Diario del dott. Flammini 9 Novembre 1957 – Parte II

Diario del dott. Flammini 9 Novembre 1957 - Parte II


Diario del dott. Flammini 9 Novembre 1957 – Parte II

“È notte fonda, sono entrati nella camera. Mi hanno preso e ficcato la testa in un sacco.
Non so dove sono ora…

Qui dove mi trovo adesso ho trovato solamente una candela, alcuni fiammiferi e il diario ed ignoro perché me lo abbiano lasciato

Ho perlustrato la stanza in lungo e in largo; larga due metri, lunga altrettanto.
Non vi è niente se non quel pesante portone che mi sigilla dentro.

Solo io, il diario, una penna, dei fiammiferi e il mozzicone di una candela che non durerà a lungo, forse due ore. Non credo arriverà alle tre.

Ignoro il perché io sia qui e non credo di aver fatto alcunché; a meno che non sia stato tradito magari dal Maestro della Rocca – come diavolo si chiama – Paolo.

Sto facendo confusione: Paolo è quello di Ravenna. Renato? No, Renato non è… Raimondo? No, no, no! Sto facendo confusione con i nomi, dannazione…

…Forse non si è nemmeno mai presentato davvero a me. Sto dubitando di me stesso, non va bene e questo posto è cosi buio e cosi freddo. Mi sento cosi solo; si, devo scrivere.

Cosi mi distrarrò. Si, si! Mi distrarrò e non sentirò più quel verso, quel maledetto verso, quel respirare pesante e affannoso che mi perseguita.

E’ inutile che ci pensi, che ti concentri. Non puoi saperlo, non puoi ricordarlo perché non l’ho mai scritto ma ormai diviene un peso sempre più difficile da sostenere.

Ho fatto finta di nient,e ho provato, lo giuro, non ho nemmeno voluto farne menzione ad alcuno perché convinto sarebbe passato ma non è cosi…

…E’ nella mia testa, nella mia mente c’è qualcosa. Qualcosa che fa rumore, come… Di ferraglia che striscia e stride a terra. E poi quel respiro affannoso!

A volte ho quasi l’impressione di vederlo, con la coda dell’occhio e so chi è li, so che è lui. Viene nella mia mente per dirmi che mi cerca, che vuole la mia carne, che brama il mio .

Che vuole la sua vendetta!
ED ORA IO SONO CHIUSO QUI DENTRO!

Sbatto pesantemente le mani sul portone ma nulla, non si apre, non riesco ad aprirlo, sono sigillato, inerme, qui nel profondo della mia mente…

… E non riesco ad uscire

Questa mattina mi sono svegliato e questo è quello che ho trovato scritto sul MIO diario: giurerei che sembra proprio la mia calligrafia ma ovviamente non ho memoria di averlo scritto. Che sia davvero pazzo e non altro se non un folle chiuso in una gabbia che, invano, cerca di fuggire se non fisicamente quantomeno con la mente?

Ho timore di ciò perché plausibile.
Non so cosa voglia dire questa roba, forse un macabro scherzo ma andiamo chi vorrebbe scherzare cosi con me da ormai un mese e poi come?

No, no, no, mi sto illudendo: quella è senza ombra di dubbio la mia calligrafia.
Ma di cosa parlo? A cosa faccio riferimento?
Io non sono mai stato imprigionato da nessuna parte e perché se anche fosse avvenuto mi avrebbero lasciato il MIO diario. Quale sarebbe il pro?

Se io imprigionassi qualcuno non gli lascerei di certo una cosa come un diario privato, anzi, lo terrei per me per leggerlo e carpirne i segreti sperando possano tornarmi utili in qualche modo.

Stanno bussando, devo andare. Hanno bisogno!

<-Capitolo XXVIIICapitolo XXX->

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Articolo a cura di Andrea De Bellis

Appassionato da sempre di gioco di ruolo, intervallo per anni la mia vita tra questi, lo studio e il lavoro. Dopo un periodo da giornalista professionista decido di laurearmi in storia, mia altra grande passione. Da qui il passo alla scrittura è breve.

Comprendendo come l'intrattenimento non possa essere in alcun modo scisso dal provare emozioni, mi propongo quale recensore emozionale per Player.it, ideando e curando nel frattempo le rubriche "Italy&Videogames", "Interviste Impossibili", "LARP: A Night With..." e "Autori di Ruolo: D12 domande a...", scrivendo il romanzo "Il diario del dott. Flammini" e ideando e lanciando le rubriche "Venerdì Oldies" e "Recensioni Emozionali", sostenendo sempre quanto sia più interessante parlare di "cosa suscita un titolo quando lo si gioca" piuttosto che l'evergreen "cosa è e come come funziona questo gioco".

Il gioco è intrattenimento, l'intrattenimento è emozione, l'emozione è vita.

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