Battlefield 1 – Recensione


Articolo a cura di Pietro Gualano 


Nel corso degli anni il mercato videoludico è stato letteralmente invaso da titoli dedicati alla seconda guerra mondiale, serie come Call of Duty, Battlefield, Medal of Honor hanno fatto la storia appassionando e coinvolgendo milioni dei giocatori. Sfortunatamente non possiamo fare il medesimo discorso per la prima guerra mondiale e il motivo è presto detto: il bene e il male sono molto più difficili da individuare (sappiamo che in un’ottica storica questo è un discorso atroce, ma parlando di videogiochi ha pienamente senso), i protagonisti sono molto meno noti al grande pubblico e le armi utilizzate nel conflitto non sono molto adatte ai gameplay frenetici e veloci che vanno molto di moda oggi. 

La prima guerra mondiale, tuttavia, ha avuto un peso assolutamente determinante per l’Europa e per il mondo e, come sappiamo, ha sostanzialmente gettato le basi per quello che sarebbe successo nei trent’anni successivi. Stiamo parlando di un conflitto diventato famoso per la guerra di posizione, per la vita nelle trincee, per i folli ordini di comandanti impreparati pronti a mandare a morire i loro uomini in un assalto disperato.

Oggi siamo qui per parlare di Battlefield 1, uno dei pochi giochi (pochissimi parlando di AAA) a trattare questo particolare periodo storico. EA ha evidentemente deciso di intraprendere una strada diametralmente opposta a quella che sta percorrendo la principale serie concorrente e, almeno per ora, questa scelta sembra essere azzeccata a livello di marketing: tutto sarebbe vano però senza un prodotto di qualità eccellente, in grado di raccontare una guerra sconosciuta ai più divertendo al tempo stesso i fan storici degli sparatutto. Battlefield 1 ha le carte in regola per imporsi? Per scoprirlo non vi resta che leggere la nostra recensione.


 

Avanti Savoia!

 

Partiamo dall’analisi di una componente che, sebbene non sia centrale, è generalmente apprezzata da molti fan del franchise Battlefield: il single-player. Leviamoci subito il pensiero e mettiamo in chiaro le cose: non stiamo parlato di una storia indimenticabile, ma di una serie di “cortometraggi” di un’ora circa che portano il giocatore a viaggiare sui fronti principali del conflitto. La durata non è soddisfacente (stiamo parlando di poco più di sei ore) ma la qualità dei singoli capitoli è sicuramente sorprendente. I personaggi coinvolti, alcuni noti altri meno, sono stati caratterizzati bene e gli sviluppatori si sono sforzati al massimo per trasmettere quella sensazione di dramma, dolore e paura che i soldati provavano al fronte: quest’ultimo aspetto è evidente in particolare nei colori scelti, nelle animazioni facciali, nelle musiche e nelle situazioni narrative.


E’ facile realizzare scene di guerra con momenti toccanti, ma il team di sviluppo con questo Battlefield 1 non si è mai ridotto a proporre sequenze banali o scontate, puntando invece su storie originali e intriganti. Non ci troviamo di fronte a un capolavoro di scrittura, sia chiaro, ma la campagna single-player di Battlefield 1 riesce a fare il suo dovere (durata a parte) intrattenendo il giocatore e proponendo storie toccanti.

Storicamente parlando il livello è quello che è, inutile girarci troppo intorno: ci sono diverse imprecisioni ma non abbiamo riscontrato clamorosi stravolgimenti o errori grossolani… Gli appassionati di storia in cerca di un gioco sulla prima guerra mondiale forse rimarranno leggermente delusi dal momento che, sostanzialmente, ci troviamo spesso e volentieri a massacrare interi gruppi di nemici senza nemmeno un graffio, ma questo era ampiamente prevedibile. 

Non abbiamo apprezzato molto la scelta di dividere la campagna in più capitoli distinti con personaggi diversi, avremmo preferito una storia più classica (magari con un protagonista destinato a viaggiare per il fronte) e meno dispersiva. Le singole storie, come detto, sono di qualità, ma è difficile affezionarsi veramente a un soldato e la sensazione che sia tutto destinato a finire troppo presto è costantemente presente. 

Parlando del gameplay vero e proprio, invece, la varietà proposta dagli sviluppatori è sicuramente buona. Non ci sono due missioni simili tra loro (e ci mancherebbe altro visto il numero) e le ambientazioni sono sempre diverse. Nel corso delle nostre avventure ci troviamo a pilotare veicoli molto diversi e, come ogni anno, il single-player è sicuramente un ottimo addestramento per il multiplayer. L’intelligenza artificiale dei nemici è mediocre, capita spesso di assistere a qualche manovra suicida ma il livello di sfida rimane generalmente sufficiente. 

In conclusione, la campagna single-player da un lato ci ha convinti per la qualità di storie e ambientazioni, ma dall’altro ci ha fortemente delusi per durata e struttura narrativa. Sicuramente i fan del franchise che comprano il gioco per giocare in singolo non sono molti, ma gli estimatori non mancano e un single-player di maggior peso sicuramente non avrebbe stonato. 

Compagni di trincea (più o meno)

 


Passiamo ora all’analisi del cuore di Battlefield 1: il multiplayer. Parlando di modalità la struttura di base è praticamente la stessa dei precedenti capitoli (abbiamo l’immortale conquista, dominio, corsa, deathmatch a squadre…) ma non mancano alcune interessanti novità.

