Legacy of Kain: Soul Reaver. L’eredità di Kain è un impero di macerie


Legacy of Kain: Soul Reaver è il secondo gioco dedicato alla saga dell’eredità di Kain.
E come poteva iniziare questo titolo se non con la frase “Kain è idolatrato”? Semplice, non poteva.
Ma qualcosa ci fa subito capire che questo non è quello che ci aspettavamo.

Il filmato introduttivo credo sia una delle cose più “coatte” che abbia mai visto. La prima cosa che feci quando lo vidi fu spegnere la console, riaccenderla, e rivederlo una seconda volta. Tuttora conosco a memoria tutta la narrazione introduttiva e non manco mai di recitarla in pubblico quando mi se ne presenta l’occasione.
E’ letteralmente la cosa più figa che abbia sentito recitare in un videogioco e, sinceramente, la saga di Legacy of Kain ha fra i suoi punti di forza anche questo linguaggio forte, aulico, altisonante eppur barocco e cadente: insomma, “‘na figata!”. Ma torniamo a noi.

Questa musica barocca, pesante, potente che rimbomba nella vostra stanza sarà sovrastata solo dalla voce narrante del nuovo protagonista di questo capolavoro: Raziel. Se eravate pazzi di Kain, non temete Raziel ci metterà davvero poco a conquistarvi.
Le immagini scorrono lente, le note anche, solo Kain tradisce come sempre la sua ira con gesti immediati e frenetici. Raziel no, spalanca le sue ali, piano, una alla volta, a far gustare al suo “signore” tutta la sua magnificenza. Povero Raziel, pagherai per la tua arroganza “Oh, se la pagherai!

“GETTATELO DENTRO!“. Nessuno manca di rispetto a Kain. Nessuno.
La scena dopo è emblematica. Come un novello figlio di Roma non voluto, Raziel viene afferrato dai suoi due fratelli Dumah e Turel e gettato nel grande gorgo acqueo che si è creato al centro di Nostogh a seguito della scelta di Kain di rifiutare il suo ruolo di Guardiano dell’Equilibrio. A sfondo di cotanta brutalità, altissimi e sottilissimi picchi che di vedono in lontananza eruttano costantemente fumo e cenere “cosi da oscurare il sole“, il mortale nemico di un vampiro. Kain ha vinto su tutto, anche sul sole. Il bestiame umano ha perso!

Nosgoth è caduta e nel peggiore dei modi. Il mondo che esploreremo sarà morto, letteralmente avvizzito, in cui la vita è solo un lontano ricordo se non per qualche povero umano che ha fatto della caccia ai vampiri la sua crociata (molto breve come crociata). Il mondo è finito e Kain ne è il responsabile, cosi come è il responsabile dell’averci condannato a anni? Secoli? Millenni di tortura? Esatto, sarà sempre Raziel a dircelo “urlando, mentre fuochi bianchi mi divoravano. Dolore indicibile. Agonia Estrema. Il tempo smise di esistere. Rimase solo questa tortura e un odio sempre più profondo per l’ipocrisia che mi aveva condannato ad un simile inferno.”

Insomma Nosgoth è solo l’ombra di ciò che era quando l’abbiamo conosciuta con Blood Omen e l’unico responsabile è Kain, il suo nuovo tiranno. Mai cosa più logica poteva avvenire: Kain ha scelto la sua vita e la totale distruzione del mondo, ed è proprio da queste prime scene che uno strano sentimento di pervade, non più stati emotivi frenetici, feroci, “caldi“, no, sono toni, cupi, tetri, decadenti, “freddi” cosi come tutto lo sfondo che scorgiamo nei primi passi, un mondo morto, spettrale, distorto.

Non potrete non sperimentare che della Malinconia mentre vi aggirerete per questa Nosgoth-Post-Apocalittica e non potrete non commuovervi quando vedrete la Sala dei Clan o meglio, ciò che resta dei “Pilastri di Nosgoth” dopo essere stati profanati e vandalizzati, financo a trasformare il Pilastro dell’Equilibrio in un macabro Trono, in totale disprezzo del suo ruolo Kain come Guardiano del Pilastro dell’equilibrio.
Si, se l’è proprio legata al dito.

Lungo il corso del gioco apprenderemo fin da subito di essere divenuti degli “spettri-divora-anime” e non più “vampiri succhia-sangue“, ma a noi la nostra nuova condizione di esistenza importerà poco perché non faremo altro che cercare un modo di poterci vendicare su tutte le persone che ci hanno fatto del male ed ovviamente, da bravi stronzi quali siamo diventati, partiremo dal più debole dei nostri fratelli, Melchiah, fino a risalire su, su, la catena alimentare allo scontro finale con Kain.
Zephon, Rahab, Dumah. Tutti i nostri vecchi fratelli cadranno e noi ne assorbiremo i loro poteri divorandone l’anima, perché si, noi non siamo più vampiri ma Divoratori di Anime“. E nostro fratello Turel? Colui che ci lanciò dalla rupe insieme a Dumah. Tranquilli, lo ritroverete…in futuro. MUAHAHAHAHAHAAHAH!

