Nexomon: Extinction | Recensione (Nintendo Switch)

Ultimamente si stanno affacciando sul mercato numerosi monster collector, giochi ispirati allo stile di gioco dei vari titoli della saga principale di Pokémon, ma ognuno con la propria identità più o meno originale. Nexomon: Extinction, sviluppato da VEWO Interactive e distribuito da PQube, fa parte proprio di questo parco titoli ispirati al celebre franchise giapponese.

Nonostante l’umile realtà del brand di Nexomon, composta per il momento da due titoli di cui uno nato mobile, il nuovo capitolo Extinction si fa rispettare in maniera più che dignitosa, presentandosi su PC, Nintendo Switch e altre console con un forte carattere nonostante le molte similitudini con Pokémon. Spieghiamo di seguito nel dettaglio punti di forza e punti deboli di questo titolo.

La difficile convivenza tra umani e mostri

In sostanza, se pensate di trovarvi davanti a una copia qualunque di Pokémon vi sbagliate di grosso. Sarà proprio la trama il primo punto di contatto che vi farà intuire le grandi potenzialità di Nexomon: Extinction. Quella che viene raccontata in questo capitolo è una storia matura, piena di sfaccettature e colma di colpi di scena, per non parlare dei numerosi personaggi ben caratterizzati e delle striature umoristiche che spezzano in modo divertente l’umore disfattista e apocalittico generale.

La fine dei tempi di Nexomon: Extinction

Ma come, apocalittico? Sarà mica la solita manfrina alla Pokémon dove il team malvagio di turno risveglia una creatura antica e leggendaria molto potente?
No.
Fin dai primi minuti di gioco Nexomon: Extinction chiarisce subito che il suo mondo è pericoloso e che l’umanità è sull’orlo dell’estinzione a causa proprio dei Tiranni, mostri molto antichi e potenti che discendono da Omnicron, il malvagio Re dei Nexomon.

Nei panni di una nuova recluta della Gilda dei Domatori, il giocatore comincerà la sua avventura proprio nel bel mezzo di una catastrofe, tra viaggiatori dimensionali, tentativi di rapimento, complotti, Draghi potentissimi e Tiranni risvegliati. La narrazione di Nexomon: Extinction tocca vette molto alte grazie anche ai suoi colpi di scena, alcuni telefonati ma ben orchestrati, altri invece del tutto inattesi e sorprendenti.

Coco e il suo sarcasmo che rompe la quarta parete di Nexomon: Extinction

I ragazzi di VEWO Interactive si sono davvero impegnati in questo aspetto del gioco, cucendo anche alla perfezione i ruoli di alcuni personaggi. Uno in particolare, Coco, la spalla comica del giocatore, è il simbolo del travolgente umorismo che qua e là traspare dal titolo. È praticamente impossibile non simpatizzare per lui con le sue continue rotture della quarta parete… e per giunta è anche un gatto antropomorfo!

L’eredità dei Pokémon

I monster collector, o i pokémon-like che dir si voglia, sono un sottogenere dei JRPG con un forte accento sul collezionismo e sulla costruzione di un party di combattenti dalle ampie possibilità di lotta, e Nexomon: Extinction alla base non è da meno: il giocatore è un ragazzino che parte all’avventura per catturare i mostriciattoli tascabili che trova nell’erba alta.

Ci sono molti elementi che richiamano proprio i giochi Pokémon delle origini, dalla visuale top-down con la grafica 2D e i personaggi chibi, allo stile di gioco vero e proprio tra movimenti in sole 4 dimensioni e combattimenti serrati con altre creature e altri Domatori. In entrambi i casi, nella grafica e nello stile di gioco, Nexomon: Extinction cerca comunque di distanziarsi con una resa artistica modernizzata, animazioni fluide e piccole innovazioni del genere che fanno una modesta figura. La cattura dei mostri, per esempio, non è una banale scelta di un menù, ma un quick-time event condizionato da diversi fattori, primo fra tutti la memoria occhio-pollice del giocatore. Altre gradite inclusioni sono il crafting delle Nexotrappole, le Poké Ball triangolari del mondo di Nexomon, e i poteri speciali ereditati da un elemento di gioco che non vi riveleremo per evitare spoiler, e che in sostanza sostituiscono le vecchie MN di Pokémon.

