Disponibile “Core Fighters” la versione Free-to-Play di Dead or Alive 6

Screenshot dal trailer di Dead or Alive 6 Core Fighters che mostra i primi personaggi gratuiti

Team Ninja, studio di sviluppo dello storico franchise picchiaduro di Dead or Alive, ha appena rilasciato la modalità Free-to-Play del loro ultimo capitolo, Dead or Alive 6. Andiamo insieme a vedere in cosa consiste questa versione e quale sia la sua convenienza rispetto al pacchetto completo del gioco.

Un’introduzione a DOA 6 di tutto rispetto

 

 

La versione Free-to-Play di Dead or Alive 6 è stata rinominata “Core Fighters“, ed è molto simile alla Dead or Alive 5 Ultimate: Core Fighters Edition uscita anni fa per il precedente capitolo.

Il gioco, già disponibile per PS4, Xbox One e PC, contiene al suo interno quasi tutte le modalità principali di Dead or Alive 6, ma solamente quattro personaggi giocabili scelti dall’intero roster. I giocatori potranno in seguito acquistare altri personaggi e poterli permanentemente legare al proprio account.

A differenza di Core Fighters per Dead or Alive 5, Dead or Alive 6 avrà una rotazione settimanale di personaggi diversi, in modo che col tempo tutti possano provare gratuitamente l’intero roster e decidere più facilmente quali lottatori acquistare e padroneggiare.

 

 

I primi quattro personaggi disponibili per Dead or Alive 6: Core Fighters sono la sempre presente Kasumi, Hitomi, e Bass, tutti personaggi molto iconici e di vecchia data all’interno del franchise, assieme alla new entry Diego.

Sembra inoltre che Dead or Alive 6 riceverà un supporto aggiuntivo da parte dell’intero team di sviluppo. Il Producer Yohei Shimbori ha infatti spiegato come voglia rendere Dead or Alive 6 non solo più tecnico ed adatto alla scena e-sports rispetto agli altri capitoli, ma anche parecchio più divertente ed abbordabile per tutti coloro che cercano un picchiaduro da spolpare.

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Articolo a cura di Riccardo Liberati

Classe 1997, cresciuto immerso dai libri, cartoni e videogiochi, ho sempre desiderato e provato fin dalla tenera età a creare storie fantasiose che rendessero un po' più brillante la mia vita monotona.

Ho trascorso l'infanzia in solitaria, giocando a quanti più titoli possibili, spaziando dai vecchi J-RPG di Square Enix fino ai più violenti sparatutto su PC, non disdegnando nel frattempo RTS, platform e giochi di corse automobilistiche.

Alle superiori riesco finalmente ad aprirmi e a trovare dei compagni con i miei stessi gusti e sogni, e capisco che non amo tanto i videogiochi, quanto la cultura ed i messaggi dietro di essi, gli stessi che ho sempre trovato nei libri, film e qualsiasi altro tipo di medium artistico.

Inizio a lottare per questo concetto scrivendo all'impazzata ed accrescendo la mia cultura ancor di più, sia attraverso la scuola che attraverso gli incontri e le persone d'ogni giorno. Questo bel sogno finisce con l'arrivo all'università, periodo peggio di qualsiasi film horror che abbia mai visto e che mi costringe a mollare tutto e rifugiarmi nella mia Fortezza della Solitudine per tre anni, perdendo interesse e linfa vitale per qualsiasi cosa.

Nel frattempo ho lavorato in numerosi settori, dall'aiuto vendita al libraio al tutor privato, e nel 2018 inizio a scrivere per Player.it, il mio primo incarico ufficiale come giornalista videoludico e che mi ha formato moltissimo sia nell'ambito dei videogiochi che in quello della scrittura basilare.

Oggi ho ripreso a studiare grazie alla scelta repentina ed irrazionale di iscrivermi alla Scuola Holden di Torino, luogo da cui vi scrivo, abbandonando casa per la prima volta ed il luogo natale di ogni mio piccolo successo e grande fallimento. La mia speranza? Quella di poter riuscire a trovare una strada ben delineata, facendo quello che mi piace fare senza dovermi sottomettere a nessuno

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