Ma cosa altro avverrà durante il corso del gioco? Scopriremo la vera storia di Nosgoth, quella che non ci era stata narrata. Vedremo antichi luoghi che abbiamo conosciuto in Blood Omen ricordavamo differenti, ora trasformati in cumuli di macerie come la Torre di Nupraptor o le Aule del Tempo di Moebius. Osserveremo la razza umana ridotta a poco più che un centinaio di mortali chiusi in una città, custoditi come bestiame e scopriremo la cosa più tragica di tutte. Kain ha ordinato la totale estinzione del nostro Clan, della nostra famiglia.
Giungeremo presto nel nostro antico territorio e vedremo anche qualche lacero stendardo ancora appeso qui e li ma ad accoglierci non ci sarà nessuno. Siamo soli, la nostra progenie è stata spazzata via per una colpa che non aveva. Un crimine che non ha mai commesso.
Per questo Soul Reaver è un gioco malinconico, perché costantemente ci ricorda cosa abbiamo perduto: il nostro potere, le nostre ali, la nostra famiglia, la nostra vita… Già, la nostra vita. Ehi, un momento, “che vuol dire, la nostra vita?” Te lo spiego subito caro, incuriosito, lettore.

Nel nostro peregrinare raggiungeremo anche un antica Tomba Sarafan (antichi monaci guerrieri che combattevano i vampiri) e qui troveremo delle lapidi con scritti i nostri nomi, TUTTI I NOMI. Kain, in totale disprezzo per il genere umano, saccheggiò dalle tombe i corpi di antichi eroi Sarafan e li trasformò nei suoi figli in un processo necromantico che ci cancellerà loro la memoria.
Raziel, Melkia, Zephon, Rahab, Dumah, Turel, tutti erano eroi Sarafan e Kain li ha trasformati nella loro nemesi. Li ha trasformati in Vampiri. Ha distrutto l’umanità dall’interno, dal ricordo serbato nei cuori degli uomini per i loro “santi” e li ha resi i loro “demoni“.
Dramma in lattina, signori. Basta prenderlo, stapparlo e berlo. E ne sarete inebriati: “tutti insieme creammo le legioni che fecero cadere Nosgoth!

Già… “la storia ha orrore dei paradossi“. Ecco, un altro momento di Malinconia arriverà relativamente subito, quando giungerete nella “Sala dei Clan” (aka”I Pilastri di Nosgoth“) e ci troveremo davanti nientepopodimento che lui, Kain, già pronto a sfidarci con la Mietitrice d’Anime stretta in mano.

Dopo un furioso combattimento Kain ha la meglio su di noi e riesce a colpirci, ma qualcosa avviene. La Mietitrice d’Anime dopo il letale affondo che manderà nel mondo spettrale va in mille pezzi distruggendosi. Noi stessi saremo stupiti da ciò e nemmeno Kain riuscirà a nascondere la sua perplessità, ma ancora più strano è il comparire dell’anima della Mietitrice D’Anime nell’Underworld dove ora anche noi ci troviamo. Il semplicemente sfiorarla la legherà a noi: “Mietitore e Mietitrice indissolubilmente legati per l’eternità!“.
La EIDOS ricolloca ancora una volta la Mietitrice d’Anime al centro dell’attenzione ma non spiegandoci perché. Da questo momento in poi questa lama spettrale sarà legata a noi per tutti i titoli a seguire, divenendo a tutti gli effetti una nostra estensione da cui potremo anche nutrirci.

Un altro momento molto toccante è la parte finale del gioco, in cui attraverseremo le sale del tempo di Moebius ed avremo la possibilità di usarle per scorgere il passato, il presente e… il futuro. Alcune di queste scene rimarranno senza risposta. Vedremo noi stessi colpire Ariel con la Mietitrice d’Anime e ce ne domanderemo il perché, vedremo noi stessi brandire una nuova Mietritice non comprendendone la natura ed in fine, aperta l’ultima porta ce lo troveremo li, ancora una volta.
Mentre attiva delle leve Kain si prende gioco di noi ancora una volta, ci chiede se ci “ha turbato uccidere i nostri fratelli“. La risposta è lapidaria “E tu eri turbato mentre ordinavi di gettarmi nell’abisso?” Come dare torto a che, da bravo figlio adottivo di Kain, ha imparato il valore di “legarsi le cose al dito per l’eternità“. Tale Padre, tale figlio, dopotutto.

Vi lascio con le battute finali tra Raziel e Kain prima dello scontro finale. Sarete ora voi a giudicare il tasso di Malinconia che susciterà quanto si diranno.