Quest’anno, per esempio, troviamo anche la modalità Piccioni di guerra, una rivisitazione molto curiosa e interessante del classico “cattura la bandiera”: il giocatore deve muoversi sulla mappa trovando il pennuto (la bandiera, appunto) e deve spedirlo in un certo punto del campo. Se il piccione riesce ad arrivare indenne a destinazione la propria squadra ottiene un punto, mentre in caso contrario è necessario rifare tutto da capo. In questa particolare modalità non sono presenti veicoli fortunatamente ed è piuttosto divertente vedere gruppi di giocatori combattere furiosamente per i piccioni.

Un’altra aggiunta al multiplayer di Battlefield, sicuramente più corposa della precedente,  è costituita dalle Operazioni. Come abbiamo detto la prima guerra mondiale è stata un conflitto di posizione e l’idea alla base di questa nuova modalità è proprio questa: una squadra, gli attaccanti, deve assaltare l’altra, i difensori, conquistando progressivamente porzioni sempre maggiori di terreno e avanzando in modo lento ma costante. In caso di fallimento, gli attaccanti possono ritentare un numero limitato di volte, mentre in caso di successo si avanza a una porzione successiva di mappa con un nuovo target. Le partite con questa modalità durano generalmente molto, ma il meglio arriva alla fine: in Operazioni, infatti, gli attaccanti possono contare nelle ultime fasi su enormi veicoli speciali in grado di spazzare via le difese nemiche.

Parlando del gameplay vero e proprio nel multiplayer qualsiasi pretesa di fedeltà storica sparisce completamente: il ritmo di gioco è veloce e frenetico e, come in tutti i capitoli della serie, il coordinamento con gli altri membri del team è assolutamente fondamentale. La armi semi-automatiche sono per ovvi motivi molto più presenti rispetto al passato, mentre i veicoli legati alla prima guerra mondiale sono veramente unici e divertenti da utilizzare.

Anche lo schema di classi proposto non è particolarmente originale: abbiamo medico, scout, assalto e support e i ruoli sono esattamente gli stessi visti negli sparatutto degli ultimi quindici anni. Sono anche presenti alcune classi speciali con armi uniche in grado di stravolgere letteralmente l’esito di una partita, ma queste vengono sbloccate solo con il tempo e con una buona dose di fortuna. Naturalmente, come da tradizione, il livello di personalizzazione è assolutamente lodevole e c’è una quantità folle di accessori da sbloccare giocando: il numero delle armi non è altissimo, specialmente rispetto ai precedenti capitoli della serie, ma quelle presenti sono state ben curate e il team di sviluppo ha avuto la possibilità di lavorare molto sul bilanciamento (anche se questo non è perfetto).

Vittoria eroica e sconfitta disonorevole

 


Tecnicamente parlando Battlefield 1 è un buon prodotto, ma non mancano le note dolenti. Partiamo però dagli aspetti positivi: a livello di grafica il gioco è veramente bello, gli effetti di luce sono stati curati molto e l’attenzione per i dettagli del team di sviluppo è piuttosto evidente. Le animazioni facciali e i modelli dei personaggi nel single-player sono convincenti, mentre nel multi i singoli modelli e le divise dei soldati non sono stati trascurati. I veicoli presenti riescono a trasmettere le giuste sensazioni proprio grazie a un comparto tecnico di qualità ed è veramente impressionante pensare ai mezzi della modalità operazioni e agli enormi carri armati. Le mappe di gioco sono come sempre di dimensioni impressionanti, ci hanno convinti praticamente tutte e abbiamo apprezzato molto la varietà dei campi di battaglia proposti. Gli effetti atmosferici, poi, rendono ogni singola ambientazione unica e affascinante.

Il comparto audio è molto probabilmente il migliore mai visto nella serie, le musiche sono semplicemente perfette e gli effetti audio sono stati curati bene. La qualità del doppiaggio è sicuramente soddisfacente e i brani presenti riescono a trasmettere un senso di solennità o di ansia veramente coinvolgente. 

Come detto, però, non è andato tutto per il verso giusto: i bug non mancano e ci è capitato di vedere personaggi incastrati in posizioni senza senso, i caricamenti sono spesso e volentieri eccessivamente lunghi, le hitbox tanto per cambiare non sono il massimo e di conseguenza non tutti i colpi andati a segno vengono presi in considerazione dal gioco. Nel corso della nostra prova abbiamo anche riscontrato alcuni problemi di connettività e in alcuni casi siamo anche stati costretti a uscire da partite praticamente ingiocabili, ma queste situazioni si sono verificate un numero relativamente esiguo di volte. Nulla da dire invece per quanto riguarda la fluidità complessiva: generalmente non abbiamo notato cali particolari nemmeno nelle fasi più concitate e non siamo mai stati costretti a ripartire dopo un crash. 

Conclusione 

 

Battlefield 1 è un ottimo gioco, uno sparatutto di livello che ha sicuramente il merito di trattare un argomento poco toccato da cinema e videogiochi. Il single-player è di qualità ma troppo breve, il multi è come al solito estremamente ricco ma al tempo stesso non perfetto. Gli appassionati della serie lo adoreranno, chi invece cerca un gioco storicamente accurato farebbe meglio a guardare altrove. 

 

L’acquisto è assolutamente consigliato a tutti i fan del franchise e degli sparatutto online, siamo certi che Battlefield 1 vi terrà incollati allo schermo… Magari non durerà fino al 2018, ma sicuramente saprà farvi divertire!

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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