Lancio di una Nexotrappola per catturare un Nexomon

La massiccia quantità di boss fight inoltre aumenta la difficoltà del titolo di per sé già elevata rispetto ai tradizionali giochi Pokémon, ma è da considerare, purtroppo, un’arma a doppio taglio in quanto mal bilanciata: a volte questi combattimenti si riveleranno davvero ardui poiché richiederanno che i livelli dei propri Nexomon siano di poco inferiori a quelli dei mostri da abbattere, per questo il grinding sarà via via sempre più inficiante nell’esperienza di gioco e rischia di annoiare il giocatore.

Un altro punto a sfavore è purtroppo l’elemento collezionistico. Sebbene i Nexomon in gioco siano molti e vari, la maggior parte è composta da creature un po’ anonime di cui dimenticheremo presto nomi e peculiarità, anche perché al di là di statistiche ed estetica non ci sono altri elementi caratteristici tranne che per alcune tipologie di Nexomon, ossia i Draghi e i Tiranni. Ma anche qui il gioco, nonostante ponga visibile fin da subito il tipo di rarità dei mostri, rende riconoscibili solo i tipi elementali (Erba, Fuoco, Acqua, e così via) ma non le tanto chiacchierate tipologie “Tiranno” o “Drago“. Anche le animazioni dei mostri, per quanto fluide, non caratterizzano per niente i mostriciattoli, rendendoli degli animaletti colorati qualunque.

Evoluzione di un Nexomon

Nel compendio dei mostri non c’è modo di capire in che zone trovarli e la navigabilità dei menu di questo specifico elemento di gioco è molto ristretta, portando a far diventare il collezionismo un’operazione macchinosa. Anche i combattimenti, in fin dei conti, non hanno una chissà che profondità e per questo motivo risulteranno ben presto poveri di varietà se non per il grado di sfida sempre molto elevato. Dal lato sonoro infine non c’è molto da dire, le musiche sono buone e sempre contestuali mentre gli effetti di gioco fanno il loro sporco lavoro senza problemi. Sarebbe stata gradita qualche funzionalità touch su Nintendo Switch.

In definitiva, nonostante le belle novità Nexomon non riesce a tenere il passo del suo genitore Pokémon, ma ci si aspetta che magari in futuro approfondisca questi punti di forza per presentare al pubblico un’offerta di gioco più ricca e completa. Nel frattempo è comunque un’esperienza di gioco molto gradevole, magari dosata a piccole sessioni di gioco per non incappare in lunghe sezioni di grinding.

Conclusioni

Nexomon: Extinction è un divertente monster collector con poche idee vecchie ma ben realizzate e una spruzzata di modernità; alcune di queste idee, però, avrebbero necessitato di una cura maggiore, doverosa se si vuole fare concorrenza al capostipite del proprio genere, ossia Pokémon. Ciò nonostante, Nexomon mostra umilmente la sua forte identità con trovate di gioco divertenti, una storia degna di essere chiamata tale e un umorismo travolgente. Titolo consigliato a tutti gli appassionati collezionisti di mostri, ma da giocare a piccole dosi se non si vuole soffocare troppo nel grinding.

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Articolo a cura di Alessandro Colantonio

Game designer in erba e chitarrista a tempo perso. Nasce all'ombra del Vesuvio nel 1991, muove i suoi primi passi nel mondo dei videogiochi su un Windows 95 all'età di 5 anni, e diventa presto un Allenatore di Pokémon.

Bazzica tra radio web e band durante i suoi studi universitari tra Napoli, Roma e Milano, per diventare un mittente di mail professionista per annunci di lavoro che non avranno mai risposta.

Prima di approdare a Player.it si è distinto nella fan-community di Pokémon Millennium diventandone rapidamente editorial supervisor e simultaneamente PR, garantendo alla redazione del portale un flusso costante di videogiochi per Nintendo Switch da recensire.

I suoi generi preferiti sono i gestionali, gli strategici, i tattici e i GDR. Tuttavia, essendo un accumulatore seriale di videogiochi, cerca sempre di giocare ogni titolo che gli capita sotto mano.

Ha una perversione per le pratiche fandom, i cani e la birra artigianale. Adora D&D, va in ira e carica.

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