Recensione Song of Memories (PS4)

Titolo di Song of Memories


A circa due anni dal suo rilascio in Sol Levante ed uno solo dalla versione occidentale su Steam, finalmente Song of Memories vede la luce anche sulla console ammiraglia di Sony. Questa peculiare Visual Novel con alle spalle ben 4 anni di sviluppo travagliato era prevista anche per Switch, ma il porting per la console di Nintendo è stato cancellato ad inizio Gennaio per problemi tecnici.

Detto ciò, vediamo immediatamente cosa ci serba Song of Memories, se sia un prodotto dalla qualità valida e, soprattutto, se la storia che vuole raccontarci riuscirà a catturare la vostra curiosità.

Un piccolo Angolo di Paradiso in un Mondo nel Caos

 

Screenshot che ritrae alcuni dei protagonisti di Song of Memories festeggiare in un ristorante

 

Il gioco è ambientata in un futuro prossimo non ben precisato, dove un misterioso virus simile alla rabbia sta colpendo indiscriminatamente molti paesi del globo, generando parecchi problemi e seminando il terrore tra la popolazione. Al momento dell’avvio del gioco, uno dei pochi paesi non ancora colpiti da questo misterioso virus sarà proprio il Giappone.

Il protagonista della Visual Novel è un ragazzo al secondo anno di liceo giapponese, Minato Kamishiro, che vive la sua vita giorno per giorno assieme alla sorella minore e agli amici d’infanzia. Costretto a convivere con la prematura scomparsa dei suoi genitori, due scienziati morti in un incidente aereo, è col tempo diventato “l’uomo di casa” ed ha assunto un comportamento piuttosto maturo per la sua età, cosa che si rispecchia nei suoi pensieri e monologhi.

Gli altri personaggi e probabili interessi amorosi di Minato sono per l’appunto:

  • Fuuka, la sua sorella minore adottata in segreto dai genitori, dal carattere vivace, mascolino e permaloso, ma in realtà matura e forte abbastanza da vivere da sola col fratello ed aiutarlo nelle faccende di casa;
  • Kanon, un’amica d’infanzia malata fin dalla tenera età che ritorna nella sua città natale ad inizio gioco dopo numerosi anni trascorsi in America per delle cure speciali, cordiale e gentile con tutti;
  • Yuno, altra amica d’infanzia di Minato e Kanon, futura campionessa di ginnastica artistica, idolo di ragazzi e ragazze della scuola e dall’entusiasmo contagioso;
  • Satsuki, alunna del terzo anno di liceo all’apparenza fredda e distaccata, segue religiosamente Yuno per farle rispettare i suoi allenamenti ed odia profondamente qualunque ragazzo si avvicini ad ammirare le prodezze della campionessa;
  • Natsume, timidissima alunna del primo anno con molti problemi relazionali che inizia ad interessarsi a Minato ed alla sua compagnia, senza apparente motivo;
  • Makoto, petulante compagno di classe di Minato, interessato quasi esclusivamente ad ingraziarsi le prosperose fanciulle con scarsi risultati;
  • Akira, una misteriosa donna che afferma di lavorare per il servizio sanitario della città, ma che secondo Minato e gli altri nasconde qualcosa;

 

 

Il cast non brilla certo per originalità e profondità caratteriale, ma vi è comunque un sapiente uso degli stereotipi tipici del drama e della comedy visti nella maggior parte degli anime moderni, che intrattengono mediamente il giocatore avvezzo a questo tipo di stoty telling senza annoiarlo troppo.

Con il susseguirsi degli eventi e prestando una discreta attenzione, si è invece incentivati a scoprire i retroscena di tutti i personaggi, che stranamente risultano tutti quanti ben integrati all’interno della storia, con segreti e colpi di scena non sempre prevedibili.

Proprio la storia, infatti, si rivela esser il punto più forte della produzione: dopo circa un mese in-game di avvenimenti e siparietti tipici delle più varie visual novel, il gioco passerà alla fase successiva, un’intensa parte drammatica che sconvolgerà notevolmente le vite di tutti i personaggi, e varierà a seconda della route legata all’interesse amoroso scelto, spesso con differenze sostanziali.

A parte qualche rivelazione un po’ troppo “casuale” e fantasiosa, la maggior parte della storia è coerente con se stessa e risulta piacevole da seguire.

Dungeon Crawling, Idol Giapponesi e Rhythm Game

 

Screenshot da Song of Memories che ritrae l'intero gruppo delle Dream 4 You

 

Le sorprese non sono però finite qui. Poco dopo l’inizio del gioco, infatti, verrà introdotto un misterioso gruppo di Idol virtuali, le Dream-4-You. Inizialmente le cinque ragazze, ognuna caratterizzata da un colore particolare come delle vere majocco, non offriranno altro che conversazioni extra e siparietti più o meno divertenti.

Il loro scopo si concretizzerà con la comparsa di misteriosi mostri che attaccheranno il gruppo di ragazzi dopo una serata trascorsa insieme. Questi mostri, apparentemente indistruttibili, potranno essere fermati unicamente con il potere delle Dream-4-You, scaturito dalle loro potenti melodie curative

Qui si cela la seconda gimmick del titolo, ovvero un rudimentale sistema di combattimento RPG basato su un semplicistico Rhythm Game. Ogni Idol avrà dalla sua un elemento, ed ogni mostro sarà più o meno suscettibile ai nostri attacchi elementali.

Le Idol accresceranno di livello dopo ogni combattimento, e con esso anche la possibilità di eseguire potenti canzoni combinate. Con ogni canzone dovremo premere i tasti frontali del pad seguendo il ritmo musicale, e a seconda del livello e della potenza della canzone aumenterà anche la difficoltà dell’esecuzione.

