Diario del dott. Flammini 5 Novembre 1957

Il luogo in cui mi trovo è inquietante molto più di quello di Ravenna: qui vige il più assoluto silenzio, sembra quasi che gli oggetti stessi lo rispettino. Tutto appare attutito, come se fosse circondato da ovatta.
Ovatta, ecco cos’era…

Questa mattina mi sono alzato molto presto – credo non fossero nemmeno le sei anche se le campane hanno suonato solo tre volte; chissà perché, dubito fossero le tre –  sono sceso e non avevo la più pallida idea di come pagare il mio soggiorno in locanda.

Quando mi sono presentato dal proprietario per spiegare la mia situazione questo si è fatto il segno della croce, sorridendomi, e mi ha invitato a non preoccuparmi perché non avrei mai e poi mai dovuto pagare alcunché nella sua locanda.
Dopodiché, sempre con quel suo sorriso fintissimo stampato in volto, mi ha accompagnato alla porta quasi volesse liberarsi del suo ospite il prima possibile… il tutto con un garbo a dir poco esagerato ed ossequioso.

Volevo chiedergli dell’uomo incontrato la notte prima, L’Incappucciato, ma qualcosa mi ha bloccato, quasi una suggestione  a non farlo. Ho preferito soprassedere ed incamminarmi alla scoperta di Torino.

La città è molto bella, non c’è che dire, e mi ha stupito trovarla simile a come la ricordavo da giovane. Era uguale ai miei ricordi datati anni trenta: prima della guerra. Certo, qualcosa qui e li è stato modificato, con molta probabilità per sopperire ai danni causati dai bombardamenti alleati ma le strade erano ancora li come le ricordavo.

Percorrendola sentivo come lo sguardo di tutti i presenti su di me; molti si levavano il cappello al mio passaggio ed un giovane uomo con indosso un saio nero con croce rossa campata su di questo mi si è fatto presso chiedendomi se necessitassi aiuto, o se fosse necessario portarmi armi e bagagli che non possedevo.

Mi è parso dispiaciuto dal mio rifiuto – cosa avrei dovuto fare, accettare? – e mi sono domandato il perché di tale proposta.

Dopo aver chiesto, con discrezione e garbo, dove si trovasse la Rocca Templare locale, sono stato indirizzato verso il centro della città presso la vecchia residenza del Re. Questa era stata riorganizzata ad ospitare il neonato ordine che mi aveva ospitato nei giorni passati e non potei notare come apparisse differente da quanto la ricordassi.

Alte torri ora si alzavano ai suoi lati e il portone era completamente trasformato, tradendo la sua nuova funzione di “tela di legno” atta a omaggiare grandi e valorosi eroi templari intenti ad affrontare un drago. Non troppo distante da queste vi era una grande scuderia e mi sorprese molto poiché immaginavo che per maggiore sicurezza fosse meglio porla all’interno e non all’esterno di una roccaforte, o almeno a Ravenna avevo intuito cosi.

Mi avvicinai all’ingresso ed un altro templare mi guardò, mi scrutò per interminabili secondi e diede ordine di aprire e farmi entrare, domandandomi che fine avessi fatto, dove era il mio cavallo e la mia attrezzatura, eccetera. Risposi che avevo perso tutto durante uno scontro con i Morti poco fuori la città.

Rispose con un silenzio, un segno della croce ed una pacca sulla spalla: “bentornato fratello…””…Raimondo risposi. Fu istintivo e credo di aver fatto una cazzata. Cercherò di reggere il bluff quanto potrò e che Dio me la mandi buona.

Ah, già, l’uomo conosciuto all’ingresso mi ha assegnato un ragazzino – avrà si e no sedici anni – agghindato come quello che mi si era avvicinato in mattinata. Non è loquace come quest’ultimo, o almeno con me non ha spiccicato parola, limitandosi a condurmi presso la mia cella e a chiedere se necessitassi di un ospitaliere per lenire la ferita alla mano: la fasciatura, me l’ero dimenticata completamente.

Ormai sono ore che qui dentro e il fatto che stia scrivendo è il sintomo che inizio ad annoiarmi e ad essere teso. Non riesco a concentrarmi per escogitare altre scuse credibili e sento di star come camminando su una lastra di vetro.

Rileggo ancora la lettera trovata e spero vada tutto per il meglio.

Dovrebbe tutto funzionare per come l’ho progettato…

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Appassionato da sempre di gioco di ruolo, intervallo per anni la mia vita tra questi, lo studio e il lavoro. Dopo un periodo come giornalista professionista decido di completare i miei studi laureandomi in storia, mia altra grande passione, e passare alla scrittura. Riciclatomi quale Web Content Editor, comprendo che l'intrattenimento non può essere in alcun modo scisso dal provare delle emozioni ed è qui che nasce l'idea di propormi quale recensore emozionale per Player.it, portando particolare enfasi più sul "cosa suscita un titolo quando lo si gioca" piuttosto che sul classico evergreen "cosa è e come come funziona questo gioco". Il gioco è intrattenimento, l'intrattenimento è emozione, l'emozione è vita.