Momenti BG 33: La Guerra della Bestia, Parte 2

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Ritorniamo a parlare della Guerra della Bestia.
Ci eravamo fermati proprio con l’ambasciatore Bezhrak che tornava sulla luna d’attacco comparsa nell’orbita della Terra e la veggente ombra Lhaerial che veniva rinchiusa dopo aver fornito il suo presagio e parlava della vera minaccia che si stava riunendo. Ovviamente questa minaccia era il Caos e lei non era la sola a sostenere questa tesi. Anche l’inquisitore Veritus continuava a sostenerlo, ma gli Orki che devastavano la galassia e arrivavano sulla Terra facevano sì che le sue parole rimanessero piuttosto inudite. Mentre la Terra affrontava questi problemi, vicino al Maelstrom stava succedendo altro.

Il pianeta Klostra, appartenente al Mastro di Guerra Kalkator dei Guerrieri di Ferro, venne preso di mira da una luna d’attacco. Durante lo scontro, alcune navi della flotta di Kalkator arrivarono su Klostra, nonostante fossero stanziate nell’avamposto nel sistema Ostrom. Dopo essere fuggiti tutti insieme dall’orbita di Klostra, il comandante di una delle navi arrivate inaspettatamente spiegò la situazione. Sebbene Kalkator volesse rifugiarsi nel sistema Ostrom, non avrebbe potuto perché l’avamposto era stato distrutto, ma non dagli orki, bensì dalla Crociata di Templari Neri comandata dal Maresciallo Dreadnought Magneric. Lo scontro si spostò su Dzelenic IV, dove Magneric mise all’angolo Kalkator. Magneric si rivelò abbastanza instabile. Essendo un Dreadnought, avrebbe dovuto riposare ogni tanto, ma lui, ostinato, rese molto rari i suoi riposi e doveva sempre esserci il Castellano Ralstan a tenerlo buono. Nel frattempo, Kalkator riconobbe di non poter affrontare gli Orki e l’Imperium contemporaneamente e per questo giunse a una conclusione. Quando Dzelenic IV venne raggiunto dagli Orki, Kalkator propose una tregua a Magneric, la cui ossessione per il Mastro di Guerra lo aveva portato anche a non rispondere alla chiamata dell’Ultimo Muro. Inizialmente Magneric rifiutò, perciò intervenne Ralstan. Quest’ultimo si dimostrò più ragionevole, notò che Magneric stesse facendo tutte le sue scelte in modo da poter uccidere Kalkator trascurando tutto il resto e alla fine riuscì a convincerlo. La Crociata di Magneric e la flotta di Kalkator avrebbero deposto le armi tra di loro e si sarebbero occupato degli Orki, una minaccia ben più grande in quel momento.

Ritornando alla Terra, l’Ultimo Muro, insieme a degli alleati dell’Adeptus Mechanicus, agì. Grazie alle correnti Warp calmate dagli Eldar, Koorland e i vari Capitoli Successori dei Magli Imperiali raggiunsero presto la Terra e attaccarono prontamente la luna d’attacco. Pur non riuscendo ad obliterarla, l’Ultimo Muro riuscì a distrugge il portale interno e circa due terzi della superficie, cosicché non fosse più possibile ricevere rinforzi. Fu prima di questa battaglia che Koorland ricevette in dono da Bohemond un’armatura Terminator Indomitus e durante il suo svolgimento che Malfons dei Cavalieri di Ferro morì per salvare Koorland da un enorme kapoguerra. Dopo la vittoria, sulla Terra si incontrarono due lati imperiali della guerra. Quello guerriero degli Space Marine e quello politico dei Sommi Signori della Terra.

Presto i due lati si mescolarono, Veritus scoprì il segreto di Wienand e la raggiunse, ma Vangorich li convinse a riappacificarsi e a dichiararsi co-Rappresentanti Inquisitoriali nel Senatorum Imperialis, cosa che il Lord Comandante Udin Macht Udo non accettò, proponendo di bandire l’Inquisizione dal Senatorum. Un adirato Koorland, con il sostegno di Veritus, Wienand, Vangorich, Vernor Zeck (Sovrintendente Maresciallo dell’Adeptus Arbites) e successivamente anche quello di vari altri Sommi Signori, riuscì a deporre Udo e a prendere il posto di Lord Comandante dell’Imperium. Anche i Sommi Signori che supportarono Udo, tra cui Abel Verreault (Lord Comandante Militante della Guardia Imperiale dopo la morte di Heth su Ardamantua), accettarono presto il cambiamento. Ciò portò a un nuovo piano di azione per l’Imperium.

