Battlefield 2042 – La community e Portal non bastano | Recensione PS5

Tu eri il Prescelto! Era scritto che distruggessi la concorrenza, non che ti unissi a loro! Dovevi portare equilibrio negli FPS, non lasciarli nelle tenebre!

Obi-Wan Kenobi dopo aver giocato Battlefield 2042

Se c’è una cosa di cui possiamo essere sicuri quando parliamo di Battlefield è che la serie, nella sua interezza, ha sempre cercato di offrire momenti multiplayer introvabili in altri giochi. Abbattere un Jet con un lanciarazzi, distruggere edifici altissimi, lanciarsi con il paracadute da un grattacielo che crolla: accanto alle voci demolizioni e baldoria, nel dizionario si trova sempre scritto Battlefield e DICE. Ed ogni nuova iterazione dello Sparatutto porta con se quasi sempre quel pizzico di sregolatezza in più. Quasi…

L’ultimo capitolo della serie – che quest’anno vede la collaborazione di Ripple Effect Studios, Criterion Games ed EA Gothenburg – prometteva rivoluzioni sia dal punto di vista del Gameplay, offrendo per la prima volta nella storia del Franchise solo la modalità Multiplayer, che della “Distruttibilità” con i suoi grandi Tornadi e le alterazioni climatiche casuali. Missione compiuta? Meh…

Proiettili per tutti

Ci eravamo lasciati con un grande punto interrogativo a fine del nostro Playtest in anteprima: grafica spettacolare, sangue e sabbia, meteo dinamico e qualche intoppo di troppo. Avendo potuto giocare a Battlefield 2042 al suo pieno potenziale – quindi con server pieni, e non popolati solo da un manipolo di giornalisti e bot – devo ammettere di avere sensazioni contrastanti.

Il nuovo capitolo della serie FPS targata DICE è un Cerbero. Così come il mastino infernale, anche BF2042 ha tre teste: Hazard Zone, Portal e All-Out Warfare che comprende le modalità “classiche” della serie: Conquista e Sfondamento.

Proprio quest’ultima rimane una delle mie preferite perché da effettivamente un senso alla guerra. L’idea di dover respingere gli assalti dei nemici, o al contrario di dover superare le trincee difensive, per poter avanzare nella mappa e rivendicare delle zone lascia quel sapore di guerra sporca che tutti gli utenti cercano in un fps bellico. Si ha, inoltre, sempre la sensazione di avere un obiettivo chiaro nonostante il caos degli scontri a fuoco che infuriano in sottofondo; ci si sente davvero parte di una squadra e, se giocato con cuffie e microfono – ovviamente tramite Discord e affini, visto che DICE ha dichiarato che la chat in-game è obsoleta – il senso di cameratismo che ne deriva è alle stelle.

Resto poco convinto dalla modalità Conquista invece. In questo caso la mappa è “libera” sin dall’inizio della partita e presenta delle zone da catturare per assicurarsi la vittoria.
Le partite giocate in questa modalità sono risultate sempre tanto, troppo caotiche, senza un minimo di intesa di squadra dato che in sostanza la tipologia di sfida offerta da Conquista risulta in un “arriva per primo alla zona, falla tua, uccidi qualsiasi cosa cammini nelle vicinanze”. In sede di Beta poteva sembrare carino perché i server erano poco popolati, ma ora su 128 giocatori ci sono in game 256 carri armati e la cosa diventa estenuante da sopportare. Respawn in game e boom, arriva un missile che ti colpisce in pieno.

Vivi, spara, muori, rivivi, ripeti.

Diverso il discorso se avete un team alle spalle – o se semplicemente giocate con gli amici – ed avete trovato un modo per liberarvi dei Carri. Li le cose possono farsi più interessanti, anche se questa, per me, è la modalità di Battlefield 2042 da giocare con il classico taccuino alla mano per fissarsi gli obiettivi facilmente raggiungibili. Ci si deve far largo attraverso la calca di 128 giocatori – e fidatevi, da soli non è facile – altrimenti il gioco risulta facilmente noioso ed opprimente.

