ALTDEUS: Beyond Chronos | Recensione (Oculus Quest)

Copertina artistica di ALtdeus, con tutti i protagonisti

“Houston, abbiamo un problema”.

Essendo io il fortunato responsabile VR di player, quando abbiamo ricevuto in redazione un gioco con il 95% di review positive non ho potutto dire di no (non in senso lato, proprio non ho potuto).

Perché avrei dovuto, vi chiederete voi, e come non capirvi. Il problema è che ALTDEUS: Beyond Chronos è non solo l’ultimo capitolo di una serie che conosco molto poco e su cui ho dovuto indagare molto, ma anche perché non è un gioco, è una visual novel in pieno stile giapponese con decine di ore di dialoghi introspettivi e avatar stile anime con il seno più grosso del mio pancione da alcolizzato.

Insomma, un qualcosa di totalmente alieno a me.
Mi sono sentito un poco in soggezione nel recensirlo, e a dire il vero anche un pò boomer, e come sempre quando qualcosa sembra troppo bello per essere vero, alla fine non lo è stato.

Ma non è stata del tutto colpa mia….

Il “gioco”

Pronti via e la prima cosa che noto è che l’avatar che impersono è quello di una ragazza. Per molti giocatori il cambio di genere può non essere una novità, ma ho sempre giocato ogni gioco come “me stesso” nei limiti del possibile, e trovarmi per la prima volta all’interno di un corpo femminile in VR è stato tanto inaspettato quanto strano.

Guardare il mio corpo e trovare un seno, per quanto coperto e cartoonizzato, è stato un piccolo elettroshock che faccio fatica a spiegare.
Non riesco a capire quale sensazione sia, ma mi ha lasciato una sensazione, e tanto basta.

Parlando invece della narrativa, l’esperienza si svolge nel più classico dei Giapponi futuristici, e la vivremo nei panni di Chloe, un sorta di umano artificiale futuristico. Ma che Giappone sarebbe senza la solita storia di robot e alieni? Membro di un gruppo militare di difesa terrestere chiamato Prometheus, Chloe si troverà a guidare uno dei numerosi robottoni denominati Makhia, con lo scopo di salvar la terra dall’invasione di enormi alieni invasori di nome Meteora. Insomma, quanto di più classico si possa immaginare per questo genere.

La schermata prima della battaglia…. Urla proprio guerra, eh?

Se però sperate di trovarvi in azioni mozzafiato rimarrete delusi: il ruolo dei combattimenti è pressoché nullo, e anche quando vi troverete finalmente ad impugnare le armi, il tutto si risolverà in pochi secondi e con una ben poco soddisfacente serie di interazioni.

Ma non è detto che sia un male, anzi.
Il combattimento non è il punto centrale di ALTDEUS e non ha mai voluto esserlo.
Il prodotto – perché gioco faccio fatica a chiamarlo – è più basato sulla storia personale di Chloe, sui motivi per cui odia tanto i Meteora, e sul cercare di far empatizzare il giocatore con la storia in essere.

La maggior parte del tempo si esploreranno le emozioni, i ricordi, i “luoghi” di Chloe, si vivranno le sue emozioni e si sceglierà come la sua storia dovrà concludersi. Il tutto si potrà compiere svolgere perfettamente seduti o comunque in posizione comoda, senza doversi muovere di scatto o nello spazio. I combattimenti sarebbero stati fuori luogo.

Procedendo cautamente senza spoiler, devo sottolineare come la narrativa sia scritta da manuale, in ogni accezione del termine. Ogni frase è carica di tanta, troppa enfasi, come se da ogni dialogo dipendesse la fine del mondo. Il risvolto positivo è che diventa quasi impossibile distaccarsene, finendo per empatizzare con la protagonista volenti o nolenti.

Una scrittura da manuale, si, ma nei pieni canoni del genere, la quale porterà a moltissimi momenti introspettivi e a dei dialoghi che approfondiranno molto i sentimenti di tutti quelli intorno a noi, umani o meno che siano.

Tecnica

Creare qualcosa di bello in realtà virtuale è sempre difficile, ed è ancora più difficile quando si ricerca uno stile così particolare come quello di ALTDEUS.