Koorland decise di sistemare la faccenda dell’Adeptus Mechanicus. Il team di assassini agli ordini di Vangorich, il quale aveva il compito di spiare le operazioni svolte su Marte, ricevette inizialmente l’aiuto del tecno-prete Eldon Urquidex. Una volta rivelato il Grande Esperimento, il cui collaudo teletrasportò Phobos da una parte all’altra di Marte, gli assassini vennero uccisi e Urquidex ricevette la condanna ad essere convertito in un servitore. Ciononostante, le prime informazioni su questo esperimento arrivarono alle orecchie di Vangorich e perciò Koorland organizzò una spedizione dei Fists Exemplar comandata dal Maestro Capitolare Thane e con l’obiettivo di recuperare Urquidex. Thane evitò lo scontro a fuoco e così fecero anche le forze del Mechanicus guidate dal tecno-prete Argus Van Auken agli ordini di Kubik, sebbene volessero comunque ostacolarlo. Purtroppo un breve scontro avvenne comunque, poiché il fuoco d’avvertimento di un Onager Dunecrawler colpì accidentalmente una Capsula d’Atterraggio dei Fists Exemplar. Ovviamente il fuoco d’avvertimento non sembrò tale e gli Space Marine attaccarono. Koorland convinse Kubik a non sfociare nella guerra civile e quindi il Fabricator General contattò Auken, ordinandogli di farsi da parte e lasciare che Thane prendesse Urquidex in custodia, il quale era stato convertito solo parzialmente e riuscì a rivelare il mondo di origine degli Orki della Bestia: Ullanor.

Dopo aver ottenuto questa rivelazione, Kubik condivise le informazioni riguardo all’esperimento e Koorland inviò una richiesta di rinforzi in tutta la galassia: avrebbero organizzato una grande spedizione diretta verso Ullanor. Ultramarine, Lupi Siderali, Angeli Oscuri e Angeli Sanguinari risposero alla chiamata e si riunirono sulla Terra, ma prima di attaccare ci fu un’altra rivelazione. Veritus riferì a Koorland l’avvistamento del primarca Vulkan sul pianeta Caldera. Potrebbe sembrare una presenza casuale a chi non conosce bene la storia di Vulkan, ma in realtà Caldera è un pianeta molto importante per lui. Durante la Grande Crociata fu costretto ad avvolgere il pianeta nelle fiamme per sottometterlo, ma fu disgustato dalle sue stesse azioni e promise di difendere Caldera ed evitare che subisse una tale distruzione ancora una volta. Per questo Vulkan decise di respingere da solo gli Orki arrivati su Caldera finché un’altra spedizione organizzata da Koorland lo raggiunse. Caldera si rivelò ormai senza speranza, gli Orki stavano usando la loro tecnologia gravitazionale per spaccare il pianeta e creare una nuova luna d’attacco, ma Vulkan non si arrese e disse alle forze imperiali di avere un voto nei confronti di Caldera. Non sarebbe ritornato sulla Terra infischiandosene, perciò Koorland aiutò il primarca a sconfiggere gli Orki e il loro generatore gravitazionale. Le schiere imperiali respinsero le navi degli Orki, mentre Vulkan, Koorland e una forza formata da Space Marine, Skitarii e Guardie cercò di raggiungere il centro del generatore. Nonostante le orde virtualmente infinite e la potenza disintegratrice del nucleo del generatore, Vulkan decise di agire da solo. Riuscì ad avvicinarsi al reattore senza essere ridotto in atomi, poi lanciò il suo nuovo martello Doomtremor al centro del generatore causando la sua esplosione insieme a quella di tutta la nuova luna d’attacco. Grazie alle sue abilità di perpetuo, Vulkan si ripresentò come se nulla fosse successo e tornò sulla Terra insieme a Koorland. Seppure avesse in mente di eliminare i Sommi Signori della Terra dell’epoca, decise di non farlo solo per mantenere l’unione creatasi nell’Imperium in quel momento.

