Game Chef 2017: una competizione per game designer di GDR

Game Chef


Torna anche quest’anno il Game Chef, la competizione internazionale per game designer di giochi di ruolo o aspiranti tali. La comunità italiana partecipa con il nome di Game Chef: Pummarola Ediscion, e si riunisce in una pagina Facebook e una su Google+, oltre ad una community sempre su Google+: se avete intenzione di partecipare, iscrivetevi!

Il riferimento culinario non si limita al nome, ma permea anche il regolamento della sfida: allo scattare delle 14.01 del 29 giugno (orario italiano), infatti, verranno pubblicati il tema dell’anno e quattro “ingredienti” (delle parole chiave). Da quel momento i partecipanti avranno due settimane di tempo per scrivere un gioco di ruolo giocabile, che sia relativo al tema indicato e utilizzando due o tre degli ingredienti forniti – senza sforare le 4000 parole, e con altri accorgimenti in modo da essere fruibile anche da ciechi, daltonici, etc.

Ad esempio, il tema dell’anno scorso era la tecnologia, mentre gli ingredienti erano “Alarm, Dance, Sketch, Sunlight” – “Allarme, Danza, Abbozzo, Luce Solare”. Le indicazioni riguardo come usare gli ingredienti dicono (traduzione mia):

Cerca di incorporare gli ingredienti in modo che siano più centrali che puoi, come parte della premessa o delle regole o in qualsiasi modo abbia senso per te. Un semplice riferimento alla parola è okay se è il massimo che riesci a fare, ma suggeriamo di attingere fortemente agli ingredienti. Come il tema, sei libero/a di interpretarli come più desideri.

Le origini del Game Chef si “perdono” nel tempo, risalgono a dei concorsi meno formalizzati su Gaming Outpost. Dal 2002 ha assunto una sua forma definita e il nome con cui è noto ancora oggi. Chi fosse interessato a una breve storia del Game Chef può trovarla qui.

Viene considerato uno dei migliori punti di ingresso per piccoli designer indipendenti, specie perché crea una comunità che si interessa ai giochi altrui per il modo stesso in cui è impostato: le regole possono subire piccole variazioni di anno in anno, dunque la descrizione che segue, valida per il 2016, potrebbe essere imprecisa per le regole che vedremo quest’anno.

Ogni partecipante riceverà in modo casuale quattro dei giochi prodotti dagli altri concorrenti, e dopo averli letti li recensirà e ne sceglierà uno da “mandare avanti”, raccomandandolo come finalista. I giochi con più raccomandazioni di una data lingua verranno valutati dai giudici nazionali, che ne sceglieranno uno come finalista nonché come vincitore del Game Chef nella lingua che presiedono. Dopodiché, i giochi vincitori di ogni lingua saranno tradotti in inglese e mandati ai Masterchef internazionali, da cui emergerà il vincitore internazionale del Game Chef.

Dai vari Game Chef sono sorti centinaia e centinaia di giochi. Tra questi, vi sono giochi pregevoli e che hanno avuto un successo duraturo anche al di fuori della competizione: il caso migliore è quasi certamente quello di Polaris, creato per l’edizione del 2004 (ghiaccio, isola, alba e assalto erano gli ingredienti). Nonostante non abbia vinto è attualmente giocato e famoso, quantomeno nell’ambiente indie (è stato anche pubblicato in Italia dall’editore Janus Design).

Polaris
Polaris, gioco di tragedie cavalleresche in un regno ghiacciato fuori dal tempo, di Ben Lehman, ha visto la luce per il Game Chef 2004 ed ora è molto apprezzato negli ambienti indie.

In due edizioni hanno vinto degli italiani: nel 2012 Matteo Turini con il gioco Novanta Minuti, e l’anno scorso, il mio amico Ivan Lania con il gioco Fuori dalla CrisalideL’ho intervistato per farci raccontare l’esperienza del Game Chef e per avere qualche consiglio per chi volesse partecipare.

Parlaci un po’ di Fuori dalla Crisalide, il gioco con cui hai vinto l’edizione 2016.

