Alan Wake: Recensione


Recensione di Fabiano “Deimos” Zaino

Dopo anni ad attendere un gioco, la sensazione che si prova ad averlo fra le mani è di quelle da battito cardiaco accelerato: soprattutto se il gioco in questione, corrisponde al nome di Alan Wake. Un titolo che nel corso del tempo (sei anni non sono pochi), è riuscito a creare intorno a se un alone di mistero e hype particolarmente alti: le notizie centellinate negli anni, le poche immagini del gioco o i pochi video a mostrare qualche nuova sequenza, sono riusciti a tramutare un semplice gioco in una vera e propria icona cult del genere, ancora prima che il titolo fosse completato e messo in vendita. Insomma, il team alle spalle di Alan Wake, fra l’altro, i Remedy, sono riusciti negli anni a convogliare sul loro titolo una sorta di atmosfera misticheggiante dalla grandissima attesa.


Ora sono qui, con Alan Wake davanti ai miei occhi e quello che vedo è… 


   
BRIGHT FALLS
Metto subito in chiaro che l’elemento più importante del gioco, ovvero la storia, è una di quelle da assaporare tutta in una volta, senza lunghe pause riflessive: questo perché il team dietro al gioco, ha fatto davvero un ottimo lavoro nella sceneggiatura generale, andando a ricreare delle atmosfere e dei compromessi perfettamente bilanciati fra il thriller e il genere degli action adventure. Il gioco si svolge nella cittadina di Bright Falls dove qualcosa di oscuro sta avvenendo al protagonista della nostra storia, Alan Wake, si ritroverà invischiato in una trama piena di demoni notturni, strane sparizioni, misteri dettati dal troppo alcool e paure che sanno di ancestrale. Tutti i personaggi con cui si verrà a contatto, nascondono sempre una doppia facciata, quella della luce del sole e soprattutto quella dettata dal buio della notte. Ed è proprio il buio a fare la voce grossa nel gioco: un oscurità viva che ci lascerà letteralmente terrorizzati in più di un passaggio. Pregevole e anche tanto, il fatto dell’interazione con i vari personaggi narrativi che per lo più si trovano durante il giorno mentre l’azione vera avviene principalmente di notte. Ovviamente, a lungo andare, questa scelta avrebbe potuto nuocere alla narrazione e forse ci si sarebbe aspettato anche qualcosa di più, invece Remedy ha saputo nascondere alla perfezioni i tempi di gioco da quelli della storia che raccontata minuziosamente, regala emozioni non da poco. Il gioco in se stesso, fra l’altro, non è neanche troppo lungo da portare a conclusione e sono sicuro che i giocatori più esperti, riusciranno a vedere i titoli di coda in 11 o 13 ore massimo.


FOGLIO BIANCO
O come dicono gli scrittori senza idee, “crisi da foglio bianco”.
Alan Wake è uno scrittore di thriller che attualmente vive una crisi: non riesce a scrivere. Per ritrovare la vena creativa, decide di prendersi una vacanza con la moglie, Alice e di andare a sbattere le suo ossa in una oscura cittadina chiamata Bright Falls. Le citazioni ormai, dopo anni di film e racconti si sprecano all’inverosimile e sarebbe sgarbato non portare alla luce le varie trame create dal grande King, riesumare vecchi cadaveri o misteri alla Silent Hill oppure citare il grande telefilm di Twin Peaks. Ovviamente niente è lasciato al caso e quando la moglie di Alan Wake scompare misteriosamente e entrano inscena delle strane creature chiamate Taken, è difficile non andare a pensare con la mente ai nomi citati poco sopra. Si potrebbe anche dire che queste misteriose creature, i Taken, non amano troppo la luce e si disintegrano letteralmente con il contatto con essa, anche qui potrei dire che situazioni simili, sono state già viste nella saga di Alone in the Dark o in quella di Obscure. Il sistema di combattimento però devo dire che funziona molto meglio che in quello visto nell’ultimo capitolo della serie di Alone in the Dark, soprattutto quando Alan Wake e soprafatto da due o tre nemici alla volta, tutto sembra essere funzionale e mai tedioso. Spostare la torcia per illuminare un nemico o usare la pistola per finirlo, è assolutamente immediato anche se, nelle situazioni più avanti del gioco, conviene sempre affrontare le situazioni con un minimo di logica che non solo con pistola e torcia alla mano: più di una volta mi è capitato di darmela a gambe per i troppi nemici sulla scena.

Purtroppo, come il foglio bianco citato poco sopra, altre cose che non funzionano nel gioco si vedono dopo poco. Prendiamo ad esempio le missioni, purtroppo andare dal punto A al punto B per tredici ore di fila, permettetemi di dire che risulta davvero snervante, soprattutto quando le cose da fare, alla fine, risultano essere le medesime in altri giochi visti da qui agli ultimi sei anni di programmazione del gioco. Lo scopo del gioco, alla fine rimane sempre il medesimo di questo genere: stare attenti ai nemici (magari riparandoci sotto alla luce), trovare munizioni e centellinarle nel loro utilizzo, raccogliere le solite pagine di qualche manoscritto abbandonato (possibile che incappiamo ancora in queste meccaniche?), trovare o attivare un determinato oggeto e livelli maledettamente lineari. Alt, non avrei assolutamente voluto vedere Alan Wake più simile ad un free-world qualsiasi ma neanche arrivare a dover fare un’unica strada in alcuni schemi, senza neanche la possibilità di superare un tronco di un albero messo in strada per evitare di esplorare l’ambiente – fastidioso è dire poco.

