Recensione di Paolo Arturo Tinti

Dopo quasi un anno da quando Junction Point ci ha stuzzicato con quegli inquietanti artwork rappresentanti personaggi Disney robotizzati e atmosfere da incubo, possiamo finalmente mettere mano su Epic Mickey, uno dei giochi più attesi e discussi degli ultimi mesi.
Nonostante le numerose interviste e conferenze stampa tenute da Warren Spector, è impossibile prevedere cosa aspettarsi da questo titolo finché non lo si gioca.
Quest’opera non è il classico gioco di Topolino, ma una sua rivisitazione che ce lo mostrerà sotto una nuova luce, facendoci scoprire “l’altra faccia” dei personaggi Disney.

Oswald the Rabbit vs Mickey Mouse

Il gioco ha una storia complessa e intricata che si apre con un filmato che ci butta subito nel vivo dell’azione, lasciandoci inizialmente un po’ confusi. Solo dopo qualche ora riusciremo bene a inquadrare cosa effettivamente stia accadendo.
Una cinematica d’apertura ci presenta da subito il protagonista: una voce narrante dal tono fiabesco ci racconta di come una notte Topolino abbia scoperto che dietro lo specchio della sua camera si celasse il laboratorio di un misterioso mago.  Il topo, giocando con gli strumenti del mago, fa cascare del diluente su un mondo magico in miniatura, rovinandolo irrimediabilmente. Preso dal panico scappa via, e non mette più piede nel laboratorio fino a dimenticarsene.
Sarà proprio una creatura di quel piccolo mondo a rapire Topolino per portarlo con sé, risucchiando il nostro eroe in una wasteland desolata, abitata da cartoni della Disney dimenticati da tutti.
Spector ha voluto spolverare quei personaggi Disney appartenenti per lo più agli anni ’40, e ha immaginato quale sarebbe stata la loro reazione nel vedere Topolino, eroe ormai affermato e famoso in tutto il mondo. Nel gioco è presente anche Oswald, un personaggio conosciuto solo dai più grandi fan Disney.
Oswald The Rabbit è il primo vero cartone creato da Walt Disney, che è stato completamente oscurato dall’ombra di Topolino, nato un anno dopo, finché il pubblico non l’ha dimenticato e Disney ha smesso di produrre suoi cartoni.
Nel gioco, Spector si è impegnato a immaginare il rapporto tra Oswald e Topolino. Il primo è invidioso del successo rubatogli da suo cugino, e nelle prime sessioni di gioco cercherà in tutti i modi di bloccarlo facendogli affrontare ostacoli e avversità.
In quel suo mondo di cartoni dimenticati, Oswald ha cercato di copiare gli amici di Topolino, creando degli inquietanti robot sosia di Pippo, Paperino e Paperina.

Dark Mickey

Il gioco ha un incipit molto diretto: immediatamente dopo il filmato iniziale si viene buttati nel vivo dell’azione, senza noiosi tutorial né tediose guide. Sarà durante il primo combattimento che si apprenderanno i comandi di base.
Nel gioco sono presenti sessioni di platforming e di combattimento, ma sarebbe una vaga generalizzazione definire Epic Mickey un classico action-platform.
La particolarità del gameplay sta nel fatto che l’azione è incentrata su ciò che Topolino fa con il suo pennello magico, con il quale può spruzzare del diluente o del colore. Il primo distrugge qualsiasi cartone animato con il quale entra in contatto, il secondo “rigenera” parti di cartone mancanti.
Nelle sessioni di platforming il giocatore dovrà capire quali “pezzi” di terreno distruggere e quali rigenerare, per poi compiere i suoi salti e arrivare dove desidera.
Nelle sessioni di combattimento si potrà scegliere se colpire i propri avversari con il diluente, uccidendoli, o con il colore, facendoli diventare propri fedeli alleati, pronti a combattere al vostro fianco.
Nonostante il gioco abbia un inizio abbastanza dinamico, dopo poche ore i ritmi rallentano e abbiamo la possibilità di studiarci per bene come desidereremo proseguire il gioco, scoprendo le forti caratteristiche di free-roaming del titolo.
La longevità del gioco è incrementata da numerose quest secondarie che ne arricchiscono i contenuti, alcune delle quali interessanti e divertenti.
Un altro elemento particolarmente curato del gameplay è la possibilità di mutare la trama del gioco facendo delle scelte.  In alcune situazioni ci si troverà davanti alla scelta di aiutare qualcuno, piuttosto che qualcun altro, oppure di sconfiggere un boss, piuttosto che farselo amico, e così via. Le scelte prese influiscono sullo svolgimento degli eventi e sul modo dei personaggi di relazionarsi col giocatore e condurranno poi a dei finali multipli.
Tramite questo sistema delle “scelte”, Spector ha voluto giocare sul rapporto tra il bene e il male, tra il giusto e lo sbagliato, tra Topolino e Mortimer. Vi chiedete chi sia Mortimer?
E’ il nome che originariamente etichettava Topolino prima che venisse rimpiazzato con Mickey Mouse. Ai tempi dei primissimi cartoni, Mortimer era un topo cattivo, insolente e che amava fare dispetti agli altri cartoni; un’immagine del tutto avversa al Topolino buono e perbenista che conosciamo noi.
Warren Spector, come dichiarato in un’intervista della scorsa estate, ha voluto fare in modo che si potesse giocare un Topolino libero dai soliti vincoli perbenisti dei cartoni neo-Disneyani. Starà al giocatore decidere se giocare come Mickey o come Mortimer.

