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Pubblicato in: Recensioni

Genshin Impact | Recensione (PC)

Genshin Impact è un titolo che tanto ha fatto parlare di sé ancor prima di approdare sul mercato. Piuttosto note sono le vicende di un tizio che ha immolato la propria Playstation 4 per dimostrare lo scontento che provava nei confronti di Genshin Impact, colpevole di essere molto simile a The Legend Of Zelda: Breath Of The Wild almeno ad una prima occhiata.

Noi di Player.it ci abbiamo anche fatto uno speciale sopra, analizzando in rapidità i punti di contatto e le enormi differenze che sussistono tra i due giochi. Stavolta è tempo di prendere Genshin Impact nel suo complesso e di passarlo sotto la lente d’ingrandimento della recensione, per capire quanto questo titolo sia meritevole di attenzione e quanto invece sia meritevole di essere chiamato la brutta copia di breath of the wild.

Dati questi presupposto alziamo il sipario e facciamo partire la sigla.

Oh no, delle waifu.

Genshin Impact è un action adventure con mondo aperto palesemente ispirato a The Legend Of Zelda Breath Of The Wild con una grafica ispirata al mondo dell’animazione giapponese. Lo studio MihoYo, noto già agli appassionati di mobile games per Honkai Impact 3rd, ha profuso un impegno mastodontico nella realizzazione del comparto tecnico che specie su PC assomiglia a produzioni più ambiziose come il “recente” Code Vein.

Meno plauso per il character design che, nel tentativo di essere quanto di più popular esista sulla faccia della terra, finisce per essere una rimescolanza continua di seni prosperosi, visi accattivanti, capelli colorati e corpi praticamente impossibili.
Se si è fan dell’animazione giapponese indubbiamente non si avrà che gioia e felicità nell’osservare ciò, se si è invece alla ricerca di un videogioco con uno stile quantomeno originale l’unico consiglio che possiamo dare è quello di scappare a gambe levate.

Il character design dei personaggi giocabili è molto derivativo mentre possiamo tranquillamente glissare completamente il discorso riguardante i personaggi secondari, macchiette prive di personalità sparse qua e la nel mondo di gioco per adempiere ai compiti più variegati.

Il character design dei mostri invece mostra in modo chiaro e cristallino le influenze zeldiana prese da Genshin Impact, senza però averne lo stesso appeal. Il concetto di derivativo ben si applica a questo ambito specifico, con avversari che si rifanno per fattezze e per natura a boblin e guardiani ancestrali. La delusione è abbastanza forte, per quanto ci riguarda, ma non ci stupisce visto il valore produttivo medio delle avventure anime style comparse sul mercato negli ultimi anni.

Azione nipponica.

Molto molto meglio va dal punto di vista prettamente ludico. Genshin Impact si lascia giocare che è uno splendore. L’interfaccia utente del titolo è abbastanza chiara e si lascia navigare abbastanza bene attraverso l’utilizzo del joypad. In Genshin Impact il nostro personaggio (o meglio i nostri personaggi) avranno un parco mosse non particolarmente variegato che ben si adatta all’esplorazione del grande mondo di Teyvat.

Le terre di Teyvat si aprono fin da subito al giocatore che non ha bisogno di strumenti o oggetti esclusivi per esplorarle. Tolta la fauna locale che potrebbe essere di livello di molto superiore al nostro, il giocatore ha libertà d’azione praticamente assoluta fin da subito e può divertirsi ad esplorare ciò che preferisce senza problemi.

Quest’esplorazione non è del tutto fine a sé stessa visto che essa determina il rank avventura con il quale il gioco sblocca progressivamente i capitoli della narrativa.
Il prologo, ad esempio, è ciò che i giocatori con adventure rank < 10 possono giocare, il capitolo 1 è per quelli con AR tra 10 e 15 e così via. L’adventure rank si aumenta aprendo casse, esplorando nuove zone, sbloccando waypoint, completando templi e così via; una meccanica interessante che premia l’attività principale (e più divertente) presente nel titolo.

