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WildStar – Recensione (seconda parte)


Qualche giorno fa abbiamo iniziato la nostra lunghissima recensione di WildStar (LEGGI QUI LA PRIMA PARTE DELLA RECENSIONE) introducendovi alla meravigliosa Nexus e alle sue ricchezze nascoste, alla duttilità del suo sistema di evoluzione dei personaggi e alla grandissima personalizzazione garantita dai Path e dalla doppia strada per ogni classe. Oggi è  invece il momento di guardare con più attenzione alla strepitosa mole di contenuti preparata da Carbine, che di fatto candida WildStar ad essere il MMORPG al lancio con il maggior numero di eventi e attività da fare.
Adventures, Raids, Warplots, PvP e Battlegrounds sono attività che danno ovviamente il meglio una volta raggiunto l’end game, ma alle quali si può accedere sin dai primissimi livelli di gioco. I Battlegrounds ad esempio (Walatiki e Halls of the Bloodsworn) sono accessibili al livello 6 e 15, e sono dei giganteschi capture the flag o king of the hill da giocare in 10 contro 10, senza quasi pretese di tattica o strategia. Il sistema di combattimento Telegraph infatti, che come detto punta tutto sul combattimento ad area, non permette di potersi focalizzare su un solo nemico per abbatterlo in fretta, il che si traduce in combattimenti caotici e anarchici, sicuramente divertenti, ma senza la minima pretesa di essere altro che semplici intermezzi tra una quest e l’altra.
Un mondo selvaggio
I Battlegrounds, così come le Arene (scontri che si fanno in 2v2, 3v3 e 5v5) servono infatti per farsi le ossa per i veri eventi PvP endgame: Raid e Warplots. Innanzitutto va detto che queste istanze saranno raggiungibili solo dopo centinaia di ore di gioco, visto che si sbloccano al livello 50 dopo aver completato tutti gli Attunenment necessari, una serie di passaggi molto complessi e difficili indispensabili per sbloccare Genetic Archive e Datascape, i due Raid (PvE questa volta) che sono un po’ la punta di diamante dei contenuti end game di WildStar. Se invece preferite menare di santa ragione un vostro amico, nemico o anche semplicemente un ignaro passante dovrete dedicarvi ai Warplots, versione di gilda (si giocherà infatti 40 contro 40) delle già citate arene PvP, che però richiedono una gilda molto ben equipaggiata che gli si dedichi quasi esclusivamente, essendo considerata a pieno titolo uno degli eventi più impegnativi ed esclusivi dell’intero gioco.
Decisamente più abbordabili, nonché fulcro del PvE, ci sono Adventures e Dungeons. Le Adventure, acronimo del più lungo Advanced Diagnostic Virtual Environment Neuro-Tactile Universal Research Experiment, sono contenuti molto particolari, creati con il chiaro intento di fornire al giocatore un’alternativa al solito tran tran del grinding estremo. Le cinque al momento disponibili si sbloccano in diversi step dal quindicesimo al cinquantesimo livello, e offrono oltre che ambientazioni anche stili di gioco totalmente differenti. Si passa infatti dall’Adventure in stile tower defense a quella MOBA, passando per le più classiche in stile raid o quella in cui si deve difendere una posizione. Per accedervi non si deve fare altro che raggiungere il livello necessario e recuperare il sim core corrispondente, in modo da ritrovarsi l’istanza nel comodo party finder. Tutte le Adventure, così come i Dungeon, sono pensati per essere fatti in gruppi da 5: un healer, un tank e tre DPS.
I Dungeon, dicevamo: Stormtalon’s Lair, Ruins of Kel Vorath, Skullcano, e Sanctuary of the Swordmaiden sono quelli al momento disponibili, e rappresentano il vero scoglio con cui ogni giocatore di WildStar dovrà confrontarsi, e con cui capirà se il gioco Carbine è fatto o meno a sua misura. La loro difficoltà è infatti sensibilmente più alta rispetto alla media degli altri contenuti, e richiede, oltre che un certo equipaggiamento, anche  preparazione e sopratutto attenzione. La curva di difficoltà è in questo caso mal bilanciata, perché l’impegno richiesto per vincere ogni Dungeon, sopratutto in modalità veteran, è troppo alto, oltre che poco commisurato alle effettive ricompense. Il gameplay dei Dungeon è quello classico che ci si aspetterebbe da questo genere di contenuti: lunghi corridoi e aree più aperte brulicanti di nemici e boss, ognuno con le sue abilità e sopratutto meccaniche speciali, basate in larga parte sull’utilizzo dei Telegraph. 
