Opinone | Showcase Sony: cinque considerazioni di un sonaro (abbastanza) onesto

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E via, anche il PlayStation Showcase 2021 si è tenuto, portando sulla scena qualche news interessante sul futuro di questa strana ormai current gen fatta di ritardi, zoppicamenti, difetti strutturali dovuti a condizioni di mercato difficili e forse a scelte sbagliate delle major (a proposito, Sony: dove sono le nostre PS5?).

Tanti sono i titoli “cicciosi” visti ieri sera, più o meno attesi: God of War Ragnarok, Gran Turismo 7, ben due giochi Insomniac dedicati alla Marvel, due piacevoli occhiate a Forspoken e Project Eve, uno sguardo a Rainbow Six: Extraction e altre “sorpresine” niente male come il quasi “nintendoso” Tchia.

Non è poi mancato il “ritorno” di un gioco atteso ma ricco di incognite come Ghostwire: Tokyo, che promette il gran ritorno del maestro dell’horror Shinji Mikami (Resident Evil e The Evil Within).

Ma questo è solo uno striminzito racconto di ciò che è stato, la cronaca neanche troppo convinta di una carrellata di trailer e gameplay dalla durata di quaranta minuti.

Anziché tediarvi, chi scrive farà un’altra cosa: analizzerà lo showcase scegliendo cinque punti che forse ci dicono qualcosa di più sulla generazione che si sta imponendo.

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5)Insomniac (e non solo lei) sta lavorando a un Marvel Videogame Universe?

Che Sony volesse fare dei giochi a tema Marvel un suo punto di forza fondamentale era chiaro fin dall’improvvisa uscita di Marvel’s Spider-Man: Miles Morales al lancio di PS5, ma dopo ieri sera l’impressione che chi scrive non riesce a togliersi dalla testa è che sotto ci sia un piano di lancio organico di qualcos’altro.

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L’annuncio di Marvel’s Spider-Man 2, sequel della buona prova action-adventure free-roaming del 2018 era probabilmente scontata (anche se forse ci si sarebbe potuti aspettare una maggior distanza temporale da Miles Morales), ma ad aver meravigliato sono stati i pochi istanti del progetto dedicato a Wolverine, un personaggio amatissimo da fumettofili e cinefili di tutto il mondo che potrebbe avere enormi potenzialità di gameplay.

Prima di entusiasmarci, tuttavia, sembra saggio farci due domande.
E se Sony, che come major detiene i diritti di Spider-Man, avesse in mente una strategia di collaborazione con Disney (che da qualche tempo ha assorbito la Fox, detentrice dei diritti dell’universo X-Men) per la produzione di una serie di titoli ispirati alle major Marvel che creino una sorta di universo videoludico coerente che faccia il paio con quello cinematografico? Un universo di narrazioni ludiche collegate, ma isolate dalla serie cinematografica, come doveva essere l’universo di serie Netflix dedicato al ciclo dei Difensori qualche anno fa.

I tasselli sembrerebbero tutti al loro posto, non fosse per un particolare, ovvero il fatto che al momento Square-Enix detiene i diritti di due brand Marvel di peso come Avengers (con i risultati che sappiamo) e di Guardians of Galaxy, che si è mostrato ieri sera.

La butto lì: accordo in arrivo? Teniamo d’occhio la situazione.

4)KOTOR e Alan Wake Remastered: la next gen celebra sempre più il passato

Parliamo della mucca nel corridoio di ieri sera. Parliamo di Star Wars: Knights of Old Republic Remake, sì, perché è stato il classico annuncio-bomba, nonostante l’idea della sua esistenza fosse in giro da mesi.

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Sappiamo molto, molto poco del remake del lavoro di BioWare, è prestissimo e data la sua ufficializzazione improvvisa è logico che sia così.

Quel che colpisce è che quest’annuncio faccia il paio con un altro-quello di Alan Wake Remastered nel confermarci che questa, che lo vogliamo o no, sarà una generazione di revival e remake. In definitiva, di celebrazione del passato.

Non è una novità, già solo il lancio di Demon’s Souls Remake parlava chiaro suggerendo che le major volessero caratterizzare la loro produzione in un certo modo, e di sicuro negli ultimi due anni i remake non son mancati.

Un annuncio come quello di un’operazione come quella di KOTOR, che come tipologia di revival di una grande IP del passato rielaborata sotto una nuova veste si avvicina abbastanza a quella di un Final Fantasy VII Remake, con un titolo celebrato di un’altra generazione (e di un altro tempo) ripreso, smontato, rimontato e servito per essere fruito a un pubblico che magari all’epoca non era neanche nato.

E’ il videogioco che autocelebra i suoi trionfi passati, la sua storia, e continua nel percorso per strutturarli meglio e renderli sempre più conosciuti.

3)Uncharted su PC: il blockbuster Sony oltre la console

Nota a margine necessaria, l’approdo di Uncharted 4-Fine di un Ladro e di L’eredità perduta su PS5 e PC.

