TimeSplitters: un membro del team originale reclutato da THQ Nordic!

timesplitt copertina

Timesplitters, brand fps di inizio anni 2000, è una di quelle serie che hanno segnato l’approdo del genere su console in un periodo molto fiorente per l’innovazione videoludica, grazie a un setting divertente e originale, una struttura quasi arcade nel suo incedere e una grafica cartoonesca lo hanno destinato a un posto d’onore nella memoria di tanti giocatori di lungo corso. Purtroppo, col passare del tempo il brand è stato accantonato per varie ragioni, finendo presto nella nicchia dei ricordi; oggi però arriva la notizia che Steve Ellis, di Free Radical Design (team di Time Splitters) sarebbe stato arruolato da THQ Nordic, detentrice dei diritti, per una collaborazione… che stia per arrivare il momento di incendiare di nuovo il continuum spaziotemporale?!

Timesplitters: pezzo di cuore!

Cosa ha reso così speciale la saga di Timesplitters, così tanto da attirare l’attenzione di molti giocatori per un suo possibile ritorno? Come abbiamo detto, un’ambientazione sfiziosa che ne faceva un unicum nel suo genere e il suo arrivo in una stagione d’oro per l’FPS su console.

Nel suo cammino, oltre un quarto di secolo fa (ci piace metterla sul drammatico, lo sappiamo!), la serie è approdata su PS2, GameCube e XBox, segnando indelebilmente il primo decennio degli anni 2000 con il suo stile di gioco estremamente peculiare. Pur essendo un’esperienza in single player, il primo capitolo della saga aveva dalla loro un plot davvero inconsistente che ci vedeva viaggiare di epoca in epoca col progredire dei livelli senza darci alcune dettaglio sui perché, inserendoci in una cornice del tutto giocosa nella quale, più che la trama, a dettare legge erano il setting e un gamplay del tutto basato sul divertimento insito nell’abbattere orde di nemici, senza troppi orpelli.  A confermare l’impostazione spensierata del titolo c’era poi la possibilità peculiare di poter scegliere il personaggio col quale affrontare i singoli livelli e persino la difficoltà, una scelta che ovviamente andava contro qualsiasi pretesa di buttarla sulla narrativa: più che di giocare una storia, si trattava semplicemente di completare livelli raggiungendo diversi obiettivi e di divertirsi, come in un vero e proprio cabinato d’epoca.

Una formula fortunata, che nel corso degli anni era riuscita ad accogliere attorno a sé un vasto pubblico di ammiratori.

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TimeSplitters 2

Gli ultimi sviluppi

Dopo il suo primo, fortunato exploit, la saga si è sviluppata in ben altri due episodi fra il 2002 e il 2005, incontrando sempre maggiori successi e arrivando a proporre un titolo più curato da una punto di vista narrativo, basando l’avventura sulle gente di un simpatico space marine di nome Cortez, in viaggio fra le diverse epoche per… beh per salvare l’Universo, che domande!

Un buon successo,che venne confermato dall’annuncio, nel 2007, di quello che tutti i fan aspettavano, ovvero un quarto episodio della saga, in tempo perfetto per l’arrivo della next-gen, fatto che come ovvio avrebbe segnato un nuovo salto di qualità e nuove ore di divertimento.

Qualcosa, però, sembrava essere andato abbastanza storto: come in un triste ping pong, il progetto di TimeSplitters 4 è stato più volte rinviato fino ad approdare a una sorta di annullamento dell’uscita che ne ha decretato la discesa nell’oblio, pur esistendo alcuni progetti interessanti di remake fan-made destinati costantemente a mantenere accesa la fiaccola della speranza.

Fiaccola che però è stata definitivamente riaccesa, e non adesso: giusto un anno fa, agosto 2018, è arrivata infatti la notizia dell’acquisizione della licenza da parte di THQ Nordic.

Oggi, con questo coinvolgimento, le cose cominciano a farsi davvero interessanti

TimeSplitters 3

Rare & co.: una stagione indimenticabile

Il nome di Ellis, infatti, sembra essere una garanzia doppia per gli amanti del genere.

Come dicevamo poco più su, quello dei primi anni 2000 fu un periodo molto felice per l’FPS su console, grazie soprattutto al lavoro svolto da un team in particolare, Rare, responsabile di 007: Goldeneye (ancor oggi considerato pietra miliare indiscussa), e proprio a Rare Ellis ha mosso i suoi primi passi.

Ci potremmo chiedere, seriamente, quale possa essere l’apporto di un gioco storico ma molto radicato in uno scenario così “storico” e per mano di un veterano.

Il videogioco, dai tempi di Rare, è molto cambiato e sembra essersi evoluto in maniera del tutto inedita rispetto a quella stagione: quanti single player permettono al giocatore di fare del cambio di personaggio? E vogliamo parlare di un leggero nonsense che caratterizzava TimeSplitters? Tutta roba che sembra ormai appartenente a un’altra epoca.

E se invece una piccola iniezione di quella filosofia portasse a una rivitalizzazione di un quadro ludico ricco di spunti di interessanti ma, in fondo, dalle “coordinate creative” spesso un po’ troppo consolidate?

In fondo spesso per riaccendere la miccia della creatività e creare nuove opere d’impatto basta un po’ di follia.

>>Leggi anche: La difficile estate di Twitch<<

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Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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