GhostWire: Tokyo non è sparito, è attualmente in produzione

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GhostWire: Tokyo che fine ha fatto? Una domanda che si sono fatti moltissimi appassionati di videogiochi horror e delle produzioni di Shinji Mikami, un nome che rappresenta una garanzia nell’industria videoludica. Il padre di Resident Evil, Devil May Cry e del più attuale The Evil Within ci aveva fatto venire l’acquolina in bocca con un breve, cinematico trailer durante l’E3 2019 per poi non mostrare null’altro da quel giorno a oggi.

Molti si aspettavano, invero, The Evil Within 3, ma questa nuova IP è riuscita comunque ad attirare attenzione e curiosità dei fan. Dunque, GhostWire: Tokyo è andato in alto mare o è tutto sotto controllo? A rassicurarci c’è proprio Mikami che, in un’intervista rilasciata a IGN, ha dato informazioni sullo stato di produzione del gioco.

Shinji Mikami ha spiegato che GhostWire: Tokyo era in pre-produzione da alcuni anni sulla base nata da un’idea del direttore creativo Ikumi Nakamura, che poi però ha lasciato Tango Gameworks l’anno scorso. Dopo aver lavorato all’idea con una piccola squadra, il gioco è entrato in piena produzione.

Il team iniziale che ha iniziato a lavorarci contava circa cinque persone e ci ha lavorato per sei mesi. Abbiamo quindi esteso a 10 persone e ci abbiamo lavorato per alcuni anni prima di passare alla produzione completa.

Mikami stesso si è unito al team di sviluppo all’inizio del 2019 come produttore esecutivo per fornire assistenza. Il game designer giapponese ha anche affermato che il progetto sta richiedendo più tempo del previsto, tanto da considerarlo il lavoro più lungo a cui abbia mai messo mano.

Sappiamo inoltre che se di GhostWire: Tokyo non abbiamo più visto nulla è colpa anche dell’emergenza COVID, infatti un nuovo trailer sarebbe stato mostrato da Bethesda all’E3 di quest’anno, evento che è stato poi annullato per i motivi che già conosciamo.

Non essendoci stato alcun evento digitale sostituivo dell’E3, non abbiamo potuto avere un altro assaggio del prossimo titolo di Mikami.

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Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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