Bioshock Infinite: Burial at Sea – Recensione


Quella di Bioshock è una serie tutto sommato recente, è infatti nel vicino 2007 che il primo capitolo dell’opera di Ken Levine fa il suo esordio nel mondo dei videogiochi, riuscendo fin da subito ad unire critica e pubblico in lodi corali. Dopo un secondo capitolo ancora ambientato nelle profondità distopiche di Rapture, con Bioshock Infinite abbiamo assistito ad un cambio di passo non da poco: dal futuro distorto di un tentativo naufragato, al presente inquietante di una civiltà di facciata, per una delle produzioni più acclamate di quest’anno che sta per finire. Oggi, a pochi mesi di distanza dall’uscita di Bioshock Infinite, i giocatori di tutto il mondo possono rituffarsi nella serie Irrational Games Grazie a Bioshock Infinite: Burial at Sea, DLC disponibile via digital delivery su Steam, Xbox Live e PlayStation Network. 
Dal cielo all’abisso
E’ ancora una volta l’aspetto scenografico a rapire il giocatore fin dai primissimi momenti di gioco, l’abilità degli sceneggiatori di creare un mondo capace di coinvolgere in pochi attimi è senza dubbio da premiare, soprattutto se basta lo sguardo di un personaggio o la musica in sottofondo a creare un’atmosfera a metà tra il sogno e la realtà. Non siamo più tra le isole volanti di Columbia, ma torniamo in quella Rapture primo amore, in un passato che la vede ancora vibrante ed operosa. E’ soprattutto la prima parte della nostra (breve) avventura a convincerci sul fronte dell’impatto emotivo, grazie ad un’esplorazione libera di una cittadina splendida e fin’ora solo sognata: vedere operativa quella distopia affascinante che avevamo constatato fallimentare nei primi due capitoli della serie ha un sapore tutto speciale, e certo è aspetto apprezzabile al cento percento solo da chi avesse precedentemente affrontato i titoli cui si riferisce. Cogliamo l’occasione, dunque, di esortarvi a recuperare sia Bioshock che Bioshock 2, nel caso mancassero alla vostra ludoteca, un po’ per cogliere appieno questa manciata di ore offerte dal DLC in esame, e un po’ per godervi un’accoppiata di opere di altissimo livello.
Evoluzione nel passato
Non fraintendeteci, però, perché Burial at Sea non si limita a farci fare un giro turistico nella Rapture che fu, ma sfrutta le innovazioni introdotte in Bioshock Infinite per aggiornare il gameplay esteticamente legato ai primi episodi, ed introdurre così novità capaci di dare ai vecchi luoghi un fresco respiro. Niente di stravolgente, sia chiaro, ma Skyhook e poteri di Elizabeth riescono a rendere sufficientemente frizzante l’azione, anche grazie ad un ritmo decisamente sostenuto che afferra il giocatore per un braccio e non lo molla per quelle 2 ore necessarie ad arrivare alla fine. Dal punto di vista estetico, poi, il motore grafico dell’ultimo capitolo riesce nel rinvigorire quelle architetture nate cinque anni fa, pur senza far gridare al miracolo, disegnando un’ambientazione dalla fortissima personalità ed atmosfera.
Ecco, Burial at Sea vince alla grande quando ci propone scorci di una Rapture meravigliosa, più bella a vedersi che a leggersi quasi, a causa di una trama che potrebbe lasciare perplesso più di un giocatore. 
Da segnalare, poi, la sola presenza del doppiaggio in inglese sottotitolato in italiano.
Commento finale
Dovendo dare una valutazione a Bioshock Infinite: Burial at Sea non possiamo prescindere da un’analisi sul prezzo, 15 Euro, che ci sembra un pelo alto per l’offerta ludica (certo, c’è sempre l’opzione season pass che a 19 Euro garantisce la fruizione di tutti i DLC, opzione che ci pare decisamente preferibile). Il DLC scorre infatti rapidissimo (terminabile in un paio d’ore), e l’impressione è che si tratti di un prodotto capace di convincere completamente solo gli appassionati della serie. Per loro tornare a Rapture sarà una gioia, ma per tutti gli altri il prezzo, la trama non ispiratissima e l’assenza di novità potrebbero essere un freno.

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Articolo a cura di Redazione Player.it

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