Il punto forte di Alan Wake però risiede nella trama e su questo non ci piove. Fra l’altro, le sequenze di intermezzo del gioco sono un qualcosa di assolutamente coinvolgente come pochi titoli hanno saputo fare. Cosi come pochi titoli, si possono permettere una divisione cosi netta dei capitoli di gioco, qui ne troviamo sei e sono strutturati proprio come una serie televisiva moderna: purtroppo, se volessi mettere il pelo nell’uovo, questa scelta era già stata presa in esame da Eden Games nel suo ultimo capitolo delle avventure di Alone in the Dark. Insomma, che Alan Wake non regali nulla di davvero nuovo si è ormai capito da molte righe ma per fortuna, quello che viviamo e vediamo su schermo è stato confezionato ad arte da una software house che sa come programmare e sa ancora meglio come raccontare (i due Max Payne ne sono un chiaro esempio).


PAESAGGIO DI MONTAGNA
E veniamo ora al piatto forte del titolo, il comparto tecnico.
Seppur abituato a vedere ogni genere di grafica foto realistica o meno, sia su pc che su console, devo dire che il lavoro svolto dai ragazzi di Remedy risulta efficace e dal puro impatto. Alcuni paesaggi di Bright Fall, lasciano a bocca aperta, soprattutto quando al calar delle tenebre, tutto assume un aspetto oscuro e agghiacciante. Il motore grafico riesce a gestire benissimo intere distese d’alberi e paesaggi con uno studio della luce ma soprattutto del vento che riesce davvero a far venire fuori dallo schermo un panorama virtuale davvero emozionante. La menzione d’onore va ovviamente agli effetti luminosi che ricalcano grande importanza sia per i combattimenti che per l’atmosfera thriller o horror del titolo: stupendi, forse i migliori che abbia mai visto su console, gli effetti particellari come fumo e scintille.

Quello che mi ha convinto poco sono le animazioni dei personaggi che stranamente, anche dopo aver visto un bel filmato di mo-cap del gioco, continuano a non convincermi per nulla, risultando legnose e alcune volte troppo meccaniche. Alan Wake, fra l’altro, durante le sessioni di corsa o arrampicata, mi sembra abbastanza impacciato. Insomma, piccoli particolari che forse per un occhio attento da venti anni di gioco, potevano essere migliorati, soprattutto dopo aver visto in azione Uncharted 2. Idem per le texture: le scenografie e i paesaggi sono superbi, meno le facce delle persone. Alan Wake è texturizzato molto bene ma non sempre i personaggi secondari lo sono. Anche le espressioni facciali alcune volte lasciano abbastanza perplessi sulla bontà del lavoro svolto (fra l’altro, Remedy, rimedierà con il prossimo DLC a questo fattore). La cosa difficile da descrivere però è la sensazione che riesce a dare il sole al sorgere di un nuovo giorno, mentre i raggi iniziano ad illuminare i boschi e le montagne, con il vento che muove la vegetazione, sembra davvero di essere presenti in qualcosa di tremendamente vivo. L’unica pecca della bellezza visiva è data da una manciata di missioni in cui saremo chiamati a guidare qualche mezzo: forse con una maggiore libertà di gameplay, si poteva ammirare meglio un panorama davvero prodigioso.


CONCLUSIONI FINALI 
Come dicevo poco sopra, andare a criticare un gioco che si aspetta da cosi tanto tempo, potrebbe risultare troppo di parte. Per mia fortuna, da buon critico quale mi reputo, credo di aver descritto alla perfezione quello che ci si deve aspettare dal gioco. Alan Wake è un ottimo titolo che riesce a miscelare alla perfezioni elementi di gioco abbastanza vecchi con una storia davvero bella. Purtroppo però, se proprio volessimo cercare il pelo nell’uovo, tutto quello che è Alan Wake risulta stereotipato da anni e anni di fumetti, videogiochi e soprattutto cinema e libri del genere thriller e horror, quelli di Stephen King in primis e dunque mi chiedo se mai questi sei anni di programmazione potevano essere usati un tantino meglio. Anche il gameplay, benché non soffra troppo del solito già visto, devo dire che non risulta troppo convincente dall’inizio alla fine, pena data anche dai nemici praticamente sempre uguali da affrontare. Per chiudere, la risposta resta nella criticità e nel giudizio personale e personalmente termino questa recensione dicendo che Alan Wake ha dalla sua parte degli ottimi elementi (storia e grafica) ma che però non aggiunge davvero nulla di nuovo sulla scena degli action adventure game.  

Votazione finale: 8/10

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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