Stalker 2 userà l’Unreal Engine per permettere lo sviluppo di mod

S.T.A.L.K.E.R. 2,

Piccola sorpresa imprevista per gli appassionati di S.T.A.L.K.E.R., la fortunata serie action postapocalittica ispirata al celebre film di fantascienza di Andrej Tarkovskj: un Tweet dell’account ufficiale ha informato che il titolo sarà sviluppato in Unreal Engine per permettere agli utenti di poter confezionare le proprie mod.

 

Una notizia che in realtà è una sorta di conferma di un’altra dichiarazione, in quanto già a maggio 2019 il direttore marketing di Epic Games (che avrà l’esclusiva della distribuzione), Sergey Galyonkin, aveva “sibilato” via team l’annuncio pur non rendendolo ufficiale:

A dispetto del suo titolo, S.T.A.L.K.E.R. 2, annunciato nel corso del 2018, sarebbe il quarto capitolo della saga partorita dal team ucraino (dopo S.T.A.L.K.E.R.: shadow of Chernobyl, S.T.A.L.K.E.R.: Clear Sky e S.T.A.L.K.E.R.: Call of Pripyat), e il primo ad approdare al celeberrimo motore grafico. 

La storia della saga è infatti legata in modo indissolubile a un motore proprietario, l’X-Ray Engine, è definito in modo unanime ricco di effetti visivi interessanti ma in generale un abbastanza “povero”.  La scelta di un nuovo supporto grafico sembra quindi voler sottolineare una sorta di ambiziosa ripartenza per la serie.

Segnali ambiziosi

La spiegazione data dal team alla scelta è di voler costruire un titolo in grado di essere facilmente “plasmato” dai modder grazie alla sua intrinseca semplicità. Un’enunciazione di obiettivi molto interessante, poiché suggerisce come GSC Game World punti a dare strumenti che, in mano a una folta community di appassionati, potrebbe potenzialmente espandere l’esperienza di gioco molto al lungo: che l’obiettivo sia la costruzione di un nuovo best-seller?

Le condizioni ci sono tutte: pur essendo lentamente sparita dai radar nel corso del decennio appena concluso (l’ultimo capitolo è del 2009), la serie ha comunque sviluppato un suo pubblico di affezionati, e gioca sul favore dato da altri prodotti “analoghi” come per esempio la serie di Metro.

Un classico del post apocalittico

La serie di S.T.AL.K.E.R., è conosciuta per la sua peculiare originalità: riprendendo il film di Tarvorskj del 1978 e il romanzo alla sua base, Picnic sul ciglio della strada (1972), racconta un universo distopico nel quale la zona contaminata di Chernobyl è una landa desolata alla mercé di mostri radioattivi, predoni e altre fazioni fra i quali il giocatore è chiamato a guidare una guida esperta (lo Stalker, appunto) con l’obiettivo di portare a termine una serie di missioni e incarichi.

Un setting sfizioso, ricco di spunti per avventure sempre nuove, che il team ucraino non ha sicuramente finito di sfruttare a dovere.

 

>>Leggi anche: Chernobyl: dalla serie HBO a Call of Duty<<

 

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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