Mini Recensione | Speaking Simulator, che fatica essere umani

speaking simulator copertina
Affable Games si propone come pionere di una nuova scienza linguistica con Speaking Simulator. L'abbiamo provato per voi.

Intorno al diciannovesimo/ventesimo secolo Ferdinand de Saussure poneva con le sue ricerche le basi della linguistica moderna e la relativa branca dedicata alla fonetica come sostanza dell’espressione.

Con gli anni la lingua ed il modo di parlare si sono evoluti arrichendosi di neologismi e prestiti che metterebbero in crisi persino i fratelli Grimm, ma nel 2020 Affable Games si propone come pionere di questa materia grazie a Speaking Simulator.

GLaDOS il logopedista

Che fascino!

Immaginate per un momento la voce di GLaDOS, ora immaginate che voglia conquistare il mondo infiltrando un robot dalle fattezze umane al pari di un replicante ma con le stesse capacità logopedistiche di quando il dentista vi anestetizza la faccia. Ecco in Speaking Simulator sarà compito nostro manovrare la bocca del nostro amico robotico per poter affrontare 10 situazioni in cui cercare di convincere gli umani di non essere degli automi.

Le descrizioni dei livelli sono oro.

La cosa che fa più ridere è che per quanto noi cercheremo di sforzarci nell’utilizare un linguaggio consono a situazioni come appuntamenti, funerali o discorsi politici, gli umani dall’altro lato si esprimeranno con la stessa eloquenza di The Sims creando un divertentissimo contrasto e rimanendo sempre esterrefatti dalle nostre capacità.

Dimenticatevi delle fricative

D E B O L I

Speaking Simulator si avvale di pochi e semplici comandi: la levetta analogica destra muove le labbra per articolare le vocali mentre la levetta sinistra manovrerà la lingua per premere tre pulsanti situati nella bocca che ci permetteranno di emettere gli altri suoni. Seguendo le indicazioni sullo schermo potremo quindi progredire nei dialoghi cerando di essere quanto più fluidi (e credibili) possibile, ma attenzione perchè sbagliare pulsante o metterci troppo tempo a scandire le parole farà andare in corto circuito il nostro robot alzando l’indicatore di sospetto degli interlocutori.

Dopo ogni missione verremo ricompensati con punti sociali che ci faranno salire di livello, ogni avanzamento ci ricompenserà con valute da spendere nel quartier generale per potenziarci la bocca con tecnologie sempre più avanzate. Grazie ad essere saremo più credibili aprendo l’accesso ai comandi per le espressioni facciali, essere più credibili naturalmente aumenterà la dose di impegno necessaria a portare a termine la nostra missione. Dovremo quindi pensare anche a manovrare occhi, sopracciglia e angolatura della bocca creando così le più svariate combo da eseguire in una vera e propria corsa contro il tempo.

Che fatica essere umani

La sincerità paga sempre

Portare a termine ogni singola frase, per quanto divertente, trasmette un vero senso di fatica quasi come se stessimo manovrando una complessa macchina fatta di leve e pulsanti che però si muove come l’atleta di QWOP, la cordinazione mano occhio sarà fondamentale per poter seguire tutte le indicazioni a schermo che compariranno tutte in una volta.

men in black alieno testa
Io dopo ogni livello.

Conclusione

C’è da ammetterlo Speaking Simulator è divertente ma non brilla come speravo. Dopo i primi livelli in cui sblocchiamo le funzioni aggiuntive il gioco diventa leggermetne monotono e soprattutto non esce mai dai binari imposti. I diversi scenari proposti per narrare la nostra scalata al potere sono ben pensati ma non rappresentano una sfida crescente (ok che gli umani sono fondamentalmente stupidi) e dovremo quasi impegnarci per fallire una missione e vedere i vari guasti tecnici subiti dal robot. Insomma il titolo si presta molto bene ad una serata balorda tra amici o per uno streaming leggero sul vostro canale ma una volta finiti i 10 livelli non ha un’alta rigiocabilità. Sarebbe stato carino avere almeno una modalità libera dove poter provare a creare i nostri discorsi o magari più opzioni tra cui scegliere durante i livelli.

speaking simulator karen
Nonostante i vari meme Karen è un personaggio molto positivo.
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Articolo a cura di Diego Del Buono

Classe 1992 Studente di lingue cresciuto a pane e videogames, dalla Super Nintendo a tutta gamma Playstation. Nel 2007, scoperto l'online gaming con World of Warcraft, il suo interesse per il mercato videoludico è cresciuto a dismisura. Il suo sogno è di trasformare la sua passione per i videogames in un lavoro.

Proprio parlando di WoW, spesso lo troverete su Twitch con il suo canale Ilvecchiojameson.

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