Alla fine la grande armata venne organizzata, ma prima di attaccare venne usata una comunione di Bibliotecari per ottenere informazioni su Ullanor. Purtroppo questi Bibliotecari caddero preda dello spirito della Waaagh, si rivoltarono contro i propri alleati e dovettero essere uccisi, ma fu possibile venire a conoscenza dell’esistenza della città di Gorkogrod, la capitale di Ullanor al cui centro era presente proprio il palazzo dove l’Imperatore e i primarchi celebrarono il Trionfo di Ullanor. Allo stesso tempo, Vangorich inviò l’assassino Esad Wire in una missione d’infiltrazione su Ullanor atta ad eliminare la Bestia. Wire scoprì Gorkogrod, ma soprattutto scoprì, all’interno del palazzo, la presenza di decine di migliaia di Orki in megarmatura, tutti grandi quanto un kapoguerra e con un Mega-Gargant tenuto in disparte. Capendo di non poter portare a termine la missione, tornò indietro. Quando le forze imperiali raggiunsero Ullanor, non trovarono un semplice pianeta con un palazzo in rovina e conquistato dagli Orki, ma una rete di complessi centri urbani. Ullanor si presentò realmente come il centro di un impero organizzato. Durante la sua missione, Wire riuscì comunque a ottenere qualcosa, ovvero scoprire i problemi di scarsità di cibo presenti su Ullanor, un fattore che venne subito sfruttato dall’Imperium tramite un attacco diretto alle scorte di cibo, sperando che ciò facesse uscire allo scoperto la Bestia e il suo esercito. Quando l’attacco si spostò verso il palazzo e gli Imperiali riuscirono a penetrare all’interno, gli orki schierarono vari Kalpezta. L’attacco continuò e gli Imperiali riuscirono a raggiungere il generatore centrale, affiancato da una grande statua alta dieci metri. Peccato che quella non fosse una statua. L’enorme essere si mosse e si rivelò.

Si trattava della Bestia, rivestita completamente da una potente armatura e pronto a combattere. Parlando un Gotico perfetto, la Bestia disse che l’Imperium avrebbe presto visto la propria fine. Vulkan sfidò la Bestia ed entrambi caddero nel generatore, all’interno del quale il primarca venne pervaso dall’energia della Waaagh!. Al posto di cedere, Vulkan la brandì e la usò per mulinare Doomtremor contro il volto del kapoguerra e far detonare il generatore. La reazione a catena provocò la distruzione del Gargant e obliterò sia la Bestia che Vulkan. Le abilità da perpetuo permettono a Vulkan di rigenerarsi anche dopo essere stato demolito a livello particellare, quindi questo non è un problema, ma fin dall’inizio disse che il suo ritorno sarebbe stato temporaneo, poiché era destinato a tornare durate un’altra guerra, durante un altro tempo. Pur essendo sicuramente sopravvissuto, nessuno vide più Vulkan da quel momento in poi.

Convinti di aver sconfitto la Bestia, gli Imperiali tornarono sulla Terra, ma i loro sistemi di comunicazione vennero invasi dal canto di guerra orkesco “Io sono massacro!”. Non era finita.

Considerata una tale invasione delle comunicazioni, Koorland credette che la Bestia non fosse stata uccisa o che magari un nuovo kapoguerra fosse già salito al potere. Così decise di proporre al Senatorum Imperialis la creazione di Kill Team formati da astartes provenienti da Capitoli di Space Marine differenti, una proposta che però venne largamente ostacolata. Tobris Ekharth, Signore dell’Administratum, la considerò un affronto ai dettami di Guilliman e delle fondamenta dell’Adeptus Astartes post-Eresia, Mesring la considerò una blasfemia e alla fine solo Vangorich si dimostrò favorevole, mentre Kubik e Veritus si astennero. Quando la luna d’attacco in orbita intorno alla Terra si riattivò con un portale riparato, Koorland fece di nuovo la sua proposta, ottenendo un risultato molto differente. Kubik e Veritus si astennero una seconda volta, ma solo Mesring rimase sfavorevole. Con l’approvazione della proposta, vennero creati tre Kill Team dall’armatura nera e chiamati Deathwatch in onore dei caduti di Ullanor. La Marina Imperiale tenette a bada le navi degli Orki, mentre i Kill Team della Deathwatch abbordarono la luna d’attacco e riuscirono a posizionare dei fari che avrebbero permesso all’Adeptus Mechanicus di usare la tecnologia ricavata dal Grande Esperimento per teletrasportare la luna al di fuori del Sistema Solare. Tuttavia, l’operazione riuscì solo a metà, il Mechanicus non riuscì a contrastare pienamente la tecnologia orkesca e solo metà della luna venne spazzata via. L’altra si frantumò e precipitò sulla Terra in una pioggia di detriti che danneggiarono il Palazzo Imperiale e uccisero centinaia di milioni di individui. Anche il Palazzo Ecclesiarcale venne distrutto, ma Mesring sopravvisse. Lo trovarono giorni dopo e stava ancora urlando.

Bibliografia

  • The Beast Arises: Throneworld, di Guy Haley
  • The Beast Arises: Echoes of the Long War, di David Guymer
  • The Beast Arises: The Hunt for Vulkan, di David Annandale
  • The Beast Arises: The Beast Must Die, di Gav Thorpe
  • The Beast Arises: Watchers in Death, di David Annandale
  • The Horus Heresy: Promethean Sun, di Nick Kyme
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