La visual novel però riesce in pieno a creare degli avatar convincenti in puro stile classico anime, una bellezza e varietà di stili che si sposano benissimo con alcuni scenari, ben definiti e ricchi di elementi, e molto peggio con altri, dalle texture povere e poco definite, quasi abbozzate. In generale quasi tutti gli ambienti hanno degli elementi interessanti, ma riescono sempre ad avere qualche cosa che fa dire “questo poteva essere fatto molto meglio di così”.

Diverso il discorso per l’audio: il doppiaggio inglese è di altissima qualità, le voci sono perfettamente calibrate per i personaggi, i suoni d’ambiente gradevoli e danno una sensazione di profondità. Manca però una colonna sonora forte che sostenga il gioco nei suoi momenti più cruenti, un tratto in cui si poteva forse fare qualcosa di più.

Certi scenari, a paragone con gli avatar, proprio non si possono vedere

L’affinità con la VR di questa visual novel è senza dubbio alta: gli sviluppatori hanno saputo adattare molto la narrativa ai contesti immersivi, creando un sistema di dialoghi ad hoc che non solo si sposa meravigliosamente con il visore senza provocare glitch visivi, ma che consente ai giocatori di compiere chiare scelte sul proseguo della storia.

E sono proprio le scelte, e la maniera in cui sono gestite, uno dei punti forti di ALTDEUS: vista la sua peculiarità come gioco, gli autori hanno “osato” inserire un sistema, chiamato Ariadne, che consente al giocatore di tornare indietro ad un momento preciso della storia quando lo si desidera, potendo così cambiare direzione ed intraprendere un cammino diverso senza dover per forza rigiocare tratti interi.

Qualcosa che i puristi delle storie con cammini multipli probabilmente non apprezzerebbero, ma che rende semplice scoprire tutte le diramazioni della storia senza aggiungerne pesantezza.

Una cosa particolarmente strana è che alcuni difetti sono così palesi che viene da chiedersi perché non siano stati sistemati. Il principale è senza dubbio il continuo sbattere di palpebre come mezzo per effettuare le transizioni di scena: è fastidioso al limite dell’irritante, e viene utilizzato anche quando si sarebbero potute utilizzare transizioni meno invasive.

Anche la chat, ancorata all’interfaccia utente quando muove la testa, è una spina nel fianco. Si può disabilitare, ma poi si perde l’unico elemento utile per capire quando continuare coi dialoghi (che di default non sono automatici). Alcuni piccoli peccati veniali che crediamo saranno risolti col tempo, ma che al momento danno un fastidio non da poco.

Dopo aver passato ore all’interno del mondo di ALTDEUS: Beyond Chronos ho capito, con un poco di fatica, perché quel 95% di recensioni positive ed il secondo posto nella classifica dei giochi più apprezzati su Oculus Store, ma ho anche capito perché non dovrebbe esserci. ALTDEUS è un gioco che solo poche persone possono apprezzare, ma se pensate di poterlo essere, allora per voi sarà una esperienza fantastica, probabilmente la miglior esperienza che proverete in VR.

Questo messaggio è chiaro da qualsiasi trailer, e se non siete quel tipo di persona difficilmente sperimenterete ALTDEUS. Quando avevo recensito Gloomy Eyes avevo sperato con tutto me stesso di aver nuove esperienze “cinematografiche” in VR, ma non è questa la direzione che personalmente avrei voluto vedere. ma resta il punto: questo non è un film in 3D, non è un gioco, è una visual novel con un DNA ben preciso e un suo pubblico. Se siete quel pubblico, sarete entusiasti, altrimenti, meglio spendere in altro.

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Articolo a cura di Riccardo "The Gametist" Galdieri

Da bambino non riuscivo ad addormentarmi senza che mio padre si mettesse vicino a me a giocare al PC. Per forza di cose, negli anni, ho fatto mio questo amore, divorando tutto ciò che poteva stare su un Floppy. Crescendo, questo amore è diventato una professione: ad oggi sono un Freelance Game Developer (con esperienza nell'ambito della gamification legata ai beni culturali) e dottorando in Interazione Uomo-Macchina per ambienti virtuali immersivi alla Scuola Superiore Sant'Anna.

Quando non faccio follie come guidare una vecchia macchina da Londra alla Mongolia, vivo di videogiochi. Li creo, li studio, li recensisco.

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