Variegata è l’analisi della modalità Hazard Zone, in cui 32 giocatori divisi in squadre di 4 membri l’una competono per estrarre il maggior numero possibile di unità dati da una zona di guerra, avendo a disposizione solo due finestre di estrazione. Qui c’è da fare un distìnguo: la modalità è bella, appagante e lascia tanta libertà di azione al plotone, ma – ricollegandoci al Cerbero in apertura – è anche un cane che si morde la coda.

Completare l’estrazione dei dati, e quindi riuscire ad utilizzare una delle due finestre messe a disposizione, permette di incassare crediti utili a migliorare l’equipaggiamento di partenza di ogni partita. E fin qui ci siamo. Non sfruttare, invece, le finestre di uscita risulta in una bruciante sconfitta e zero crediti in saccoccia. Va da se che senza upgrade vincere delle partite risulta sempre più difficile – dato che gli scontri a fuoco con gli altri team e con la IA sono soventi in partita – e questo può portare ad un repentino abbandono dei server per questa modalità.

Gioca, raccogli i dati, perdi la finestra di estrazione. Ripeti.

Poi c’è Battlefield Portal, il vero Game Changer. La modalità che porta avanti tutta la baracca. Sin dal suo annuncio è stata la modalità che ho pensato avesse il maggior potenziale: modalità, mappe, armi e skin specialisti provenienti dai Battlefield passati possono essere mescolati in un’unica partita: immaginate di giocare con gli eroi di Battlefield Bad Company sulla mappa “Manifest: Caju Operation” di BF3. Beh potete farlo!

E se volete cimentarvi in qualcosa che possiate definire vostro, l’HUB di creazione per la comunità è aperto a chiunque abbia un account EA. Un semplice login da browser ed il mondo DICE sarà vostro. La navigazione tra i menù è facile ed intuitiva, e l’editor consente di scegliere tutti i parametri possibili al fine di creare la migliore mappa di Battlefield Portal esistente. Dalle regole speciali, al numero di giocatori, alla rotazione mappe: siete voi a decidere.

Il bello ed il cattivo tempo

Purtroppo non tutti i problemi possono essere risolti dall’impegno della Community, ed uno su tutti riguarda le mappe di gioco.
Colpo d’occhio spettacolare, distruttibilità ad altissimi livelli come da tradizione, la feature del meteo dinamico che può ribaltare le sorti di una intera partita se non ci si presta attenzione ma, c’è un ma gigantesco. Spesso e volentieri non ci sono abbastanza ripari e questo risulta in un All-Out Warfare – proprio come il titolo della modalitàche dura pochissimi secondi.

Ahimè le nuove mappe Gargantuesche di Battlefield 2042 sembrano non essere pensate per adattarsi a tutte le modalità di gioco. Da un lato è facile ritrovarsi nella modalità Conquista a dover correre da un punto di controllo all’altro senza possibilità di ripararsi se non dietro piccole – ma piccole – rocce, diventando così preda di un qualsiasi cecchino o raggruppamento di nemici; stesso discorso se si utilizzano i mezzi, sempre tanti e dispiegabili istantaneamente con una semplice pressione dei tasti dorsali del pad: si va più veloce si, ma si è sempre preda degli assalti coordinati.


D’altro canto, come scritto qualche rigo più su, il colpo d’occhio è fenomenale. Sono rimasto estasiato da come la mappa “Deriva” permetta di sfruttare i ghiacci e le cisterne petrolifere a proprio vantaggio per danneggiare carri nemici e scatenare incendi permanenti, così come giocando su “Clessidra” passiamo dalle sabbie del deserto di Doha – ed i suoi tornado di sabbia – alla città ricca di grattacieli. Se la partita gira bene tutto ciò restituisce non solo un bel paesaggio dinamico, ma anche una entusiasmante battaglia.
Il punto è che servirebbero, in ogni caso, delle coperture in più. Qualcosa dietro cui ripararsi e raggrupparsi per far cerchio ed organizzare una strategia di gioco, altrimenti la storia è sempre quella: vivi, spara, muori, rivivi, ripeti.

