Scarlet Nexus – Recensione dell’action gdr psionico di Bandai (PS4)

recensioneps4 di scarlet nexus

Bandai Namco confeziona un action gdr in stile anime con un combat system che si basa su poteri psionici da padroneggiare e il forte legame tra i personaggi che formano il party. Una trama sci-fi e nemici dal design unico completano il pacchetto.

Scarlet Nexus è il ritorno al più classico gioco di ruolo d’azione di Bandai, dopo un breve sopralluogo che l’azienda giapponese ha operato nel mondo dei souls con il suo Code Vein. Sarà stato un ritorno felice? Scopritelo leggendo la nostra recensione.

È comparso un Estraneo

New Himuka è una città del Giappone che ha vissuto tempi migliori, il futuro ha reso possibili scoperte scientifiche straordinarie, soprattutto nel campo della biologia umana. Nel cervello di alcune persone, infatti, è stato scoperto un ormone che se attivato è in grado di scatenare in loro abilità psioniche potentissime.

Ma come abbiamo detto, a New Himuka il futuro non è solo ologrammi e insegne al neon, ma anche e soprattutto l’invasione degli Estranei, creature grottesche provenienti da chissà dove che distruggono tutto ciò che incontrano. Qualche momento migliore, dunque, per sfruttare appieno le capacità psioniche di certi individui? Nasce così la FSE, un corpo di forze speciali addestrate a combattere gli Estranei.

All’inizio del gioco, siamo chiamati a scegliere tra due personaggi: Yuito Sumeragi e Kasane Randall, il primo è il figlio di uno dei fondatori della FSE, la seconda è una giovane ragazza che fin da subito si è distinta sul campo di battaglia. Le storie dei due protagonisti si intrecciano svariate volte durante l’avventura, dando al giocatore due punti di vista differenti, ma sempre focalizzati su una guerra che si dimostrerà più personale di quanto essi immaginassero.

Scarlet Nexus presenta una narrazione spiccatamente in stile anime (con tanto di opening ogni volta accediamo al gioco), con una trama che viene proposta al giocatore sia sotto forma di classiche cutscene sia di dialoghi e schermate a mo’ di visual novel. In questo secondo caso, la narrazione ci è parsa un po’ più statica, ma qui entrano in gioco i gusti personali: se siete amanti degli anime e di come questi propongano storie e personaggi, allora nulla vi risulterà fuori posto, se invece preferite uno stile meno… otaku… la storia potrebbe risultarvi più pesante da seguire.

In linea generale, Scarlet Nexus utilizza gli stilemi classici degli anime sci-fi presentando un pizzico di introspezione, trasformazioni drammatiche e il cliché che ci mette contro i nostri stessi alleati in alcune fasi dell’esperienza, attraverso espedienti narrativi che convertono una causa comune in un motivo di scontro. In quanto a maturità dei disegni e delle situazioni, siamo su buonissimi livelli, pur non raggiungendo mai la cupezza di produzioni come Ergo Proxy e Psycho-Pass.

Un gdr psionico

Che vi piaccia o meno lo stile anime, ciò che vi metterà d’accordo è il combat system. Il punto forte della produzione Bandai è senza dubbio quello, e meno male ci permettiamo di aggiungere, visto che stiamo parlando comunque di un gdr d’azione in cui raramente starete fermi.

In primo luogo, Scarlet Nexus funziona come la maggior parte dei giochi di ruolo, con personaggi che hanno delle statistiche potenziabili livellando, acquisendo abilità e trovando equipaggiamento migliore. Su quest’ultimo punto va detto che ci sentiamo in diritto di ritenere il gioco un gdr più soft, meno soggetto al ritrovamento di loot potente e utile per le battaglie successive. Le armi migliori possono essere acquistate presso i negozi ambulanti che fanno anche da checkpoint, mentre il massacro dei nemici, oltre a punti esperienza e soldi, non offre la gratificazione di trovare nuovi strumenti da usare in combattimento.

