Capcom ha dichiarato di preferire i giochi di qualità ai giochi di successo

Capcom

Il valore della critica videoludica si è sempre scontrato con il il gettito di vendite e di soldi che aleggia come uno spettro dietro il grande faccione dell’industria ludica. Per ogni gioco che prende 9 ne troviamo mille da 6 che riescono a vendere cifre da capogiro, giochini mobili che non dovrebbero valere un unghia d’orco che finiscono per generare più introiti del certosino lavoro artigiano presente dietro alcuni titoli, che siano essi indipendenti o meno.

Capcom, tra le varie software house giapponesi, è quella che sembra aver intrapreso la strada più virtuosa, puntando su investimenti ludici in grado di elevare (in qualche modo) il media e il genere di riferimento senza pensare direttamente al tornaconto del proprio portafogli.

Più volte l’azienda giapponese ha dichiarato come Monster Hunter World sia stata una vera e proprio scommessa, anche considerando l’assenza di acquisti in game feroci e violenti come le tipiche microtransazioni. Nel corso di un intervista con Gamesindustry.biz il direttore operativo di Capcom Europe, tale Stuart Turner, ha rilasciato dichiarazioni riguardante il successo di Resident Evil 7 e di come Capcom abbia preso la cosa.

Quality Over Quantity, l’ipotetico mantra made in Capcom.

È triste da ammettere ma i numeri parlano chiaro: Resident Evil 7, ultimo capitolo della più importante saga Survival Horror della storia videoludica ha venduto meno del suo predecessore Resident Evil 6, titolo considerato in modo unanime uno dei peggiori della saga e videogioco distante dagli stilemi tipici che hanno reso la saga di Biohazard il juggernaut di vendite e critica che è oggi.

Questo però non ha scombussolato Capcom che ha detto di preferire i giochi di qualità ai mostri di vendite:

Per noi non è una questione di successo commerciale, i videogiochi hanno anche un elemento artistico da tenere a mente, hanno anche la necessità di guidare e aprire delle nuove strade, nuove direzioni da intraprendere. Resident Evil 6 e Resident Evil 7 sono due nostri giochi con risultati commerciali molto diversi, specie a livello assoluto ma a noi sta benissimo così; l’azienda è felice di quello che ha ottenuto realizzando il settimo capitolo di Resident Evil perché ottenere un ottima accoglienza e ottenere voti estremamente positivi dai critici di settore per noi conta più di vendere milioni e milioni di copie. Preferiamo un gioco da 9 che vende meno anzichè uno da 6 che vende di più.

Capcom conosce bene i propri polli?

Turner ha poi parlato di come la software house si sia mossa con Resident Evil 2 Remake, un titolo estremamente delicato a causa della sua natura radicata nel passato della saga e dell’azienda. Gli sviluppatori hanno sempre saputo di star lavorando con un brand importante e con un gioco storico, motivo per cui ci sono andati con i piedi di piombo quando hanno iniziato a lavorare alla sua ricostruzione.

Non tutto sarà uguale (come già abbiamo visto qui) perché il titolo andrà comunque pubblicato al giorno d’oggi, dove giocatori e giocatrici sono diversi per gusti e mentalità: la telecamera in terza persona, ad esempio, è il risultato finale di centinaia di esperimenti atti a scoprire il miglior modo per rappresentare tale titolo ed è risultata la scelta più sensata da fare dopo aver provato la prima persona e la telecamera fissa che apparteneva all’originale.

Infine, il problema delle vendite, secondo il marketing director Antoine Molant, si risolverà con il passare del tempo grazie alle vendite a lungo termine, il nuovo metro di paragone per l’azienda rispetto alle vendite durante il day one. Al giorno d’oggi Resident Evil 7 ha venduto 5.1 milioni di copie (cifra rispettabilissima), un numero inferiore alle 7.1 milioni di copie che l’azienda è riuscita a piazzare con Resident Evil 6; quest’ultimo numero, in ogni caso, è probabilmente destinato a diventare il minore tra i due grazie anche al fatto che l’ultimo capitolo della saga horror è uscito soltanto 18 mesi fa (circa) ed ha ancora tutto il tempo di sbocciare, a suo modo, grazie al passa parola e alla qualità che lo caratterizza ludicamente parlando.

Se non vogliamo aspettare l’arrivo del 25 Gennaio 2019 per giocare a Resident Evil 2 Remake su PC, Xbox One e PS4 sarà buona cosa riprendere andare a fare una seconda visita alla famiglia Baker e alle sue folli problematiche, all’interno delle paludi della Louisiana.

Resident Evil 2 remake

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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