Solar Ash | Recensione (PS4)

Nel 2013, la nascita dello studio californiano Heart Matchine fu il risultato di un vero e proprio dramma personale.

Axl Preston, bisognoso di esprimere le proprie difficoltà e l’esperienza vissuta nella lotta contro un profondo male cardiaco, decise di creare un videogioco che riflettesse il suo trascorso. Un’opera che, ispirandosi alle vecchie avventure di Zelda su SNES, potesse raccontare le vicende di un eroe malato, una storia di sangue e rovine che traducesse attraverso il linguaggio videoludico il significato della lotta contro un male invisibile.

Da ciò fondo il suo studio indipendente, a cui donò un nome che potesse richiamasse il suo trascorso e creò con il suo team questa sua prima opera videoludica, Hyper Light Drifter.
5 anni dopo il successo del suo primo titolo, lo studio Heart Machine torna con un nuova opera originale. Abbandonando la pixel art ma abbracciando, questa volta, un ricercato 3D minimale, continua a riflettere su tematiche come la malattia, l’ineluttabilità della Fine ed il senso di colpa.

L’ultima speranza di un mondo precario

L’Ultravuoto, dove lo Spazio ed il Tempo si rompono

Ci troviamo nell’Ultravuoto, una dimensione apparentemente fuori dallo Spazio e dal Tempo, un buco nero che inghiotte pianeti e civiltà.

Rei, una staffetta del vuoto, con l’ausilio dello Starbreed, un elaborato strumento di una tecnologia futura, deve distruggere l’Ultravuoto per fermare la prossima fine del suo pianeta natale e il disfacimento della sua popolazione.

Ma la sua missione sarà ostruita dalle Vestigia, resti di un passato perduto che impediscono l’attivazione dello Starbreed e che tentano di preservare l’Ultravuoto. Sarà compito di Rei, quindi, liberare i canali dello Starbreed e portare a compimento la sua missione salvifica.

Storie dall’Ultravuoto

Una delle quest secondarie ci farà scoprire i resti di una civiltà di pseudo stregoni.

A differenza della precedente opera, seppur con le sue zone d’ombra e cripticità, la narrazione abbandona l’ermetismo più sfrenato a favore di un racconto che adotta intelligentemente la parola: tra dialoghi, diari e registrazione, la narrativa di Solar Ash si aprirà al giocatore attraverso la scoperta del suo mondo.

A potenziare il racconto della protagonista, con una scrittura più matura e decisa rispetto al trascorso poetico di Preston, troviamo diverse quest secondarie.

Da un pseduo gatto umanoide con problemi di memoria, incapace di accettare un grave lutto, ad uno strambo stregone restio ad abbandonarsi al rito di morte a cui è destinato, fino ai racconti sparsi delle altre staffette del Vuoto disperse

I racconti collaterali con cui Rei si imbatterà hanno sempre al suo centro personaggi che tentano, disperatamente, di lottare contro un dolore causato dalle loro perdite ed il disfacimento che li circonda.

Le quest sono scandite da micro capitoli ed obiettivi, dove ad ogni passaggio verrà rivelato più del personaggio preso in esame.

Gli sviluppatori in ogni linea narrativa, hanno, comunque, premiato la concisione e l’efficacia, senza lasciarsi prendere da alcun tipo di dilatazione.

L’Ultravuoto, tra esplorazione e narrativa ambientale

Ogni angolo di mondo, nell’Ultravuoto, racconta storie di un passato perduto.

La profondità dell’intero corpus narrativo è sostenuta da un eccellente lavoro di level design.
L’Ultravuoto è un piccolo open world formato da ammassi di detriti, resti di mondi perduti e sconnessi, che volteggiano in mari di nuvole.

Il mondo di gioco si racconta continuamente da sé e suggerisce in ogni suo anfratto la precarietà centrale nel racconto.

Tra le svariate sessioni cinetiche, più smaccatamente ludiche, il level design ricerca l’attenzione del giocatore per espandere il racconto dei suoi personaggi e del suo mondo, fondendo con efficacia una narrativa esplicita ad una ambientale.

Il platforming

Lo sviluppo del mondo di gioco avviene anche e soprattutto in verticale

L’open world è suddiviso ad aree, disponibili man mano che si procede con la storia e si debellano le minacce create dalle Vestigia.

Il mondo di gioco premia spesso un platforming tutto verticale: tra palazzi, isole galleggianti e appigli su cui agganciarsi, potremo muoverci liberamente nelle aree alla ricerca di quest secondarie o degli obiettivi principali di gioco.