Fuori dalla Crisalide è un gioco per tre persone da fare tramite forum, chat privata, videochat e incontro di persona; il suo soggetto è la parabola di un’amicizia che nasce su internet a partire da un hobby comune, diventa man mano più intima e, a causa di problemi mai affrontati, arriva a una rottura, dopo la quale si potrà ripartire o mollare tutto. C’è molto di autobiografico in questo, poiché il gioco simula l’iter di alcune mie amicizie adolescenziali; farne il tema di un GDR è stato, a livello personale, un modo per prendere le distanze da quei fatti e guardarli con lucidità, e a livello di design un tentativo di creare un gioco per storie di maturazione psicologica, sulla scia di Cuori di Mostro di Avery Alder (un mio preferito personale); dico “tentativo” perché il gioco ha molte cose da rifinire!

Cosa hai imparato come designer da quest’esperienza?

Ho imparato che una buona idea non vale molto se non viene ben realizzata; che le competenze per realizzare bene le idee vengono con lo studio teorico e la pratica ragionata; che sopravvalutarsi è pericoloso; che i playtest sono un processo dannatamente lungo {ride}.

Il processo di selezione prevede che ogni partecipante legga quattro giochi estratti casualmente prodotti da altri concorrenti, per scegliere quello che vuole far “proseguire” nella competizione. Qualche considerazione?

La fase di “peer review”, per me, è un momento di croce e delizia: a volte ti capitano giochi mediocri e tu cerchi di fare critiche costruttive su come migliorarli, stando attento a non scadere in un tono borioso e saccente; altre volte ti arrivano elaborati eccezionali che puoi solo elogiare, e ti senti un po’ tonto a non avere altro da aggiungere. In generale, conta molto l’indole con cui ciascun partecipante si approccia a questa fase: se a te interessava solo la sfida intellettuale di scrivere un gioco completo (ed è un approccio legittimo), rencesire e farti recensire sarà una formalità da sbrigare in fretta; se invece vuoi rifinire il tuo gioco finché non sarà davvero giocabile, il parere di altre persone ti aiuterà a scovare i punti perfezionabili, e valutare tu un gioco altrui (e magari ricavarne idee) sarà una fase ulteriore di sfida intellettuale.

Il game chef è un utile esercizio per game designer, un’occasione per produrre giochi che effettivamente vengono giocati, entrambe? Sai se Fuori dalla Crisalide viene giocato anche al di fuori del Game Chef?

Sempre parlando di scopi personali e di disposizioni d’animo, il Game Chef è uno spazio di lavoro in cui ciascuno può puntare a ciò che gli interessa: se sei una persona qualunque e vuoi comunicare qualcosa usando il GDR come medium, il Game Chef ti offre delle suggestioni per focalizzare il gioco e una finestra di tempo per finirlo (così non rischi di iniziarlo e mollarlo là); se ne sai abbastanza di game design da sperimentare, puoi vedere il Tema e gli Ingredienti come una sfida: “Crea il gioco più originale che puoi usando queste premesse.” In generale, comunque, dal Game Chef possono uscire bozze, più o meno rifinite ma comunque bozze: se vuoi che il tuo elaborato sia giocabile, dovrai impegnarti tu a rifinirlo e poi a diffonderlo.
Io ne so qualcosa, visto che mi è servito un anno per trovare playtester per Fuori dalla Crisalide (ma me l’aspettavo, ha un argomento molto di nicchia) e più il playtest va avanti più vedo cose da sistemare. Se non mi importasse davvero avrei già gettato la spugna.

Vorresti dire qualcosa agli aspiranti partecipanti all’edizione 2017?

Ricordate che esprimersi con un medium ha una sua dignità anche se non avete competenze professionali; che progettare giochi per venderli è diverso che scriverli perché vi va, quindi non disperate se il gioco che voi volete scrivere non è quello che il mercato vuole; che per finire un gioco ci vuole impegno e tecnica, ma se davvero ci tenete troverete di certo le energie necessarie; che spesso il premio migliore è fare amicizia con altri partecipanti del concorso: a partire da questa passione comune, romperete il ghiaccio e uscirete dalla crisalide.

Non mi resta che augurare buona fortuna, buon lavoro e buon divertimento a tutti coloro che si vorranno cimentare in questa sfida stimolante!

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Articolo a cura di Alex Grisafi

Classe '93, siciliano di origini, bresciano di nascita, a Milano per studi e lavoro.

Ho iniziato con i giochi di ruolo in seconda media con D&D 3.5, arrivando a giocarne una settantina (a novembre 2019), dai più noti agli indie. Ho approfondito parecchio questioni di game design dei GDR e di come i sistemi permettono di raccontare alcune storie e non altre - e intersecando il tema con un altro che mi sta a cuore, ossia della rappresentazione e inclusività di categorie marginalizzate.

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