“Kain: Finalmente. Devo dire che sono deluso. Speravo arrivassi un po prima. Dimmi, ti ha turbato uccidere i tuoi fratelli?
Raziel: E tu eri turbato quando hai ordinati gettarmi nell’Abisso?
Kain: No, avevo fiducia in te. Nella tua capacità di odiare. Nel tuo giusto sdegno.
Raziel: Tu menti non avresti potuto prevedere niente di tutto questo.
Kain: L’eternità è implacabile Raziel. Quando entrai per la prima volta in questa stanza, secoli fa, non avevo idea del vero potere della conoscenza. Sapere il futuro, Raziel. Vedere i suoi sentieri e percorsi che si aprono come un albero infinito. Come uomo non sarei mai riuscito a sondare queste verità proibite ma ciascuno di noi, adesso, è molto superiore a come era. Guardando il panorama che incornicia le pianure del possibile, non senti con tutto te stesso che siamo ormai delle divinità? E che come tali non siamo più indivisibili? Finché uno di noi vivrà, noi saremo legione. Ecco perché quando devo sacrificare a vuoto i miei figli lo posso fare a cuor leggero.
Raziel: Molto poetico Kain, ma in sostanza mi stai offrendo solo una comoda razionalizzazione dei tuoi crimini.
Kain: queste sale offrono risposte per chi è abbastanza paziente da cercare. Nella tua fretta di trovarmi forse non hai guardato abbastanza. I nostri futuri sono predestinati. Moebius mi aveva annunciato il mio un millennio fa. Ognuno di noi recita la parte che il destino ci ha scritto. Siamo costretti a seguire sentieri già tracciati. Il libero Arbitrio è una illusione.
Raziel: sono stato alla Tomba dei Sarafan, Kain. Il tuo sporco segreto non è più tale. Come hai potuto trasformare un sacerdote Sarafan in un vampiro.
Kain: E come non avrei potuto non farlo. Gli amici vanno tenuti stretti, Raziel. Ed i nemici ancora di più. Non vuoi cogliere l’astrusa bellezza del paradosso? Sarafan e Vampiri sono la stessa cosa. Le nostre guerre sante, la nostra ossessione di dominare Nosgoth. E chi avrebbe potuto servirmi meglio di coloro la cui passione trascese ogni idea di bene e male.
Raziel: Non applaudirò le tue contorte bestemmie. I Sarafan erano salvatori. Avevano difeso Nosgoth dalla corruzione che rappresentiamo. Ora i miei occhi sono aperti, Kain. Non vedo alcuna nobiltà nell’anti-vita che hai barbaramente costretto nel mio recalcitrante corpo.
Kain: Anche se hai scoperto il tuo passato non ne sai veramente nulla. Pensi che i Sarafan fossero nobili o altruisti? AHAHAH, sei un pivello. I loro intenti erano affini ai nostri.
Raziel: Sei perso nel labirinto della tua relatività morale. Questi fantasmi, questi portenti. Che trama stai tessendo ora.
Kain: il destino è un gioco, o no? E tu ora attendi la mia ultima mossa”

L’ultima mossa di cui parla Kain è attivare un portale temporle per fuggirci e noi lo inseguiremo. Dopotutto abbiamo fatto tutta quella strada per ucciderlo, no? Sarebbe stupido farselo scappare ora.

E qui inizia la fine di tutto. Dopo aver attraversato il portale temporale ci ritroveremo al buio. Lentamente una figura ammantata ci si avvicina alle spalle mentre ci parla: “Raziel. Redentore e distruttore. Pedine e Messia. Benvenuto Anima sparsa nei secoli. Benvenuto al tuo destino!”

La Malinconia ha vinto. L’uomo che ci ha raggiunto è Moebius, il Guardiano del Pilastro del Tempo.
Il passato è tornato con tutta la sua forza per insistere sul nostro futuro e noi, ora, siamo solo in balia degli eventi.

Continua…

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Articolo a cura di Andrea De Bellis

Appassionato da sempre di gioco di ruolo, intervallo per anni la mia vita tra questi, lo studio e il lavoro. Dopo un periodo da giornalista professionista decido di laurearmi in storia, mia altra grande passione. Da qui il passo alla scrittura è breve.

Comprendendo come l'intrattenimento non possa essere in alcun modo scisso dal provare emozioni, mi propongo quale recensore emozionale per Player.it, ideando e curando nel frattempo le rubriche "Italy&Videogames", "Interviste Impossibili", "LARP: A Night With..." e "Autori di Ruolo: D12 domande a...", scrivendo il romanzo "Il diario del dott. Flammini" e ideando e lanciando le rubriche "Venerdì Oldies" e "Recensioni Emozionali", sostenendo sempre quanto sia più interessante parlare di "cosa suscita un titolo quando lo si gioca" piuttosto che l'evergreen "cosa è e come come funziona questo gioco".

Il gioco è intrattenimento, l'intrattenimento è emozione, l'emozione è vita.

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