FEZ | Recensione (Nintendo Switch)

Phil Fish è un appassionato di videogiochi come tanti durante la fine del primo decennio dei duemila. Probabilmente non pensava affatto di diventare uno dei nomi più importanti della cosidetta scena indipendente dei videogiochi, giusto nel 2012.

FEZ è uno degli artefici del grande successo dei cosìdetti giochi indipendenti su console e pc, elemento di una wave che potremmo quasi definire come resurrezione indipendente con Minecraft in capo.

Spelunky, Braid, Fez, Super Meat Boy, The Binding Of Isaac sono tutti videogiochi che in un certo senso si possono categorizzare sotto l’icona dei grandi successi che hanno commercialmente trascinato questa nuova nascita del videogioco indipendente che, per la prima vera volta, si affacciava sul mondo mainstream grazie all’aiuto di piattaforme come Steam o Xbox Live Arcade.

Uscito originariamente nel 2012 per PC e Xbox Live Arcade, la popolarità del titolo porto al successo Phil Fish, complice anche la partecipazione a Indie Game: The Movie.
Vediamo insieme quali sono le qualità dietro il successo commerciale dell’opera.

Flatlandia ma tridimensionale.

FEZ è un interessante mix tra platform e puzzle game.
Il giocatore impersonerà Gomez, piccola e simpatica creatura antropomorfa non ben distinguibile realizzata in una splendida grafica bidimensionale (ma guai a chiamarla pixel art, come scopriremo dopo) e animata ancora meglio.

Gomez vive in un remoto villaggio di palafitte in mezzo al mare con la famiglia.
Il mondo in cui Gomez vive è bidimensionale ed è assente la percezione della terza dimensione, andando a richiamare in maniera nemmeno troppo velata le tematiche superficiali di capolavori della letteratura come Flatlandia di Edwin Abbott Abbott.

Un bel giorno però le cose cambiano: Gomez viene interpellato da Geezer, anziano del villaggio privo di un occhio e vecchio avventuriero che gli donerà un Fez e, con l’aiuto dell’esaedro, la percezione della terza dimensione. In seguito alla scomposizione dell’esaedro starà al nostro protagonista andare in giro per il vasto mondo di gioco alla ricerca dei frammenti di cubo, al fine di scoprire cosa si cela nella terza dimensione facendosi aiutare da un piccolo ipercubo chiamato Dot

Il viaggio di Gomez comincerà immediatamente dopo, portandoci a comprendere fin da subito l’importanza di un saggio utilizzo della prospettiva all’interno del mondo di gioco. Tutto il comparto ludico di Fez si basa infatti sulla risoluzione di enigmi ambientali e non della prospettiva.

Si perché nonostante il mondo di Fez sia tridimensionale, la visuale del giocatore risulterà sempre 2D, costringendoci a switchare continuamente tra i vari punti di vista per poter proseguire nella nostra esplorazione.

La risoluzione di enigmi ambientali ci vede giocare con la prospettiva per trasformare due piani distanti in profondità avvicinarsi come magicamente e diventare tutt’uno, in un gioco che richiama titoli come Echocrome o Crush. Il centinaio di schemi che ci saranno messi davanti durante la cinque ore di durata del gioco metteranno pi+ a dura prova il nostro cervello che i nostri riflessi, complice un ritmo di gioco molto compassato che punta sul far appassionare il giocatore all’esplorazione di un mondo di gioco affascinante ed interessante più che ad incalzarlo con sfide sempre più difficili.

Andando avanti con la progressione il giocatore avrà modo di interfacciarsi con meccaniche aggiuntive, tra piattaforme rotanti, minor quantità di dettagli a schermo e piattaforme che vanno e vengono seguendo il ritmo della musica. Tutte queste idee servono per variegare le idee di gameplay, lasciando l’esperienza del gioco sempre accattivante durante la breve durata di un primo Playthrough.

Seconda vita

Quando il titolo finisce inizia davvero il divertimento.
Una volta completato per la prima volta Fez al giocatore viene data la possibilità di utilizzare una visuale in prima persona statica per esplorare con maggiore cura il mondo di gioco.

Questa scelta ha permesso a Phil Fish di nascondere all’interno di Fez diverse tipologie di enigmi, molte delle quali sfondano la quarta parete e chiedono al giocatore un impegno solitamente distante da quello che solitamente troviamo nei videogiochi più commerciali.

Come abbiamo visto nel nostro speciale, Phil Fish per la realizzazione degli enigmi di Fez si è ispirato a titoli come Myst che tanto hanno fatto parlare di sé durante gli anni novanta per la difficoltà e la curiosa natura degli enigmi.