Anche gli specialisti, le diverse classi di personaggi del gioco, si differenziano solo sulla carta. In alcune modalità sembra completamente indifferente quale personaggio voi o chiunque della vostra squadra porti in battaglia. A parte l’aspetto, l’unica cosa che li rende “unici” è una singola abilità: il rampino di Mackay, il drone da ricognizione di Casper, Boris con la sua torretta sentinella e la pistola spara-siringhe di Falck. Il resto dell’equipaggiamento lo decide il giocatore. Ecco quindi che se vi sentite assaltatori ma volete la sicurezza di poter resistere a più colpi nemici potete tranquillamente optare per Falck come specialista in modo da sfruttare la sua pistola curativa ed equipaggiarla di tutto punto per affrontare carri armati.

A differenza dei precedenti Battlefield non vi sono restrizioni sul tipo di arma ed equipaggiamento per ogni personaggio, quindi anche la definizione di “Specialista” lascia il tempo che trova e si riconduce ad una semplice Skin.

Su PlayStation 5 a livello prettamente visivo il gioco viene riprodotto con una risoluzione pari a 1260p con frame rate tecnicamente a 60 fps. Dico tecnicamente perché non sono rari alcuni cali di frame rate che vanno ad influire anche sul sistema di mira che, così come nella Beta, avrebbe bisogno di una rinfrescata visto che l’arma tende sempre a compensare la dispersione dei colpi con un rinculo poco prevedibile e poco controllato.

Ultima, in ordine di tempo, critica da fare è al sistema di collisione.

Mappe grandi e distruttibili richiedono tempo ed attenzione ai dettagli e, probabilmente, in DICE non sono stati tutti molto all’erta. Un fastidioso quando inusuale glitch permette, infatti, di entrare nelle texture di alcuni palazzi e di nascondersi all’interno così da avere una visuale sul mondo esterno e poter sparare liberamente agli altri ignari giocatori. No bueno.

Considerazioni Finali

Riponevo alte speranze in Battlefield 2042.
Speravo che potesse portare una ventata d’aria fresca nel mondo degli FPS ormai direzionato verso le modalità Battle Royale – Vedi CoD Vanguard che comunque rientra nel calderone di Warzone – ma, al momento, non è così. Grafica spettacolare e meteo dinamico non possono bastare a salvare un prodotto che deve fare affidamento alla modalità Portal ed alla community per dare il meglio di se. I bug ed i glitch che affliggevano la Open Beta non sono stati completamente risolti e, in maniera molto onesta, mi tocca dire che forse era meglio ritardare ancora l’uscita del gioco per poter presentare a tutto il mondo un qualcosa di completo e spettacolare come ci si aspettava.
Battlefield 2042 non è da buttare, sia chiaro, ma ha bisogno di tempo.
È come un giovane calciatore che prima di arrivare in prima squadra deve maturare esperienza; tutto sta nel capire se il pubblico avrà voglia di aspettare che sbocci.

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Articolo a cura di Michele Giannini

Gioco ai videogames sin da quando erano caricati su floppy disk ed il gamepad per eccellenza era il Microsoft Sidewinder.
Da li in poi è stato un susseguirsi di cartucce in cui soffiare, joypad, console ed aggiornamenti di sistema.
Sono un tech-dipendente, con un passato nel mondo dei GDR - ah, quante serate passate a giocare a D&D - nonché musicista mancato.
Leggo libri e fumetti e seguo tante, forse troppe, serie tv che persino i miei arretrati hanno gli arretrati da recuperare.
Mi piace smontare e rimontare cose, e prima o poi la Morte Nera Lego sarà mia!

Gioco principalmente su PS5 ed Xbox Series S... Se vuoi giocare con me qui ci sono i link ad miei account, aggiungimi agli amici!

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