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Il primo ministro indiano vorrebbe più videogiochi sul folklore dell’India

videogiochi indiani per promuovere la cultura del paese

I videogiochi possono essere strumenti straordinari per veicolare e divulgare la cultura di un paese e di un popolo. Ci sono ormai tantissimi esempi di videogiochi in grado di insegnare il folklore, la mitologia e la storia di grandi nazioni o di popoli sconosciuti ai più.

Basti pensare al Giappone che in questi anni è stato raccontato con insistenza attingendo da racconti popolari, eventi storici e miti. Un genere poi che affronta bene la tematica è senza dubbio l’horror, difatti il folk horror è uno dei sottogeneri più apprezzati dal pubblico, e ci teniamo a menzionare una vera e propria perla, Detention.

Ormai anche le radici culturali “meno in vista” riescono ad attirare l’attenzione dei developer, un caso recente è quello di Maid of Sker, basato sulle leggende gallesi, ma ancora più significativi sono gli esempi di Never Alone, indie che tratta la cultura Inupiat, gruppo di nativi dell’Alaska, e The Mooseman, che invece abbraccia il folklore delle popolazioni che abitano gli Urali.

Ebbene, un paese che ne avrebbe da raccontare è sicuramente l’India, il cui primo ministro, Narendra Modi, si è detto favorevole a promuovere lo sviluppo di videogiochi incentrati sulla cultura del paese asiatico.

Una dichiarazione ufficiale è stata pubblicata questa settimana sul sito web del primo ministro Modi, in cui si riconosce il potenziale dell’industria dell’intrattenimento in India, un’ampia categoria che include anche i videogiochi.

Sebbene gran parte della dichiarazione si riferisse all’intrattenimento in generale, Modi ha individuato nei videogiochi un’area di interesse riconoscendo la necessità di coinvolgere giovani e studenti. Modi ha anche sottolineato che “l’India dovrebbe sfruttare l’enorme potenziale di quest’area e guidare il settore internazionale dei giochi digitali sviluppando titoli ispirati alla cultura indiana e ai racconti popolari”.

Questa presa di posizione molto netta può essere vista come un’integrazione dell’iniziativa “Ek Bharat, Shreshtha Bharat“, avviata nel 2015 dal governo che mira a promuovere l’orgoglio e l’unità nazionale celebrando la storia e le tradizioni degli stati indiani e territori dell’unione.

Esistono già esempi di videogiochi sviluppati da team indiani? Certo, uno di questi è Raji: An Ancient Epic di Nodding Heads Games per Nintendo Switch, ma bisogna prestare maggiore attenzione a Studio Oleomingus, una software house davvero talentuosa che ha all’attivo già un buon numero di giochi incentrati sulla cultura indiana. I titoli sono davvero evocativi, citiamo Under a Porcelain Sun – ancora in sviluppo – che narra la storia di un viaggio alla ricerca della città mitica di Kayamgadh, e Timruk, una sorta di storybook di miti e racconti popolari indiani.

https://www.facebook.com/Oleomingus/posts/3187107881374021
FONTE Gamesindustry

Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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