Caso Blizzard: Bobby Kotick e Activision Blizzard al centro di un’indagine federale

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Un nuovo capitolo si aggiunge all’annosa questione dello scandalo Activision/Blizzard, finita al centro di un ciclone per le accuse di condotte tossiche al suo interno.

La Securities and Exchange Commission degli Stati Uniti ha riferito di aver lanciato un’indagine di vasta portata contro la compagnia, con l’agenzia governativa che sta cercando di capire come l’editore in difficoltà ha gestito le molteplici accuse di molestie sessuali, abusi e comportamenti tossici che sono diventati di pubblico dominio dopo una causa del California Department of Fair Employment and Housing presentata a luglio. Ora la SEC ha citato in giudizio Activision e diversi dei suoi alti dirigenti, tra cui il CEO Bobby Kotick.

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La notizia è arrivata per la prima volta dal Wall Street Journal, è stato rivelato che la SEC starebbe chiedendo al publisher di Call of Duty e Warcraft la consegna di vari documenti.

Questi includono i file personali di sei dipendenti precedenti e le registrazioni delle comunicazioni del CEO Kotick con i dirigenti relative alle numerose denunce di molestie sessuali e di discriminazione presentate contro lo staff di Activision Blizzard.

La portavoce di Activision, Helaine Klasky, ha confermato lunedì al Wall Street Journal che la SEC sta effettivamente indagando sull’enorme editore di giochi, dicendo al giornale che l’ente è concentrato su “informazioni della società in materia di occupazione e questioni correlate“. Ha anche confermato che diversi dipendenti attuali ed ex sono stati citati in giudizio dall’agenzia federale. “La società sta collaborando con la SEC”, ha detto Klasky.

Un passo che senza dubbio tutelerà gli interessi degli investitori in Activision-Blizzard.

Il WSJ spiega che la SEC sta indagando per capire se Activision e i suoi dirigenti hanno divulgato correttamente e adeguatamente le accuse di molestie sul posto di lavoro e i problemi di retribuzione di genere agli investitori, e se queste informazioni sono avvenute abbastanza rapidamente.

Si chiude l’era Kotick?

Dalle notizie in arrivo dagli U.S.A., l’impressione è che a essere messa sotto inchiesta sia la condotta dell’establishment Activision-Blizzard dell’epoca Kotick e, soprattutto, quella degli ultimi anni.

In Activision fin dal 1990, Kotick è stato uno dei principali artefici dell’immagine attuale del brand e uno dei fautori assoluti della fusione fra l’azienda e la Blizzard nel 2006, per poi divenirne CEO nel 2008.

La sua immagine di leader del gigante è da molti anni ambivalente; se già fra il 2006 e il 2007 il CEO è stato al centro di scandali sessuali riguardanti molestie all’attrice Cynhia Madvig, assistente di volo su un jet privato di sua proprietà, negli ultimi tempi a essere stata criticata è la sua gestione, giudicata come mirata a spremere i contenuti delle IP Activision/Blizzard in una maniera ritenuta troppo sfrontata senza dare in cambio alla community un supporto adeguato come in passato (a essere sotto accusa la mancanza di aggiornamenti tempestivi e correzioni delle ultime espansioni di WoW).

A fare rumore è stato anche il compenso dichiarato fino al 2018, giudicato troppo alto da associazioni no-profit e siti di critica dell’industria videoludica.

Se a questo aggiungiamo il ruolo della dirigenza nella tormentata estate di Activision-Blizzard, con accuse della permanenza di una cultura machista e tossica anche al suo interno, l’indagine della SEC acquista un altro peso.

Un’indagine “morale” oltre che giudiziaria?

L’azione legale nei confronti dell’amministrazione attuale di Activision-Blizzard ha come detto i contorni di una sorta di azione di rassicurazione per gli investitori dell’azienda, che in pochi mesi ha visto la sua reputazione crollare in maniera inarrestabile.

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A prescindere dal pronunciarsi sulla giustezza dell’indagine (sacrosanta), a colpire è come queste mettano in evidenza una serie di nervosismi stratificati all’interno dell’azienda, ai quali spesso è stata Blizzard stessa ad aggiungere carburante anche attraverso scelte giudicate moraliste e inutili come la rimozione di contenuti ritenute “sessualmente ammiccanti” da vecchie espansioni del gioco.

In questo fuoco incrociato di azioni volte al “si salvi chi può”, ciò che emerge all’osservatore esterno è che la scintilla dello scandalo ha fatto deflagrare una serie di contraddizioni e tensioni che giacevano sotto la cenere da tempo. Una situazione che colpisce ancor di più se pensiamo che arriva negli stessi mesi in cui altre realtà forse più piccole ma ritenute granitiche (vedi CD Projekt Red) cadono in scandali simili capaci di intaccarne la reputazione. Che sia un segnale per le big?

Una cosa è certa: quella che uscirà fuori da quest’indagine non sarà più l’Activision Blizzard che tutti conosciamo.

In tutti i sensi.

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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