Un mix tra mostri da incubo e cartoni animati anni ’40

Una delle prime caratteristiche che salta all’occhio è il particolarissimo stile grafico.
Già dai primissimi concept artwork, rilasciati prima dell’ultima E3, era intuibile che Epic Mickey non sarebbe stato il classico gioco di Topolino.
Gli sviluppatori hanno voluto reinventare un Topolino silenzioso, tenebroso e avvolto dal mistero. Allo stesso modo non vedremo i classici personaggi Disney, dalle linee morbide e i colori vivaci. In questo gioco ci viene presentata l’altra faccia dei cartoni animati: vedremo personaggi scheletrici, robotici, dai colori scuri o addirittura in bianco e nero.
Un particolare encomio va agli effetti grafici, curatissimi al dettaglio. Bellissimo l’effetto dato a Topolino, il quale stilla gocce di vernice che “cadono” verso l’alto, invece che finire per terra.
I nemici hanno alcuni un design più simpatico e cartoonesco, altri più spettrale e oscuro. Certi avversari riprendono qualche classico Disney, ad esempio le celebri scope animate di Fantasia, ovviamente reinterpretate in chiave noir, che non esiteranno ad attaccarvi lanciandovi minacciose secchiate di diluente.
Nella nostra avventura visiteremo una decina di ambientazioni, tutte diverse tra loro, caratterizzate da un’atmosfera spettrale, ansiogena e noir, tutt’altro che Disneyana.
Ogni sessione avrà un boss finale a tema e alcuni saranno personaggi a noi già noti.
Le boss battles sono impegnative e soddisfacenti e regalano emozioni forti grazie a combattimenti non intuitivi, nei quali dovremo imparare i pattern di attacco dei nostri avversari, prima di fare le nostre mosse.
Per spostarsi da un’area a un’altra, Topolino viaggerà attraverso dei “teli da proiezione”, che faranno viaggiare il nostro eroe in delle brevi sessioni a scorrimento orizzontale.
Queste sessioni fungono da “giunzione” tra un’area e un’altra e non influiscono con la trama del gioco, sono solo un’occasione per prendere punti. Sono ambientate in cartoni di Topolino anni ’30 e ’40, molte appaiono in bianco e nero, vantano di musiche originali e di un design unico mai visto prima.
 Le cutscenes sono realizzate a cartone animato e sono mute, fatta eccezione per la voce narrante della cinematica d’apertura: i personaggi si esprimono con gesti e mugugni, ovviamente sottotitolati a dovere, e recitano copioni puramente cartooneschi, arricchiti piacevolmente da battute infantili e brevi sketch comici.
I filmati non appaiono con la classica grafica colorata che ci ha sempre mostrato Disney. Viene adottata una scala cromatica molto scura, e l’immagine risulta “sporca” grazie ad un particolare effetto.
Le musiche sono cucite alla perfezione sulla zona che si sta visitando, e riescono a mischiare delle melodie cartoonesche con delle sonorità spettrali, creando così dei motivi (ai nostalgici ricorderanno quelli di Medievil) che si amalgamano alla perfezione con l’atmosfera generale del gioco. La tensione è spezzata dalla musica delle brevi sessioni “vintage” a scorrimento orizzontale, che sono accompagnate da spensierate musichette da cantone animato anni ’40.
Gli sviluppatori sono riusciti veramente a fare un ottimo lavoro nel mischiare il cartoonesco con lo spettrale, dosando i due elementi a dovere.
È piacevolissima l’atmosfera creata dalla contrapposizione tra personaggi buffi e ambientazioni inquietanti, musiche da incubo e canzonette allegre anni ’40, combattimenti all’ultimo sangue e battutine puerili da cartone animato.
Epic Mickey presenta pochi problemi tecnici. Pochi ma fastidiosi.
Il primo che si nota riguarda la telecamera. I controlli per muoverla sono lenti e non sempre precisi: molte volte ci si trova costretti a fermarsi per “aggiustare” l’inquadratura, il che può risultare fastidioso nei momenti di platforming e rischioso durante i combattimenti.
Un’altra seccante imperfezione è rappresentata dalla hit detection approssimativa e mal implementata: capita di venir colpiti quando si è sicuri di stare a debita distanza dal pericolo o, viceversa, il nemico non subisce danno mentre si è sicuri che lo si sta colpendo.

Conclusione

Concludendo posso affermare che Warren Spector, già veterano del settore, ha fatto jackpot, regalando al suo pubblico un nuovo capolavoro.
Il gioco introduce concetti di gameplay originali, una grafica bizzarra e una storia unica. I fan della Disney non possono che rimanere soddisfatti, così come qualsiasi amante dell’action-platform.
Un gioco di questo calibro non potrà che ricevere fior di encomi e sicuramente concorrerà tra le nomine per il Game of the Year.
Fa piacere vedere che alla volta del 2011 ci sono ancora sviluppatori che lavorano col cuore, e che non si piegano alle mode e alle tendenze moderne imposte dal mercato.

Voto: 9 / 10

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