Gli exp points sono chiamati punti neurali e possono essere spesi sulla mappa neurale, un albero delle abilità classico che consente di imparare abilità di combattimento, di supporto e di miglioramento delle tecniche in proprio possesso.

Come in ogni gdr c’è un party che può essere modificato in qualsiasi momento, in modo da sfruttare al meglio le caratteristiche di ognuno, inoltre a ogni personaggio di supporto può essere affidato un compito come “attaccare senza sosta”, “mantenersi sulla difensiva” o “attaccare nemici sempre diversi”. Variare queste impostazioni permette di far adeguare l’IA al proprio stile di gioco. Un altro metodo per migliorare le stat è aggiungere dei plug-in che incrementano attacco, difesa, potenza dei poteri, etc.

SAS System e annientamento neurale

Il combat system ha tante frecce al suo arco. Il giocatore ha modo di usare attacchi di base ravvicinati, ad area e aerei e, ovviamente, la psicocinesi, il potere psionico che accomuna Yuito e Kasane. Con la pressione del grilletto destro, gli oggetti dello scenario possono essere raccolti e scagliati verso il nemico lockato, azione che fa diminuire la barra PSI da tenere sempre piena attaccando corpo a corpo. Questo induce il giocatore a non rimanere mai in attesa, ma a combinare attacchi base e poteri psichici per poter avere sempre energia psionica a sufficienza.

Con il grilletto sinistro, invece, possono essere raccolti solo oggetti specifici che vengono messi a disposizione del giocatore durante alcune battaglie e le boss fight. Questi fanno più danno soprattutto se si completa un QTE. I nemici, oltre la barra degli HP, possiedono la barra neurale, se questa viene azzerata con combo potenti sui punti deboli e poteri che vanno ad attaccare le loro vulnerabilità, il giocatore può compiere l’annientamento neurale, un colpo speciale e visivamente spettacolare che può uccidere il nemico istantaneamente.

La meccanica più interessante del combat system di Scarlet Nexus è però il SAS, grazie al quale Yuito e Kasane possono assorbire, tramite collegamento neurale, i poteri degli altri componenti del party. Acquisendo un’abilità, sarà consentito anche combinare più di un potere alla volta. Il nemico è debole all’elettricità ed è troppo veloce? Elettrocinesi + Ipervelocità lo metteranno a bada. L’Estraneo è invisibile e debole al fuoco? Chiaroveggenza + Pirocinesi e non sarà più un problema. In basso a destra, un pratico menù mostra i poteri disponibili che il giocatore può assorbire premendo R1 (RB) + il tasto frontale corrispondente.

A queste dinamiche si aggiunge il Brain Drive, una modalità d’attacco che si attiva automaticamente dopo aver compiuto varie azioni in battaglia, rendendoci più forti e veloci. Su PS4, la versione da noi giocata per la recensione, il frame rate è bloccato a 30 fps che garantiscono prestazioni adeguate a un’esperienza così frenetica, infatti non abbiamo notato cali di prestazione evidenti durante la nostra run. Il gioco scorre fluido per tutta la sua durata che si attesta sulle 15 ore a campagna. Dunque, se volete giocare sia con Yuito sia con Kasane, 25/30 ore sono assicurate, più quelle da spendere in missioni secondarie.

Tutto bello e divertente, dunque, senza intoppi? Non proprio, ora dobbiamo iniziare a picchiare un po’ anche noi. Le problematiche ci sono e sono in taluni casi delle ingenuità che potevano essere evitate o limate. La telecamera, ad esempio, non sempre riesce a seguire bene l’azione, costringendoci a movimenti e cambi di inquadrature repentini per capire cosa stia succedendo.

Dobbiamo fra notare, inoltre, che i dungeon non sono la quintessenza della libertà di movimento, molti di questi sono veri e propri corridoi e non mancano muri invisibili che nel 2021 fanno davvero impressione. Altro problema da rilevare è il riciclo degli scenari, infatti, capiterà di dover riattraversare più e più volte lo stesso dungeon in momenti diversi dell’avventura. Anche la mappa in game ci è parsa poco precisa.