I templi delle divinità rappresentano, all’atto pratico, dei veri e propri dungeon da affrontare col proprio party. Questi non presentano enigmi ambientali particolarmente complicati e sono più blocchi di stanze generate quasi casualmente dove affrontare frotte di nemici nel mentre si va alla ricerca dell’uovo di drago che funge da ricompensa finale.

Il sistema di combattimento si basa sull’utilizzo di attacchi semplici, attacchi elementali (ogni personaggio ha il suo elemento) e attacchi finali caricabili a suon di botte. Gli elementi reagiscono alle componenti dello scenario, mischiandosi in una versione molto semplificata di ciò che accade in Divinity Original Sin 2.

È possibile ghiacciare i corsi d’acqua, dare alle fiamme il legno, spandere l’elettricità con il vapore e così via. Queste caratteristiche aggiungono un interessante layer di complessità che farà la felicità dei minmaxer e degli smanettoni di statistiche, rendendo però ancora più confusionarie le battaglie.
Se cercavate un battle system profondo e stratificato magari avete trovato pane per i vostri denti, se quello a cui puntavate era la tecnica conviene tornare su Honkai Impact 3rd.

Online o Offline: un dilemma shakespeariano.

Iniziamo a parlare delle cose che invece Zelda (fortunatamente o sfortunatamente) non ha. Genshin Impact è un videogioco free to play (e questo è cosa buona) che fa dell’esperienza multigiocatore e del suo essere un prodotto in divenire un vanto (e questo ci potrebbe anche stare).

Il titolo possiede, al momento di questa recensione, ventotto personaggi sbloccabili. Questi personaggi possiedono tutti la loro personalità distinta, le loro armi, il loro elemento e vanno ottenuti attraverso le meccaniche tipiche del gacha game (molto male). Questo significa che per poter esperire della complessità del titolo sarà necessario tirare fuori dindini sonanti dal proprio portafogli o grindare cose per ottenere le risorse necessarie all’acquisto di un particolare tipo di lootbox.

Il gioco è stato chiaramente strutturato per essere un titolo dalla lunga coda contenutistica, con il classico loot colorato tipico dei Gaas e pieno di casse e oggetti che si possono trovare facendo raid istanziati o contenuti di questo genere.
Se consideriamo che la struttura base del gioco rimane comunque solida e divertente per una buona ventina di ore c’è solo di cui essere felici, visto anche il prezzo in ingresso che risulta nullo, ma i giocatori più attenti e desiderosi di direzione potrebbero non trovare uno scope sul lungo termine in un gioco del genere.

Ammettiamo con tristezza di non aver provato il comparto multigiocatore per mancanza di compagneros per l’occasione. Ci riserviamo il diritto di aggiornare questo contenuto in futuro per integrare un paragrafo su ciò.

L’unico problema che ci sentiamo di segnalare, di fatto, è il suo essere un videogioco sostanzialmente single player adattato (anche con dovizia di particolari) al mondo dei titoli multigiocatore. La presenza di una narrativa non particolarmente interessante, unita alla presenza delle meccaniche multigiocatore, dona al titolo un appeal un po’ sghembo.

Genshin Impact si era presentato come il novello Breath Of The Wild ma è finito per essere un più strambo Assassin’s Creed Odissey Anime Edition. Il titolo è ludicamente solido, dotato di un buon comparto tecnico e di un divertimento innegabile e finisce per stranire giusto a causa delle sue componenti multigiocatore, inadatte al pubblico occidentale e in generale non perfettamente per incasellate all’interno del gameplay loop. Ci sono ampie possibilità di miglioramento in ogni caso, dovute alla natura gaas del titolo che lo potrebbero rendere maggiormente appetibile anche per noi vecchi bacucchi del gaming.

Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia. Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante. Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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