Evil Inside Prologue – Anteprima del vero erede di P.T.

anteprima di evil inside

Da quando P.T. ha infestato le console dei giocatori, molti sviluppatori indipendenti hanno provato a replicare l’orrore creato da Kojima per promuovere l’ormai defunto Silent Hills. I risultati sono stati altalenanti, ma possiamo affermare con certezza che nessuno è mai riuscito a raggiungere l’eccellenza, o giù di lì (chi si è avvicinato di più è probabilmente Visage).

La svolta potrebbe arrivare il 25 marzo con il rilascio di Evil Inside, horror psicologico in prima persona sviluppato da JanduSoft. Abbiamo provato il prologo, disponibile gratis su Steam, ecco le nostre prime impressioni.

Un gioco pericoloso

Il brutale omicidio della madre sconvolge la vita di Mark, protagonista del gioco, il quale deve anche affrontare il fatto che a compierlo è stato proprio suo padre. Eppure, c’è qualcosa che non convince in questa storia e Mark è intenzionato a scoprirlo. Chi meglio della donna può conoscere la verità? Per scavare a fondo nella vicenda, Mark decide di fare il passo più lungo della gamba, infatti utilizza una tavola ouija per evocare sua madre, iniziando un “gioco” troppo pericoloso e più grande di lui..

Questo è l’incipit che ci viene presentato nel prologo di Evil Inside, un pretesto narrativo che non si discosta più di tanto dal resto della produzione del genere horror indipendente. Non conosciamo altri dettagli di trama, ma supponiamo che il carisma del titolo non deriverà dalla storia (non si pretende comunque la qualità che avrebbe potuto avere Silent Hills in quanto prodotto finale), ma dal modo in cui gli sviluppatori cercheranno di generare ansia e terrore nel giocatore, come riuscì brillantemente a fare un semplice playable teaser.

Porte, corridoi e loop

Nel prologo, della durata di circa 15 minuti, abbiamo avvertito in modo palpabile le vibes di P.T. perché le stanze, i corridoi, la disposizione di alcuni oggetti e del mobilio, in certi casi, ci ha ricordato proprio il teaser giocabile di Kojima.

Da quel che abbiamo visto, Evil inside si basa su dei loop che non cambiano radicalmente l’ambientazione, ma fanno sì che questa assuma connotazioni diverse ogni qualvolta si cominci un giro di esplorazione. Il leitmotiv, in questa demo, prevede l’interazione con oggetti o il trigger di particolari effetti visivi o jumpscares che portano all’apertura di porte prima chiuse, per poi condurre il giocatore ad esplorare il seminterrato in cui si trova un oggetto importante. Usciti da lì, comincia un nuovo giro.

In 15 minuti purtroppo non abbiamo potuto vedere chissà quante meccaniche e quanto questa esplorazione potrà diventare varia, infatti le incognite sono principalmente due: la durata dell’avventura e gli enigmi. Nel primo caso, ci sarà necessità di variare spesso il tema dell’esplorazione per non far risultare tutto stantio e rovinare la sensazione di paura, d’altronde se P.T. ha funzionato è proprio perché durava poco, riuscendo a comprimere tutte le splendide trovate in un lasso di tempo breve; per quanto riguarda gli enigmi, invece, nel prologo ne abbiamo trovato uno, abbastanza semplice, pertanto nel prodotto finale sarà necessario capire quanto i puzzle potranno diversificare l’esperienza di gioco.

Le nostre prime impressioni sono positive perché in 15 minuti il gioco è riuscito a coinvolgerci emotivamente con qualche spavento improvviso e grazie a un sonoro davvero ben implementato, sia per quanto riguarda le musiche sia per il sound design in grado di farci percepire in modo nitido di essere all’interno di una casa infestata.

Dal punto di vista tecnico, Evil Inside propone una resa degli ambienti che vuole essere fotorealistica puntando sulla credibilità e l’immersività totale, in modo da generare una sensazione di familiarità che si trasforma in intima inquietudine quando i corridoi e le stanze iniziano a mostrare i primi segni di instabilità.

Speriamo vivamente che la qualità possa tenersi alta per il resto dell’avventura, ma per scoprirlo dovremo attendere il 25 marzo, quando il gioco sarà disponibile su PC, PS4 e PS5.

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Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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