Dota 2: finalmente più accogliente per i nuovi giocatori?


Dota 2 gode di una fama tra i giocatori di MOBA e non solo per essere un gioco dalle meccaniche relativamente complesse e dalle elevate barriere all’ingresso per chi si affacci per la prima volta al mondo di questo tipo di giochi. Il paragone con League of Legends è inevitabile: grazie anche al suo sistema di rotazione degli eroi risulta molto più facile da approcciare per qualcuno senza esperienza.

Niente più rischio di pick troppo complessi

Ispirandosi anche a questo sistema già presente in LoL, con l’ultimo aggiornamento Dota 2 ha introdotto alcune feature volte a rendere l’apprendimento più piacevole e senza intoppi per i nuovi giocatori. Il primo cambio consiste nel limitare il pool di eroi selezionabile a 20 per le prime 25 partite di un nuovo account. Uno dei problemi più grandi di Dota è infatti l’assenza di indicazioni su quali siano gli eroi più “newbie friendly” con il rischio che i nuovi giocatori selezionino eroi come ChenMeepoInvoker, che richiedono centinaia di ore di esperienza (e spesso anche dopo migliaia di ore è estremamente difficile ottimizzarne gli incantesimi). Eroi come LichDragon KnightJuggernaut sono sicuramente più adatti al ruolo di nave guida e pertanto saranno selezionabili fin da subito.

Una soluzione per aggirare la tossicità della community

Un altro grande problema che attanaglia i MOBA (ma che può essere esteso a tutti i giochi competitivi) è l’obiettiva tossicità della comunità dei giochi, che finisce spesso e volentieri con l’essere una barriera più elevata dell’effettiva curva di apprendimento del gioco. Per ovviare a questo problema, il matchmaking farà giocare insieme i nuovi giocatori solo con persone il cui Behavior Score, ovvero il rapporto tra commends e reports ricevuti, sia positivo. Ovviamente tenendo anche conto dell’effettivo livello delle persone come nel normale matchmaking.

Quanto questi cambiamenti avranno successo per aumentare l’effettivo appeal del gioco è tutto da vedere, Dota 2 dimostra comunque di aver compreso i propri problemi e si sta adoperando per risolverli. Sicuramente la curva di apprendimento rimane elevata e forse la più erta dell’interno panorama dei giochi competitivi ma l’obiettivo di ogni compagnia deve essere fare in modo che chi si approccia al gioco sia spronato a scalarla e non perda immediatamente lo stimolo a causa di una difficoltà iniziale troppo elevata o di esperienze negative dettate dagli altri giocatori.

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Articolo a cura di Sebastiano Pezzile

Veneziano di provincia, nato e cresciuto a pane e sale giochi, tra una partita a Metal Slug e una sudata sul DDR. Appassionato di Esports e tutto ciò che concerne la competizioni nei videogiochi. Nel tempo libero speedrunna giochi ormai dimenticati, si fa ammazzare di botte su Tekken e gioca quei giochini indipendenti sperimentali che piacciono gli hipster come lui.

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