L’ incedere di Rei nel mondo di gioco ricrea, in ogni suo mossa, i movimenti di un pattinatore.
Accelerare significa, infatti, scivolare sulla superficie, con la possibilità, inoltre, di compiere scatti o rallentare il tempo, in modo tale da trovare appigli dove poter saltare o agganciarsi.

Il Titanismo ed il senso di colpa

L’Ultravuoto è dominato da figure titaniche, chi sono? che ruolo hanno nell’ecosistema del mondo di gioco?

Al termine di ogni area, dopo aver scovato e liberato le zone contaminate partirà lo scontro con la Vestigia guardiana dell’area. Gli sconti con i boss, titanici esseri dalla forma indefinita, portano alla memoria i mai dimenticati scontri di Shadow of the Colossus.

Infatti, i boss sono dei veri e propri segmenti platform viventi, ma dal ritmo estremamente cinetico, vicino ad un rhythm game e quasi opposto da quello del gioco di Ueda.
Il platforming di Solar Ash, soprattutto quello durante le cavalcate sopra i suoi boss, non è cerebrale ma richiede, invece, prontezza di riflessi e tempi calibrati, sbagliare significa cadere e ricominciare la scalata.

Al termine di ogni scontro con il boss, rompendo il topos classico videoludico, il giocatore, invece di ricevere un potenziamento, verrà privato di una barra di vita; a sottolineare, anche in questo caso, un discorso ben preciso teso ad alimentare la drammaticità tematica del titolo.
Come nelle opere di Ueda, il gioco evita ogni forma di trionfalismo nei confronti del giocatore, ma anzi, tenta di instillare il senso di colpa e la consapevolezza dell’atto distruttivo appena compiuto.

L’arte di Solar Ash: colori e musiche


Il rosso ed il viola sono i colori predominanti nel mondo di Solar Ash, ma in fin dei conti è comunque la storia di un tramonto quella che viene raccontata

Dal punto di vista strettamente estetico il mondo di Solar Ash eredità la scelta cromatica di Hyper Light Drifter, ma traslando la pixel art a un 3D tendente al low poly.
Continuamente presenti tonalità violacee e sanguigne, quasi a sottolineare quel fil rouge stilistico di Heart Machine, che mette al centro il sangue e le sue variazioni di rossastro.
La cifra stilistica è stata utilizzata anche dal punto di vista ludico trasformando il collezionabile del gioco nel plasma sanguigno utile per far acquistare al giocatore i suoi potenziamenti.

Per la OST continua la collaborazione tra Heart Machine e Disasterpiece, artista ascoltato già in Hyper Light Drifter, ma anche in altre opere come Fez (qui la recensione), e spostandoci in altri media, nell’horror del 2015, It follows.
Le musiche sono efficaci nello scandire il viaggio etereo di Rei, dal sottolineare la malinconia di un mondo smembrato ad esaltare uno scontro concitato.

Virtuosismi registici e grafici


Centrato o rovesciato, il punto di vista sul mondo di gioco verrà spesso messa in discussione.

Encomiabile il lavoro svolto con la regia e la telecamera, che modifica la sua distanza verso il personaggio giocante in base alla situazione inscritta.

Si allontana per esaltare la maestosità di uno scontro con un colosso o si capovolge per accompagnare una superficie sospesa nel vuoto, o sposa inquadrature fisse per incorniciare uno spaccato dello scenario, in tutti i casi la percezione del giocatore rimane salda e non causa mai confusione.

Infine una menzione particolare lo merita anche il lavoro svolto sulla HUD.
É assente qualsiasi tipo di mini mappa, sono presenti solo alcuni essenziali indicatori direzionali per facilitare il raggiungimento degli obiettivi, ma che saranno visibili solo dopo la pressione di un tasto.

Da encomiare la scelta di premiare sintesi e minimalismo per favorire l’immersione di gioco: l’interfaccia è ridotta ai minimi termini rubando giusto un piccolo spazio in alto a sinistra, per un’interfaccia quanto più priva di elementi extradiegetici

Conclusione

Dopo 5 anni dallo splendido esordio di Axl Preston e Heart Machine, lo studio californiano torna con un gioco diverso dal predecessore, ma capace di comunque di mantenere coerenza e continuità ad un discorso poetico e stilistico consapevole e sempre più maturo.
Tra cinetiche sessioni platform ed un racconto malinconico e disperato, Solar Ash, mantiene fede alle aspettative e crea curiosità per i futuri lavori del suo team creativo.

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