meccanico. Insomma, un tipo veramente assurdo che quando si è alzato per parlare con il colonnello – quel suo sorrisetto del cazzo stampato in viso – ha sciorinato una sequela di imprechi, parolacce e oscenità, da far impallidire un galeotto o uno scaricatore di porto.

Carlitos dice di chiamarsi, e pare essere di origini spagnole o portoghesi, ora non ricordo. Personalmente gli avrei dato del napoletano ma meglio non alzare polveroni ora, molti soldati con cui divido il rancio sono partenopei ed è meglio farsi i fatti propri.

Sarà dunque lui ad accompagnarci ad Avignone o meglio, come dice lui, a “scortarci“.
La cosa puzza e non poco: perché mai dovremmo essere scortati per raggiungere una Rocca Templare?

Devo andare: Carlitos in testa, cavalcioni alla sua moto, ci invita a modo suo a darci una mossa. Apre lui la strada.
Dietro, il nostro convoglio seguire per quella che prima della guerra doveva essere una strada asfaltata.

<-Capitolo XXXIX – Continua…

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