Mad Max – Recensione


Articolo a cura di Samuele Zaboi


Con l’arrivo di blockbuster cinematografici è diventata ormai la prassi vedere una controparte videoludica. L’ultimo esempio in ordine cronologico è Mad Max che approda su PC e sulle console di ultima generazione dopo gli ottimi risultati ottenuti dal film, Fury Road, diretto sempre da George Miller, regista già al timone al tempo dei capitoli visti più di trent’anni fa. Prima di addentrarci nell’inospitale mondo di gioco, occorre precisare che, contrariamente a questo visto in passato con altre pellicole, in questo caso non ci si trova di fronte al più classico dei tie-in, ma a una storia che si distacca da Fury Road pur condividendone, naturalmente, le ambientazioni e le atmosfere.

Da soli, nel nulla, contro il destino

Mad Max è un gioco che susciterà pareri e sensazioni contrastanti. Questo dipende da diversi fattori tra i quali l’essere fan della serie o l’aver visto al cinema Fury Road. Quest’ultimo elemento potrebbe essere determinante per più motivi: le alte aspettative nei confronti del videogioco, date dal film, potrebbero far giudicare in modo ancora più negativo il lavoro svolto da Avalanche Studios dal momento che il titolo non riesce a ricreare le stesse emozioni avute con la pellicola cinematografica. D’altro canto, i fan della serie Mad Max sapranno apprezzare il prodotto, capace comunque di catapultarli nel deserto senza vita, un deserto che, paradossalmente, appare essere fino troppo deserto. Ma procediamo con ordine.
In Mad Max i giocatori si ritroveranno a vestire i panni di Max che all’inizio del gioco sarà abbandonato da ogni cosa, aggredito e derubato di tutto (auto compresa) da Scrotus, figlio del celebre Immortal Joe. Interrotto il proprio viaggio verso le Piane del Silenzio, Max farà presto la conoscenza di Chumbucket, un curioso personaggio dalle fattezze che ricordano Efialte del film 300, che vedrà nel protagonista una sorta di santo e che si rivelerà essere il compagno di viaggio nel corso dell’avventura e l’aiuto maggiore per la costruzione della Magnus Opus, di fatto il vero protagonista del gioco, una sorta di veicolo perfetto, pronto a sostituire Interceptor, la macchina di Max rubata da Scrotus. Fatte le giuste premesse, è giunto il momento di conoscere il mondo di Mad Max.

Un deserto…deserto

L’universo del gioco è desolato e la civiltà è pressoché spartita in ogni angolo, con vegetazione e risorse idriche praticamente svanite nel nulla. Per sopravvivere Max sarà costretto a procacciarsi cibo in ogni angolo possibile e questo sarà l’unico di sistema per rimettere in sesto la salute del protagonista. Contrariamente da quanto ci si possa aspettare, non sarà così difficile riuscire a sopravvivere dal momento che recuperare le riserve d’acqua necessarie non sarà complesso. Allo stesso modo non sarà eccessivamente impegnativo recuperare le componenti necessarie per creare la Magnus Opus; tutto questo riduce, di fatto, il gameplay di Mad Max tra sessioni di guida (la maggior parte) e sessioni a piedi dove più o meno liberamente ci si potrà muovere per far affrontare a mani nudi chiunque si mettere sul cammino verso le Piane del Silenzio.
Il sistema di combattimento è un chiaro riferimento ad altri titoli firmati Warner Bros. dal momento che il free-flow-system, quello conosciuto con i titoli Arkham giusto per essere chiari, sarà presente anche in questa circostanza. Nonostante sia possibile utilizzare oggetti esterni come supporto, come per esempio muri e pareti, il combat system non si differenzia da quanto visto con altri giochi, confermandosi praticamente una mera alternanza tra colpi da assestare e da parare. Discorso differente per quanto riguarda i combattimenti a bordo dell’auto.
Grazie all’aiuto del già citato Chumbucket, sarà possibile far saltare in aria le altre vetture e rallentare il tempo per poterle arpionare e mandarle così fuori uso con un’azione senza dubbio spettacolare. Una volta a bordo dell’auto non tutto sarà rose e fiori però: se da un lato il compagno di Max sarà in grado di riparare in tempo reale i danni subiti, dall’altro non potrà raccogliere i rottami e i pezzi di ricambio incontrati lungo la strada. Per questo motivo ogni volta sarà necessario arrestarsi, scendere dall’auto, raccogliere il pezzo e quindi ripartire; naturalmente questo processo si rivela scomodo, senza contare di come possa far diventare Max un facile obiettivo per chi gli sta dando la caccia.

Open world? Non proprio

Uno dei punti di forza su cui ha puntato Avalanche Studios con Mad Max è stato senza dubbio la natura open-world del gioco anche se, osservando con maggiore attenzione, i giocatori non si troveranno di fronte un vero e proprio mondo aperto. Nelle sessioni “a piedi” il protagonista non sarà in grado di raggiungere qualsiasi luogo, come per esempio scalare una montagna, dal momento che la capacità atletica di Max si ridurrà praticamete alla mera corsa e a ridicoli salti, di solo qualche centimetro.
La natura del gameplay di Mad Max, nonostante consenta di toccare complessivamente anche le 30 ore di gioco, si rivela essere una sorta di lunghe missioni ripetitive uguali tra loro, come se una serie di quest secondarie fossero state messe insieme per dare vita alla campagna principale del gioco. Questo naturalmente fa calare sensibilmente la qualità del prodotto al punto tale che, nei casi estremi, può portare perfino alla noia, una risultato apparentemente impensabile per un gioco basato su Mad Max.
Gli scenari sono bel realizzati, soprattutto quando si incontrano le improvvise tempeste di sabbia, anche se forse sia lecito aspettarsi qualcosa di più, in materia di varietà e spettacolarità, pur tenendo bene presente di cosa si abbia a che fare, sempre e comunque, con un vasto deserto praticamente privo di vita. Resta infine da segnalare la poca profondità caratteriale dei personaggi, eccezion fatta per Max, e l’IA non eccessivamente sviluppata che renderà alcune sessioni di gioco e di combattimento forse troppo semplicistiche per quello che dovrebbe essere un ambiente inospitale il cui unico scopo è sopravvivere.


Commenti finali

Mad Max difficilmente si candiderà tra i migliori giochi dell’anno, a causa di una struttura alla lunga ripetitiva e poco varia. Un sistema di combattimento ampiamente già visto e un profondità e caratura dei personaggi poco sviluppata, fanno scendere il livello qualitativo generale del prodotto, nonostante le divertenti sessioni di guida e il mondo distopico di Mad Max, pur sempre intrigante e capace di affascinare. Forse sarà meglio aspettare un calo di prezzo prima dell’acquisto del gioco.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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