It Takes Two arriverà sul Game Pass? Il game designer si lamenta

it takes two arriva sul game pass

Josef Fares continua a far parlare dei suoi giochi e, soprattutto, della sua personale visione dell’industria videoludica. Stavolta, però, è il turno di It Takes Two, il prossimo titolo su cui lui ed il suo studio sono a lavoro e, indirettamente, del suo possibile approdo su Xbox Game Pass. Nel corso di un’intervista ai microfoni di Polygon, il vulcanico game designer ha espresso ancora una volta i suoi dubbi circa l’amatissimo servizio creato da Microsoft, con particolare attenzione al modo in cui gli sviluppatori guadagnerebbero rendendo disponibili le loro opere sulla piattaforma dell’azienda di Redmond.

Non sono davvero sicuro che il sistema Netflix funzioni con i videogame, e non sono sicuro di come funzionerà sul lungo termine […] L’unica cosa che mi spaventa un po’ è che, se hai un sistema del genere… Come vieni pagato? Non ne sono sicuro. Diciamo che hai un modello Netflix e vieni pagato per la quantità di tempo in cui la gente gioca al tuo gioco. E se hai un gioco più breve, un gioco basato sulla narrativa, allora ovviamente riceverai meno soldi per quello. […] Sono super aperto sul fatto di poter giocare più giochi. Ma se questo influisce sul modo in cui noi creiamo i videogame, allora abbiamo un problema.

Come i nostri lettori più assidui sicuramente ricordano, il buon Fares aveva già espresso la sua preferenza per le politiche di Sony, preferendole a quelle con cui la grande M si approccia al mercato dei videogame. Tuttavia, quanto ora dichiarato ci fa sorgere non pochi dubbi circa la presenza di It Takes Two sul Game Pass; con buona probabilità, il titolo non ci sarà al day one, ma è altamente probabile che ci arrivi in futuro, anche in base alla partnership siglata da Microsft ed Electronic Arts.

In ogni caso, già in passato Phil Spencer, il “gran capo” di Xbox, aveva affermato che non esistesse un unico metodo di retribuzione per tutti gli sviluppatori che decidevano di far approdare le loro opere sul Game Pass, ma che venivano siglati dei singoli accordi basati sulle caratteristiche dei titoli presi in considerazione, tra cui sicuramente rientra anche il tempo speso sul videogame.

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Articolo a cura di Claudio Albero

Nasce a Torre del Greco, una piccola metropoli alle falde del Vesuvio, nei favolosi anni ’80, che già però non avevano più niente di favoloso. Provano ad educarlo con Beatles e musica classica sin dalla più tenera età, ma lui, di tutta risposta, si appassiona all’ heavy metal ed ai videogame , spendendo un piccolo patrimonio in sala giochi, quando queste due parole erano ancora slegate dalle slot machine.

Dopo aver mosso i primi passi su Sega Master System II con Alex Kidd, il Super Mario con le orecchie a sventola, si innamora dei platform, degli action/adventure e degli RPG, con particolare attenzione alla saga di Final Fantasy.

Inguaribile sognatore con le radici saldamente ancorate nel passato, scopre la sua passione per la scrittura quasi per caso, in uno dei tanti pomeriggi passati tra i corridoi della Facoltà di Giurisprudenza di Napoli, dove si laureerà giusto qualche anno dopo, con una tesi in Diritto d’Autore basata sull’opera multimediale.

Dopo aver scritto di attualità e musica su Lacooltura.it , Road TV Italia e Federico TV , approda sui lidi di Player.it , in cui comincia sin da subito ad apprendere e fare domande, guadagnandosi rapidamente il titolo di “ redattore rompiscatole del mese ”. Nonostante sia legatissimo alla grande famiglia di Player, non sono rare alcune sue incursioni su portali come Gameplay Café e Spazio Rock .

Musica, videogame, concerti, boardgame, modellismo, fumetti, cinema e serie tv: tanti hobby diversi tra loro, ma collegati da un fil rouge che li unisce tutti: il divertimento . È proprio questo che cerca in un videogame, è proprio questo sentimento che muove le sue dita, ed è sempre il divertimento la sensazione che cerca di infondere nei suoi articoli.

Al di fuori del mondo del gaming, indossa giacca e cravatta per mimetizzarsi nel mondo degli avvocati, esercitando la professione forense, con lo scopo di conoscere a fondo le “ regole del gioco ”, nonché di minacciare di far causa a chiunque al minimo pretesto.

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