Baldur’s Gate 3 farà felici anche i ruolatori più integralisti, parola di Larian

Baldur's Gate 3, Baldur's Gate, Larian Studios, Dungeons & Dragons

Che Baldur’s Gate 3 si proponga come un nuovo caposaldo nell’incontro fra videogioco di ruolo e rpg cartaceo è risaputo, ma Larian Studios ha voluto rimarcarlo raccontando un aneddoto interessante: sembra infatti che i tratti razziali dei personaggi giocanti influenzeranno nettamente la nostra esperienza di gioco portandoci in alcuni casi alla morte senza neanche avere il tempo di sfoderare la spada.

E’ il caso di Astarion, uno dei personaggi pregenerati che potremo controllare nel gioco, un mezzo-vampiro: secondo Larian sarà sufficiente fargli attraversare una via d’acqua per far scattare un game over istantaneo. E’ risaputo infatti che, folklore e lore di D&D alla mano, i vampiri hanno un piccolo problema con i corsi d’acqua, e che quindi attraversare per il buon Astarion anche un semplice fiumiciattolo in Baldur’s Gate 3 possa essere un problema davvero insormontabile.

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Una soluzione di questo tipo limiterà non poco la libertà d’azione dei giocatori, spingendoci a tener conto di cosa ci sia scritto sulla nostra “scheda personaggio”.Tuttavia, se c’è qualcosa che forse ancora manca all’rpg ispirato alle controparti cartacee è forse una reale volontà di ricreare questo tipo di dinamiche, forse sì castranti ma assolutamente irrinunciabili per i puristi.

Cosa vi aspettate da Baldur’s Gate 3? Credete che con le innovazioni del gameplay disponibili oggi potranno davvero far avvicinare il videogioco di ruolo alle atmosfere ed esperienze che è possibile provare a un tavolo durante una sessione settimanale?

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FONTE Rock, paper, shotgun

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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