Il risultato finale è senza dubbio interessante, con un videogioco che chiede al giocatore di prendere appunti e ragionare attivamente sul senso di ciò che vede, facendolo reinventare glottologo mettendolo addirittura davanti ad una stele di rosetta.

Tutti questi contenuti diventano chiari al giocatore soltanto dopo aver completato per una prima volta il gioco, quindi di fatto la longevità del titolo finisce per raddoppiare o triplicare, specie se non avete voglia di andare a cercare su internet tutte le informazioni del caso ma volete sfruttare quanto meglio il contenuto della vostra scatola cranica.

Fez è una dichiarazione d’amore in trixel e onde quadre

Passiamo ora a fare quattro chiacchiere riguardante il lato tecnico.
Fez è un videogioco tridimensionale che si comporta e si atteggia a videogioco bidimensionale realizzato in Pixel Art.

Polytron, la software house dietro al titolo, per dare al gioco questo look molto interessante ha lavorato molto sul concetto di trixel, una specie di voxel particolare (per i dettagli vi rimandiamo a questo articolo). Il lavoro e l’impegno sono perfettamente rispecchiati dall’impatto visivo praticamente incredibile, con una grafica incredibilmente carismatica caratterizzata da due elementi che saltano subito all’occhio: l’intelligente utilizzo dei colori e le splendide animazioni che danno vita ai personaggi e al mondo di gioco.

In diverse interviste Phil Fish ha dichiarato come il titolo sia stato sviluppato, anche visivamente, prendendo ispirazione dalle emozioni derivanti dai giochi di Fumito Ueda, senza contare gli skybox che provengono direttamente dalla fascinazione del designer nei confronti di Hayao Miyazaki e i film de lo Studio Ghibli. In più frangenti ci ritroveremo completamente innamorati di quello che vedremo a schermo, specie quando le ambientazioni esulano dagli stilemi classici del worldbuilding per fare spazio a paesaggi alieni incredibilmente affascinanti.

Di enorme pregio è anche la colonna sonora, realizzata dal musicista Disasterpiece, che vira con grande coraggio dalla chiptune a 16 bit che da li in poi sarebbe diventata uno staple delle produzioni indipendenti per approcciare in maniera originale ed atmosferica alla materia.
Disasterpiece sceglie di centellinare le percussioni in favore di una musica atmosferica, capace di evocare in maniera prepotente immagini nella mente di chi gioca, accompagnandosi con intelligenza alle splendide schermate in pixel art dell’autore originale. La colonna sonora riesce ad evitare di suonare come retrò, in favore di uno stile capace di resistere senza particolari problemi allo scorrere del tempo

La versione da noi sperimentata, quella per Nintendo Switch uscita ad Aprile 2021 è praticamente identica a qualsiasi altra versione risoluzione permettendo. Non ci sono rallentamenti di sorta, ne tempi di caricamento estranianti.

Nonostante lo schermo di Nintendo Switch non sia esattamente il modo migliore per godersi la pixel art il sistema di controllo regge perfettamente il colpo, complice anche il pacing tutto fuorché andrenalinico del titolo.

È importante anche sottolineare il fatto che la vibrazione dei joycon aiuta moltissimo i videogiocatori con la risoluzione di determinati enigmi, per cui NIntendo Switch diventa per direttissima la console perfetta per poter esperire le avventure di Gomez e soci.

Alla fine della fiera restano giusto un paio di difetti di cui parlare: Fez è un videogioco che non può piacere a tutti per la sua natura intransigente nel presentare enigmi, presa pari pari da un titolo divisivo alla sua epoca. Se questo non dovesse bastare segnaliamo che, a prescindere da dove lo si gioca, la mappa di Fez è sempre un casino da navigare e rischia soltanto di confondere il giocatore che cerca di completarlo: un peccato sicuramente veniale che però farà arrabbiare i giocatori in cerca di qualche appiglio.

Fez ancora oggi è un videogioco di grandissima qualità, in grado di non invecchiare come gli altri complici il suo design intelligente e le scelte stilistiche che hanno puntato più sulla sostanza che all’apparenza. Questa scelta ha portato a dei contro che rendono il gioco indigesto a determinate tipologie di giocatori ancora oggi: gli enigmi alle volte sono anche troppo estremi per i giocatori moderni, che potrebbero non voler scendere con le regole imposte dal creatore.
A prescindere da ciò, a nostro parere, Fez resta una perla di grandissimo valore, uno di quei giochi che hanno davvero segnato un’epoca e che si merita ancora moltissimo amore, di re-release in re-release.

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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