Avete presente i classici reCAPTCHA che appaiono prima di iscrivervi a qualunque sito web o forum per fermare l’inesorabile avanzata di bot e altri spammer? Marci Robin, abitante della Florida, si è trovata davanti la domanda esistenziale “Sei un robot?” sul foglio da compilare per acquistare una Fiat 500x mentre compilava i moduli di acquisto per il suo nuovo veicolo. Perché mai la domanda era presente sul foglio? Forse la concessionaria della Florida si stava già preparando ad una eventuale invasione di androidi pronti a sostituire gli umani nella vita quotidiana? Eppure l’assistente robotico di Google è ancora una mera voce, imperfetta e in fase di prototipo. Possibile che si abbia già paura che i robot entrano a a fare parte della quotidianità così preponderantemente?

In realtà siamo molto distanti dagli scenari post-apocalittici e fantascientifici dipinti da scrittori come Stephen King, ma vi è una spiegazione molto più semplice e meno tragica. Perché infatti, nel 2018, una donna che si reca ad acquistare un auto dovrebbe compilare tale domanda, circondata da altre persone reali che possono attestarne la presenza in carne ed ossa e non in circuiti e bytes?

Questo è ciò che ha dichiarato a Jalopnik:

Il vendtore mi stava porgendo i vari moduli spiegandomi velocemente di cosa si trattasse ognuno di essi, e alla fine mi ha dato un modulo senza nient’altro scritto al suo interno, per poi dirmi “E quest’ultimo è per assicurarci che tu non sia un robot”. Entrambi abbiamo esclamato “Davvero?” E io non so se sia perché ormai sia abituato a farlo da così tanto tempo che sia diventato normale ma l’unica cosa che ha saputo dire è stata: “Yep”.

Quello che pareva essere un semplice errore di stampa quindi in realtà non lo era, od è stato perpetrato per così tanto tempo da essere diventato normale. Jalopnik ha quindi contattato la concessionaria che ha risposto che “non si tratti di noi” e che “per stampare il modulo successivo quella casella deve essere barrata, quindi lo stampiamo e lasciamo che sia il cliente a barrarla quando viene in concessionaria”.

Un semplice processo automatico che nulla ha a che fare con quesiti esistenziali o altre paure nei confronti della tecnologia, quindi. Ci chiediamo tuttavia se in futuro sarà ancora così e se non avremo davvero bisogno di sottoporre ai nostri clienti un form che ne attesti l’umanità. Già alcune personalità hanno espresso le loro preoccupazioni nei confronti di Google Assistant: è giusto che un robot capace di effettuare telefonate e tenere conversazioni debba essere quasi indistinguibile da una persona reale? Forse è perché il sembrare umano può dare un senso di sicurezza a chi sta dall’altra parte della cornetta, ma in futuro il non poter distinguere chiaramente tra cosa sia umano e cosa invece sia solo frutto di un software automatizzato potrebbe generare non pochi problemi.

 

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