Per vari giocatori, Returnal è “troppo” rogue-like

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Returnal, il nuovo gioco di Housemarque, è stato accolto abbastanza bene finora, ma non sono mancate le critiche date da alcuni lati del titolo (dovuti anche al suo genere di appartenenza). In particolare, a essere finito sotto la lente d’ingrandimento è stato il fatto che Returnal non permette ai giocatori di salvare i loro progressi a metà run, fatto che in caso di morte genera la perdita di oggetti chiave per il proseguo dell’avventura.

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Ora, secondo i giocatori niente di male se questo avviene in un rogue-like indie della durata di poche ore, ma molti hanno lamentato l’applicazione di queste dinamiche a un kolossal da svariate ore come Returnal.

Housemarque ha affrontato questa richiesta affermando che, pur non avendo alcun annuncio specifico da fare in merito, è consapevole della questione e invitando i giocatori ad accettare la sfida posta dal suo ultimo nato:

“Sentiamo la comunità e vi amiamo tutti. Niente da annunciare ora, ma continuate a giocare e a godervi la sfida come potete

In ogni caso, è lo steso gioco ad affermare chiaramente che, se da un lato non è possibile salvare i propri progressi, dall’altro si può mettere la PS5 in modalità riposo per staccare la spina da Returnal e non perdere oggetti o altro. Certo non proprio un’alternativa brillante, ma potrebbe aiutare.

State giocando a Returnal? Cosa pensate delle varie critiche poste al gioco? Pensate che il bilanciamento fra durata delle run e dinamiche rogue-like sia soddisfacente?

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FONTE VG247

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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