 

 

Il combattimento svolgerà una parte essenziale anche negli ultimi tratti dell’avventura, dove dovremo affrontare numerosi boss parecchio più forti rispetto ai normali mob incontrati precedentemente.

Il più delle volte, infatti, potremmo accedere ai “Good Endings” solamente se riusciremo a sconfiggere tali boss. L’unico modo per farlo, però, sarà un eccessivo grinding per livellare le Idol e le loro canzoni, cosicché potremmo avere una chance contro i terribili mostri finali. 

Nonostante la superficialità di questo sistema di combattimento, il Rhythm RPG rimane un piacevole diversivo che spezza di parecchio la monotonia generale dei lunghi dialoghi tipici di una visual novel.

 

Quando la parte “Visual” supera quella della “Novel”

 

Screenshot da Song of Memories che ritrae Akira combattere contro un gruppo di infetti

 

Ultimo fiore all’occhiello di Song of Memories è certamente il comparto tecnico. Non solo ogni tipologia di dialogo è completamente doppiato da un cast decisamente buono, ma l’intera esperienza è anche animata e risulta pertanto molto più vicina ad un anime interattivo che ad una Visual Novel vecchio stampo.

Grazie al nuovo animation tool 2D “E-Mote” che anima in tempo reale il viso ed i movimenti di quasi tutti i personaggi del titolo, il team di sviluppo Future Tech Lab è infatti riuscito a rendere parecchio più piacevole la lettura/ascolto dei dialoghi, che rimangono comunque non particolarmente entusiasmanti nella maggior parte dei casi.

Vi è inoltre una gigantesca quantità di eventi, route, scene d’intermezzo, dialoghi e route extra che in una prima run verranno irrimediabilmente persi. Fortunatamente è presente una Chart-Log, una sorta di tabella che terrà conto di ogni nostro progresso ed eventuale diramazione, e che potremo utilizzare in qualunque momento per rivedere e modificare le nostre scelte, livellare con le Dream-4-You o più semplicemente ottenere tutti gli eventi possibili per completare le route ed il gioco.

 

Screenshot da Song of Memories che ritrae la spiegazione della Chart-Log

 

Il character design dei personaggi, oggettivamente ben realizzato, potrebbe risultare eccessivamente “moe”  per molti, e spesso si sente la mancanza di alcuni background o la realizzazione di scene apposite in alcuni eventi speciali. Durante la run sono comparsi anche una manciata di bug, come un lip sync mal sincronizzato e dei testi sovrapposti ad altri, ma tutti molto isolati e non particolarmente seri.

Sottotono invece è il comparto musicale che, oltre a due opening e le canzoni da battaglia delle Dream-4-You in stile J-Pop, non contiene altre tracce particolarmente memorabili.

In Sintesi

 

L’idea dietro a Song of Memories di miscelare diversi generi non solo a livello di story telling, ma anche a livello di “gameplay” è decisamente positiva ed il suo tentativo merita di esser riconosciuto. La realizzazione risulta purtroppo esser troppo semplicistica e rudimentale, specialmente se si va ad analizzare la superficialità del sistema di combattimento, ma la storia generale per lo più interessante, un cast di personaggi non eccessivamente stereotipato e un incredibile comparto grafico che mostra il futuro dell’animazione 2D nel genere delle Visual Novel sono tutti punti che innalzano la qualità generale del titolo. L’acquisto, sebbene l’attuale prezzo di 35 euro sia un pelo eccessivo, è consigliato agli amanti del genere che vogliono godersi una storia non troppo impegnativa ma interessante, a chi apprezza un tentativo d’innovazione del genere e per chi non ricerca unicamente materiale eroge in questa tipologia di titoli.

 

 

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Articolo a cura di Riccardo Liberati

Classe 1997, cresciuto immerso dai libri, cartoni e videogiochi, ho sempre desiderato e provato fin dalla tenera età a creare storie fantasiose che rendessero un po' più brillante la mia vita monotona.

Ho trascorso l'infanzia in solitaria, giocando a quanti più titoli possibili, spaziando dai vecchi J-RPG di Square Enix fino ai più violenti sparatutto su PC, non disdegnando nel frattempo RTS, platform e giochi di corse automobilistiche.

Alle superiori riesco finalmente ad aprirmi e a trovare dei compagni con i miei stessi gusti e sogni, e capisco che non amo tanto i videogiochi, quanto la cultura ed i messaggi dietro di essi, gli stessi che ho sempre trovato nei libri, film e qualsiasi altro tipo di medium artistico.

Inizio a lottare per questo concetto scrivendo all'impazzata ed accrescendo la mia cultura ancor di più, sia attraverso la scuola che attraverso gli incontri e le persone d'ogni giorno. Questo bel sogno finisce con l'arrivo all'università, periodo peggio di qualsiasi film horror che abbia mai visto e che mi costringe a mollare tutto e rifugiarmi nella mia Fortezza della Solitudine per tre anni, perdendo interesse e linfa vitale per qualsiasi cosa.

Nel frattempo ho lavorato in numerosi settori, dall'aiuto vendita al libraio al tutor privato, e nel 2018 inizio a scrivere per Player.it, il mio primo incarico ufficiale come giornalista videoludico e che mi ha formato moltissimo sia nell'ambito dei videogiochi che in quello della scrittura basilare.

Oggi ho ripreso a studiare grazie alla scelta repentina ed irrazionale di iscrivermi alla Scuola Holden di Torino, luogo da cui vi scrivo, abbandonando casa per la prima volta ed il luogo natale di ogni mio piccolo successo e grande fallimento. La mia speranza? Quella di poter riuscire a trovare una strada ben delineata, facendo quello che mi piace fare senza dovermi sottomettere a nessuno

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