SW Jedi: Fallen Order era a un passo dal rinvio

Star Wars Jedi: Fallen Order, Cal Kestis,

Star Wars Jedi: Fallen Order è stata una delle sorprese videoludiche di fine 2019 e si è rivelato uno dei migliori giochi del franchise fantasy/scifi nonostante alla sua uscita avesse ancora degli evidenti problemi tecnici legati al framrate e ad altre componenti grafiche. Problemi che, stando a un’intervista a Vince Zampella, responsabile di Respawn (e da poco più di un mese nominato da Electronic Arts responsabile di Dice L.A.), avrebbero impensierito a tal punto il team di sviluppo da suggerire un rinvio strategico per fixare i difetti.

Un’idea non così difficile da spiegare, considerando l’importanza dell’universo trattato e soprattutto i cospicui investimenti nel progetto sia in termini di risorse che di energie. Tuttavia, alla fine hanno prevalso dei motivi di opportunità troppo pressanti per permettere un ritardo nell’uscita.

Come riferito da PlayStation LifeStyle, sia Zampella che il director del gioco Stig Asmussen avrebbero insistito per non spostare la release dalla metà di novembre. L’obiettivo della decisione strategica era duplice: da un lato lanciare il gioco un periodo culminante nel Natale e, dall’altro, mantenere Jedi: Fallen Order all’interno di un calendario di uscite a tema Star Wars previste per quel periodo: The Mandalorian, lanciato su Disney Plus tre giorni prima dell’uscita del gioco (a proposito: quanto sarebbe bello un gioco su The Mandalorian? Ne abbiamo fantasticato qui), e soprattutto The Rise of the Skywalker, andato nelle sale qualche settimana dopo.

“Sinceramente sarebbe stato meglio avere un po’ di tempo in più-ha detto Asmussen, raggiunto da USGamer-Ma al tempo era pronto per essere giocato. E’ stato bello, e abbiamo sentito che ai fan sarebbe piaciuto”.

A conti fatti, dando un’occhiata alle reazioni entusiaste, sembra proprio che l’istinto jedi di Asmussen abbia funzionato e che lo abbia consigliato bene.

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FONTE PlayStation LifeStyle

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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