The Witcher 4 in sviluppo appena uscito Cyberpunk 2077

The Witcher 3, Geralt di Rivia

Coronavirus o meno, CD Projekt Red è nel pieno dei lavori di lancio per Cyberpunk 2077 (previsto per settembre) e in un’intervista rilasciata al magazine online polacco Stooq riportata da Eurogamer Poland ha deciso di sbottonarsi un po’ raccontando alcune cose sul lancio del suo nuovo kolossal (che presto riceverà classificazione ufficiale), ma anche sui suoi progetti futuri:il presidente dello studio Adam Kiciński ha annunciato che i lavori per il prossimo gioco di CD Projekt partiranno appena Cyberpunk uscirà sugli scaffali, e come già noto si tratterà di un gioco ambientato nel mondo di The Witcher.

Kiciński ha affermato che al momento CD Projekt è al lavoro su un concept abbastanza convincente, per un nuovo titolo single-player, tuttavia è bene specificare come il gioco non proseguirà le avventure di Geralt di Rivia, come già detto in passato dallo stesso Kiciński tempo fa. Quel che dobbiamo aspettarci è allora un titolo ambientato nello stesso universo narrativo della trilogia-capolavoro di CD Projekt, ma con caratteristiche differenti.

E forse non è affatto una brutta notizia.

Nuove storie, stesso mondo

Ci sono diverse buone ragioni per ritenere una simile mossa dell’azienda polacca interessante e giusta.

La prima è semplice: per quanto il suo comparto creativo sia formidabile nel creare nuove storie e curare il brand, l’impressione è che con la vicenda di The Witcher 3 (col suo perfetto bilanciamento fra epica e intimismo) la saga di Geralt si sia conclusa nel migliore dei modi possibili e che forse un ulteriore sequel potrebbe incrinare il perfetto feeling che un’intera generazione di videogiocatori ha creato con i suoi protagonisti. Avrebbe senso immaginare di nuovo Geralt alle prese con complotti e minacce ultraterrene dopo aver finalmente concluso la più grande avventura della sua vita?

Personalmente (e perdonate se svesto i panni della professionalità e infilo quelli del fan) credo di no.

I buoni motivi per non vedere più in Geralt il solo cardine di quel brand sono però evidenti anche se guardiamo la faccenda da un punto di vista più analitico.

Un The Witcher senza IL witcher?

Da una parte, i Regni Settentrionali sono un’ambientazione talmente viva, profonda e caratterizzata da far pensare che le storie da raccontare siano ancora tantissime a prescindere dal POV col quale il giocatore le affronta (per quanto il POV in questione sia quello di un personaggio straordinario) e che anzi variare in qualche modo il plot potrebbe dare spunti di trame capaci di rinnovare la saga e aumentarne l’originalità.

In secondo luogo non scordiamo che, a detta di molti commentatori e persino di appassionati, il fatto che fino a oggi una serie così fortemente basata sull’importanza della libertà di scelta abbia messo i giocatori al comando di un personaggio così “codificato” come Geralt è spesso stato visto come un limite all’aspetto “roleplaying”.

E’ vero, Geralt era un personaggio splendido, scritto benissimo e in grado di incarnare alla perfezione l’idea dell’eroe senza paura capace di decidere il destino di un mondo, ma portava con sé un bagaglio di avventure ed esperienze già affrontate tale da far sì che molti giocatori che avevano letto i libri (ma non solo loro) fossero fin troppo condizionati nelle scelte da fare durante l’avventura.

Sorge allora la domanda: un classico action-rpg con creazione libera del personaggio ma ambientato nel mondo di Sapkowski e reso vivo dalle magiche penne dello story group di CD Projekt riuscirebbe a creare un gioco ancor più coinvolgente e forte dal punto di vista narrativo?

D’altra parte, siamo sicuri che un The Witcher privo di un personaggio dall’umanità e dallo spessore di Geralt sarebbe la stessa cosa?

Purtroppo al momento non possiamo saperlo.

Possiamo solo aspettare e sperare che CD Projekt faccia un nuovo miracolo. Intanto aspettiamo con impazienza Cyberpunk 2077.

>>Leggi anche: The Witcher 3: CD Projekt Red ha fatto pace con il creatore della saga<<.

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FONTE DualShockers Eurogamer Polonia

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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