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E’ un elemento tanto all’apparenza scontato quanto segno di una strategia chiara: i PlayStation Studios (in primis Naughty Dog e Santa Monica) hanno fondato il chiaro modello d’intrattenimento forte e riconoscibile, che mescola spietatamente budget faraonici, capacità di storytelling hollywoodiane e gameplay solidi. Quasi un caso di modello di fare esclusive che ormai rende obsoleto il concetto “di esclusiva”, in quanto la qualità intrinseca del prodotto non può più essere relegata solamente al marchio “Solo su PlalyStation”, ma di avere fra le mani grandissime produzioni in grado di attrarre davvero tanti giocatori, e di tutti i tipi.

Rodato questo modello, l’assalto frontale al PC (piattaforma tradizionalmente sempre cavalcata da Microsoft) appare logico.

Quanto alla scelta del titolo da presentare, Uncharted 4 è stato uno dei tre alfieri di questo modello assieme a God of War e The Last of Us-Parte II, il più anziano e il più “rodato” e forse quello più gestibile a livello di porting, anche solo perché la serie è in un momento di stasi/ufficiale chiusura.

Ora occorre vedere quali saranno le prossime mosse.

2)God of War: Ragnarok sarà solo il primo GoW della generazione?

E quasi in chiusura, parliamo di God of War: Ragnarok (che stando a un’intervista alla fine dello showcase dovrebbe essere il termine del “segmento nordico” della saga di Kratos), annunciato piatto forte di ieri sera. Parliamoci chiaro: son molto molto ben disposto verso il nuovo gioco di Santa Monica, per i meriti del precedente e perché Cory Barlog è un director che sa bene come evolversi e rischiare per presentare un prodotto innovativo e di rottura.

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E inoltre, basta vedere alcuni dettagli del trailer, come la profondità di campo di alcuni scorci, per capire come sì, un upgrade grafico e tecnico ci sia stato.

Tuttavia, mi sento di dover essere onesto: l’effetto “woah” (dove per woah si intende un salto di qualità grafica che si avvicini incredibilmente a titoli next gen tecnicamente più spaccamascella) non c’è stato, e GoW al momento è si è imposto nella mia testa più come un bellissimo cross-gen in grado di completare il traghettamento da PS4 a PS5.

Si tratta di una scelta dovuta dalla situazione contingente, dal fatto che ancora non esiste una diffusione a macchia d’olio di PS5, per i motivi che sappiamo. Al momento, GoW Ragnarok appare più come un primo passo per l’evoluzione di un brand tanto celebrato nella generazione entrante. E qui nascono le domande. Santa Monica preparerà solo un sostanzioso upgrand next-gen per perfezionare alcuni elementi più in là nella generazione? Ma soprattutto dobbiamo aspettarci, attorno alla mid-gen, un altro episodio in grado di pompare al massimo le potenzialità della console?

1)Sony: una roadmap (inevitabilmente) confusa

Allora, lo avrete capito: a me questo showcase è piaciuto abbastanza, l’ho trovato interessante, concreto, ricco di cose che mi hanno fatto desiderare mettere le mani al portafogli. Metteteci anche che sono da sempre un acquirente Sony e che solo da poco mi sto aprendo a Nintendo e (si spera presto) Microsoft.

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Detto questo, lo showcase non nasconde quelle che sono delle problematiche ormai palesi nella strategia Sony degli ultimi anni (per approfondire, ecco un articolo sulla questione).

Prima di tutto, il parco titoli appare più debole rispetto a quello di Microsoft. Le novità ci sono, c’è un attenzione a nuove IP interessanti come Forspoken o Tchia. Attendo tantissimo GoW e un’operazione come KOTOR Remake è fantastica. Ma la strategia di acquisizioni di Microsoft sembra aver dato i suoi frutti, e dichiarato un pelo di superiorità in più rispetto a Sony. Inoltre, problema reale, gran parte dei progetti presentati ieri sera non ha un’uscita, né un gameplay.

Sono teaser, una carrellata di teaser con tante cose amabili ma avvolte nel mistero. Persino Ragnarok, previsto per quest’anno, è sospeso nel vuoto.

Le cause le sappiamo: la maledetta pandemia, la crisi del settore produttivo, forse una disorganizzazione interna di Sony, arrivata non del tutto pronta al salto generazionale dopo un ultimo segmento di old gen spaventoso (e no, non mi sento di dare un giudizio da fan-boy).

Rimangono dubbi, molti dubbi, su un fatto alla radice: il lancio di una next gen nel 2020 aveva senso? Andava rimandato vista la situazione degli approvvigionamenti tecnologici? In questa fase di carenza di disponibilità di console e quindi di possibilità di accedere alla nuova console Sony, la next gen esiste o è un pianeta lontano che osserviamo col telescopio cercando di capire quanti crateri abbia?

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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