Insomma, dal punto di vista dell’end game, che Carbine chiama Elder Game, ci troviamo davanti ad un titolo imponente, sopratutto se consideriamo il fatto che si sia ancora nella fase di lancio. A nostra memoria non ci sono stati nell’epoca recente MMORPG che abbiano proposto un’offerta così vasta e varia come quella di WildStar, che problemi di bilanciamento a parte riesce  offrire contenuti di qualità per ogni fascia di livello, e ragiona già sul lunghissimo termine, visto che l’Elder Game è pensato per rubarvi una quantità di tempo davvero non indifferente.
Non ci si limita però al solo combattimento: un ruolo di primissimo piano lo rivestono infatti anche il crafting e l’housing, vero fiore all’occhiello delle attività collaterali da fare su Nexus. Raggiunto il livello 14 infatti ci si potrà imbarcare in una quest che una volta terminata ci farà diventare proprietari di un appezzamento di terra sospeso in aria, sul quale si potrà edificare la propria casa, di forme e dimensioni diverse (a seconda della spesa). Questa feature non è solo il perfetto modo di esprimere il proprio gusto e la propria vanità,  ma anche un gran bel sistema per guadagnare bonus e perk altrimenti inaccessibili: la nostra abitazione infatti può attivare un tipo di bonus (a nostra scelta) per il PvP, le Adventure (e Dungeon) o le operazioni di questing in generale, ma non si limita a questo, visto che ci darà la possibilità di installare nel giardino di casa nodi minerari, crafting station o anche punti di accesso a mini-adventure o arene esclusive.
Dal punto di vista grafico il lavoro fatto da Carbine è poi encomiabile: certo, si paga un certo (evidente) debito a World of Warcraft, ma molto meno di quello che ci si aspetterebbe: la direzione artistica è infatti molto più personale e peculiare di quanto ci saremmo aspettati, e questo non può che essere un colossale punto a favore per l’opera NC Soft, che riesce a combinare perfettamente il feeling easy di WoW con elementi fantascientifici più vicini ai Guardiani della Galassia di casa Marvel piuttosto che al titolo Blizzard. I colori sono sempre incredibilmente vividi e saturi, il colpo d’occhio imponente e lo stile dei personaggi vario ed efficace. Certo, deve piacervi lo stile sempre sopra le righe à la Borderlands, ma se lo apprezzate Nexus potrebbe facilmente diventare per voi una seconda casa. Non tutto però è perfetto: pur non richiedendo computer particolarmente esosi per goderselo appieno WildStar è afflitto da un numero di bug sopra la media, pratica a cui purtroppo NC Soft ci ha abituato nel recente passato. Nulla che possa arrivare a compromettere l’esperienza di gioco, ma chi ha vissuto il lancio del titolo non avrà potuto fare a meno di notare le diverse sospensioni del servizio per manutenzione, l’alto numero di quest monche per bug assortiti o i kill non assegnati ai fini dell’attunement. Inutile dire che la speranza è che con i primi major update tutti questi errori di gioventù possano essere presto dimenticati.
Conclusioni
WildStar è un titolo enorme, imponente, e a modo suo coraggioso visto che punta un pubblico hardcore e non casula, come fanno tantissimi suoi congenerici. Le attività da fare sono oggettivamente tante, e possono nonostante tutto adattarsi a qualcunque tipo di situazione e gusto. Il combat system è divertente, caciarone e tecnico al punto giusto, e l’atissimo gradi di personalizzazione permette di crearsi un avatar che rispecchia realmente il proprio stile di gioco. Carbine ha insomma fatto un centro quasi perfetto, creando un titolo che potrebbe realmente essere il degno erede di World of Warcraft.

Articolo a cura di Redazione Player.it

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