Il gameplay rimane divertente e godibile, ma se Bandai avesse aggiustato queste pecche, lo sarebbe stato ancora di più.

Chi trova un amico trova un potere

Il SAS, come abbiamo detto, è la meccanica più interessante e riuscita del gioco perché permette di combinare i poteri dei componenti del party, ma se volessimo una maggiore efficacia di questi in battaglia? È possibile ottenerla completando gli eventi legame, missioni che si attivano nel rifugio, tra un capitolo e l’altro, parlando con i nostri alleati. Questo sistema ricorda vagamente quello presente in Yakuza: Like A Dragon.

Più è alto il livello di legame con un personaggio più questi interverrà in battaglia, ci salverà curandoci e sbloccherà abilità uniche. Gli eventi legame sono perlopiù cutscene in cui siamo impegnati in confidenze, passeggiate e appuntamenti in locali di New Himuka o prevedono missioni abbastanza brevi di combattimento.

Un design “mostruoso”

La cura per le location in Scarlet Nexus ha degli alti e bassi, con i centri cittadini che offrono al giocatore un colpo d’occhio notevole, grazie a un’estetica cyberpunk molto ben definita che è stata ben miscelata da Bandai alla cultura giapponese, e ambienti più periferici, invece, che sembrano fare solo da sfondo alle battaglie, messi in piedi con meno ricercatezza, pur mantenendo uno stile gradevole alla vista.

New Himuka, nello specifico, è piena di colori che però appaiono, per motivi narrativi, più sbiaditi perché l’accanita minaccia degli Estranei ha portato anche distruzione, facendo sprofondare la città in un clima post-apocalittico che viene spezzato costantemente dalle luci delle insegne in forma di ologrammi. L’esplorazione della mappa cittadina ci ha ricordato la serie Yakuza, ma, ahinoi, abbiamo dovuto constatare che il livello di interazione è davvero molto molto basso.

A parte parlare con alcuni cittadini e accettare le missioni secondarie, non è possibile fare quasi nulla. Dimenticatevi dunque i minigiochi folli dei titoli di Ryu Ga Gotoku Studio o di poter entrare in ristoranti e sale giochi. Dal punto di vista narrativo, questa penuria di attività è coerente perché il mondo è in perenne allerta, dunque, l’attività principale è la guerra agli Estranei, però una maggiore interazione, ben inserita nella storia, non ci avrebbe infastidito di certo.

Ciò che invece ci ha davvero colpito in positivo è il design dei mostri. Questi sono grotteschi e particolarmente strani, raramente abbiamo visto dei nemici di tale forma e natura. Il punto in comune degli Estranei è avere parti del corpo ricoperte di fiori, piante, frutti e rami, come se la natura fosse diventata un parassita. Tra i primi mostri che abbiamo affrontato ci sono letteralmente dei bouquet di rose con le gambe e i tacchi a spillo (una variante floreale delle infermiere di Silent Hill), abbiamo avuto poi uno scontro a muso duro con alci giganti le cui corna sono rami intrecciati e durissimi, e non possiamo certo dimenticare quando, una volta distrutto il guscio di metallo di alcune creature, abbiamo scoperto che questo proteggeva un succoso … fico… sì, il frutto.

Commento finale

Scarlet Nexus è un action gdr piacevole da guardare e godibile da giocare grazie a un combat system divertente e stratificato, ma che può essere padroneggiato in pochi minuti. L’annientamento neurale e il SAS System sono meccaniche convincenti, i poteri psionici sono ben diversificati e il gioco scorre fluido su PS4. Le ingenuità però ci sono e non permettono al titolo Bandai di raggiungere un livello più alto nonostante il sistema di combattimento all’altezza e l’ispiratissimo design degli Estranei. Una telecamera non sempre sul pezzo, muri invisibili, dungeon troppo lineari e scenari riciclati sono pecche che pesano un po’ sul responso finale.

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Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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