Control avrà uno spin-off multiplayer: il multiverso di Remedy inizia a prendere forma?

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In casa Remedy, mamma di Max Payne, di Quantum Break, di Control e, soprattutto, di Alan Wake, sembra essersi risvegliato qualcosa dopo anni. Ben undici, in realtà, tanti ne sono passati proprio da quell’esclusiva thriller/horror Xbox 360 che tante domande e tanti rammarichi ha creato in milioni di giocatori.

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Alan Wake è tornato in qualche modo dopo circa dieci anni con AWE, DLC di Control (qui la nostra recensione), fatica del 2019 che ha convinto ed entusiasmato con un mix di prodezze tecniche e trama da appassionati di trip sci-fi. Dopo questo passo (un passo entusiasmante), tanti sono i giocatori che parlano di un Alan Wake 2, collegato sia al predecessore, sia al gioco del 2019. L’idea che tutti hanno in mente è quella che Remedy sia al lavoro su un vero e proprio “Control Universe” (o Alan Wake Universe) in cui tante narrazioni diverse sfoceranno in una sorta di epopea corale. La domanda ora sembra “Okay, quando succederà? E succederà subito con Alan Wake 2?”

Ecco, oggi abbiamo una mezza risposta: se “universo condiviso sarà”, il primo tassello fattuale arriverà con un titolo multiplayer annunciato ieri dalla stessa Remedy in collaborazione con 505 Games, nome in codice Condor. Non un DLC, ma un vero e proprio spin-off del gioco del 2019 che sembra voler piegare l’ambientazione Remedy in un’accezione completamente nuova.

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Condor, un PVE nei meandri dell’Oldest House

Il poco di Condor lo sappiamo da un comunicato stampa rilasciato dalla stessa Remedy nella giornata di ieri, in cui apprendiamo che il progetto sarà un PvE per squadre di quattro giocatori, al quale si aggiungerà “un futuro gioco di Control con un budget maggiore”.

Ma, se il comunicato in merito a Condor lascia delle domande (“Multiplayer?! What?!”), un post di blog redatto dal game director del gioco Mikael Kasurinen rende tutto ancor più eccitante.

In esso Kasurinen prende il discorso di petto, affronta l’argomento multiplayer vs single-player e, dopo aver discusso di come Remedy abbia tutte le carte in tavola per affrontare la sfida di un PVE, dice chiaro e tondo che la stessa ambientazione di Control servirà da sfondo per diverse storie, da affrontare con generi diversi.

Ma come detto, Control è più di un luogo, un personaggio o una storia. Abbiamo di più. Qualcosa di ambizioso. Come dichiarato nell’annuncio di oggi, “hanno delineato termini di collaborazione di alto livello per espandere ulteriormente il franchise di Control con un gioco di Control a più alto budget”. Purtroppo non posso entrare più in dettaglio di così, ma è sufficiente dire che sono estremamente eccitato per il futuro del franchise di Control.

Ah e dà anche un indizio in merito a come sarà, bizzarro, enigmatico ma a suo modo succoso:

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Il commento all’immagine è ancor più forte:

Ecco un’immagine di concept art che riteniamo dica abbastanza bene di cosa si tratta Condor.

Ora, non ci vuole un genio o un fan per capire che con Condor potremmo ritrovarci di fronte a un gioco basato su squadre speciali incaricate di girare nel Federal Bureau of Control per far fuori minacce soprannaturali spietate, un concept che sembra quello di un mix fra Rainbow Six e un action horror.

Uno stesso Federal Bureau of Control che in teoria può funzionare come sfondo per varie altre storie, in varie declinazioni, o che a causa delle sue caratteristiche peculiari può funzionare da punto di partenza per altri giochi.

E qui si apre un mondo.

Un unico universo per tanti tipi di giocatori

La domanda che potremmo farci è perché, dopo averlo mostrato in AWE e aver fatto annusare ai giocatori la sua presenza, Remedy non salti direttamente da Control an Alan Wake 2, concludendo la lunga traversata che l’ha portata dal pubblicare un gioco tanto amato come il primo episodio, al non poterlo fare per molto tempo a causa di una questione di diritti, fino al citarlo direttamente in Control.

La storia editoriale di Alan Wake è complessa, e ha visto lo studio riprenderne i diritti dal publisher storico del gioco 2010, Microsoft, solo nel luglio 2019, a pochissimi mesi dall’uscita di Control. Tutte le stelle per un suo ritorno sono riallineate, più volte lo sviluppatore ha detto di tenere incredibilmente all’IP.

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E tuttavia, forse i tempi non sono ancora maturi, forse l’hype non ha raggiunto ancora il punto di rottura (per Remedy, almeno), o forse semplicemente Control è talmente succulento da necessitare che Remedy rimanga all’Oldest House ancor per un po’. Forse perché creare qualcosa “intorno” può dare vita a qualcosa di ancor più intenso, di unico, di vantaggioso.

Ragioniamo. Remedy ha in mano un brand sci-fi in cui trovano collocazione dimensioni parallele, anomalie fisiche, ESP, laboratori ed enti segreti che tentano di controllarli. Quando maneggi questi ingredienti, ingredienti alla base del mistery, in teoria puoi giocarci come vuoi, puoi persino pensare di intercettare pubblici dal gusto opposto come per esempio gli amanti dell’action e quelli del thriller mistery.

Avete presente, pensando al cinema, il ciclo messo su da M. Night Shyamalan (Il Sesto Senso) con la trilogia di Split (Unbreakble, Split e Glass)?

Ecco, in quel caso il regista ha ragionato su un tema narrativo conosciutissimo (i supereroi) ma trattandolo in maniera anomalo (quello del thriller-mistery) per condurlo al classico action solo nel terzo episodio.

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Declinare il tema in più sfumature, insomma. L’universo di Control potrebbe funzionare esattamente così, con l’utilizzo di un tema di fondo per agganciare tanti destinatari diversi: gli appassionati di thriller mistery con Alan Wake, quelli di action single con Control, gli amanti del cooperativo con il nuovo progetto di Condor. Non si tratterebbe soltanto di creare tanti diversi sotto-franchise simili di un’unica storia, ma di portare giocatori di tipo diverso ad avvicinarsi al medesimo brand.

E attenzione, perché tutto questo è uno stratagemma ancora non battuto da nessuno (almeno in modo organico), un paradigma che in futuro potrebbe espandersi e abbracciare altri generi. Non sarebbe bello per esempio avere un’avventura narrativa alla Until Dawn ambientata in quest’universo? E perché non una visual novel esclusiva Switch?

Stiamo divagando, okay, ma il principio è quello: espandere, abbracciare nuovi campi, fare di un brand non più solo universo narrativo, ma universo ludico.

E Remedy ha tutte le carte in tavola-e l’interesse-di farlo.

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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