Defiant è una software house specializzata nel mondo dei videogiochi indipendenti che ha sul groppone una coppia di videogiochi: Hand Of Fate ed il suo seguito Hand Of Fate 2, quest’ultimo da noi recensito qualche tempo fa e giudicato positivamente.

Ah no aspettate, c’è un refuso: Defiant era una software house specializzata nel mondo dei videogiochi indipenenti con sul groppone una coppia di titoli ed aveva in programma di tirare fuori anche il suo terzo videogioco.

Defiant ci lascia così, con un trailer riguardante il loro gioco che mai verrà pubblicato e con una triste storia pubblicata sulla loro pagina facebook che spiega le motivazioni dietro la chiusura dello studio, dandoci una lente d’ingrandimento con cui poter osservare i retroscena di quel che succede quando uno studio chiude.

Bando alle ciance e prendete i fazzoletti, Defiant Developement oggi vive ancora un pochino nei nostri cuori (e nei nostri articoli).

C’era una volta Defiant

hand of fate 1Defiant Developement era una software house australiana impegnata nel fondere il mondo dei videogiochi con il mondo dei board-games; nel corso della sua carriera il loro concept era stato incarnato da un brand, quello di Hand Of Fate, dove il mondo dei giochi di carte e dei dungeon crawler si toccavano per poi mischiarsi sapientemente.

Nel corso della sua breve vita la software house australiana aveva raggiunto delle nicchie di giocatori, soddisfando un determinato tipo di pubblico ed aveva anche più o meno accontentato la critica attraverso dei sistemi di gioco originali ed efficaci.

Dopo i due videogiochi la compagnia era anche riuscita a tirare fuori un gioco da tavolo con cui chiudere il simbolico cerchio delle loro produzioni, facendo tornare il gameplay dei suoi videogiochi ai tavoli a cui in teoria apparteneva.

“È con molta tristezza che annunciamo la fine di Defiant

Per prima cosa ricordiamo a tutti i lettori che il nostro personale, tutto molto talentuoso, è già alla ricerca di nuovi posizioni dove prestare servizio; nel loro campo ognuno di loro è un maestro, motivo per cui non possiamo fare altro che raccomandarvi l’assunzione se avete modo.

Quando abbiamo dato inizio alla storia di Defiant Developement avevamo in mente un obbiettivo più che chiaro: mettere insieme una squadra di grandi persone percreare grandi videogiochi, il tutto in una maniera etica rispettando in contemporanea il pubblico e le menti dietro lo sviluppo.

Nel  corso del 2010 l’Australia aveva un disperato bisogno di dimostrare al mondo che era possibile avere una proprietà intellettuale completamente nazionale, qualcosa in grado di funzionare senza dover andare a bussare alle porte degli studios esteri di caratura internazionale. L’obbiettivo di Defiant era quello di creare un modello di studios, all’interno della nazione, in grado di dire a tutti “ce la possiamo fare anche senza bisogno delle grandi compagnie estere”.

Nove anni dopo possiamo confermarlo a tutti: gli studios australiani sono in grado di tirare fuori prodotti di grande ualità e ci sono continuamente nuove software house del posto in grado di ricordarcelo.”

Di cosa parla Defiant Developement?
L’Australia non ha un grande storico di software houses dedicate al mondo dei videogiochi e generalmente è ricordata unicamente per le divisioni di alcune enormi realtà mondiali: i primi team che saltano all’occhio leggendo la pagina wikipedia dedicata sono quelli di 2K Australia, di THQ Australia o di Nintendo. Defiant, insieme a software house come Team Cherry, stava provando a tirare fuori qualcosa di completamente autoctono. Qualche tempo fa avevamo anche parlato di come il governo si stesse preparando per realizzare dei fondi ad-hoc per tale industria.

Quanto è difficile adattarsi al mercato?

hand of fate 2

La lettera ai fan è poi continunata raccontando quella che era la mission della software house australiana, una mission purtroppo poco compatibile con la rapidità dei mercati odierni che ne hanno decretato il fallimento.

Il modello di sviluppo di Defiant si è sempre concentrato nel creare videogiochi che nessun’altra avrebbe voluto mettere in piedi; videogiochi in grado di riflettere le nostre essenze e la nostra passione, videogiochi innovativi. Il nostro processore si è sempre concentrato sui concetti di esplorazione e iterazione, ci siamo sempre divertiti ad andare negli angoli bui del game design alla ricerca di tesori nascosti da tirare fuori; siamo partiti senza sapere quale fosse la nostra destinazione ma sapendo soltanto che i luoghi sconosciuti non sono sempre i più sicuri da esplorare.

Questo è un modo rischioso per fare videogiochi, ne eravamo consapevoli fin dall’inizio.

Quando lo sviluppo di un videogioco realizzato in questo modo è riuscito abbiamo avuto a che fare con un senso di novità altrimenti mai provato, eravamo riusciti a mettere insieme qualcosa che nessuno credeva possibile.

Quando lo sviluppo di un videogioco in questo modo è fallito ci ha lasciato privi di una rete di sicurezza da cui poter poi ripartire.

Il mercato videoludico è cambiato nelle piccole e nelle grandi cose nel corso dei nove anni di vita che ci troviamo sulle spalle; noi non siamo stati capaci di cambiare con esso abbastanza rapidamente per poter continuare la nostra attività.

Il brand di Hand Of Fate aveva dalla sua concept ludici estremamente originali: mischiare meccaniche tipiche dei videogiochi e meccaniche tipiche dei boardgame per poter creare qualcosa di unico è davvero esplorare un angolo buio del game design. Questo non ha riscontrato i favori del mercato, come ben sappiamo lontano dai valori descritti dalla compagnia nella sua lettera agli appassionati.

L’ultimo lascito della software house australiana è un filmato agrodolce.

La lettera si conclude nel modo più agrodolce possibile: un trailer dell’ultimo prodotto su cui gli sviluppatori hanno lavorato prima di chiudere.

Defiant al momento continuerà ad esistere unicamente per supportare i prodotti già rilasciati; con essi vi regaliamo anche un video in cui vi mostriamo il progetto a cui stavamo lavorando, un titolo che rimarrà privo di conclusione su cui avevamo puntato molto.

Secondo quanto mostrato dal trailer A World In My Attic sarebbe potuto essere l’evoluzione del gameplay raffinato nei due Hand Of Fate, un gioco da tavolo digitale più aperto e crudele; con un mondo originale da esplorare ed una cosmogonia da imparare ad apprezzare.

La storia di Defiant Developement in conclusione si ferma qui, strozzata da un mercato incentrato su microtransazioni scelte dagli azionisti, dal crunch sempre meno sostenibili (tolti rari casi) e da un modello, quello dei games as service, in perenne ascesa. Per quanto poco possa contare, noi di Player.it auguriamo a tutti quelli di Defiant Development un nuovo lavoro nel settore in grado di soddisfarli, in modo che possano mettere di nuovo, pixel su schermo, i mondi che abbiamo imparato ad apprezzare in Hand Of Fate.

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