M2: Complete Works o come ti conservo il videogioco ai giorni nostri


Nel mondo dei videogiochi si parla con una cadenza troppo diluita di conversazione del medium e di cultura videoludica in senso stretto. Il mondo dei videogiochi che i più anziani di noi ha imparato ad apprezzare giocando nelle sale arcade o sulle vecchie console che ora riposano impolverandosi in soffitta sta andando incontro ad un epoca di componenti malfunzionanti; per poter evitare tale disastro è necessario che qualcuno si organizzi per conservare fisicamente tali videogiochi o che almeno li renda disponibili sulle piattaforme attuali.

M2 è una software house nipponica creata a metà anni novanta da alcuni dei nomi più talentuosi della scena arcade dell’epoca ed è diventata famosa, nel corso degli anni, perché autrice di alcune delle collection di maggior successo tra quelle attualmente disponibili nei vari store digitali. È grazie a M2 se al momento possiamo ricordare i bei tempi andati giocando alle collection come Sega Ages o se abbiamo potuto mettere mano su numerosissimi titoli di grande qualità sulla virtual console di Wii U.

Il documentario in questione, realizzato dal canale di My Life In Gaming, analizza attraverso interviste e retrospettive la storia della software house M2 dalle origine a dove sono ora, trattando di archeologia videoludica, di discussioni tecniche, delle motivazioni che spingono tali sviluppatori a perseguire una simile strada professionale.

È importante al giorno d’oggi iniziare a sensibilizzare l’argomento della conversazione videoludica perché, con il passare del tempo, aumenta sempre di più il rischio di perdere pezzi di quello che è un patrimonio culturale mondiale fatto di bit e di byte che si smagnetizzeranno a causa dello scorrere del tempo. Iniziare a documentarsi sull’argomento attraverso un documentario come questo è di sicuro un’ interessante step introduttivo per tutti quelli che vogliono scoprire qualcosa di più su tali pratiche e per tutti quelli che vogliono rivivere qualcosa in merito all’epoca d’oro delle software house nipponiche.

In Italia, se si vuole parlare di conservazione videoludica si può andare alla cineteca di Bologna per poter guardare con gli occhi e toccare con mano un archivio videoludico di portata interessante.

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Articolo a cura di Graziano Salini

Essere umano dotato di infinito nozionismo su cose di dubbia utilità, interagisce con il mondo dei videogiochi da quando ritiene di avere coscienza di sé. I punti forti del suo curriculum sono le oltre seimila ore passate sui moba, gli infiniti titoli conosciuti (e giocati) esplorando i meandri più reconditi della rete e l'indubbia capacità nel "flammare" con gentilezza il giocatore che ha davanti nella sua lingua natia.

Dopo aver preso coscienza dell'esorbitante numero di ore passate su giochi in grado di danneggiare gli organi interni, il tizio raffigurato in foto ha deciso di comprarsi un computer normale e di tenersi aggiornato con le console dando frutto a lunghe sessioni di blasfemie e coccole davanti all'action adventure o al gioco di ruolo di turno, impazzendo davanti a enigmi dalle soluzioni lapalissiane o superando con scioltezza nemici dalla difficoltà aberrante.

Nemico pubblico della punteggiatura e del bel scrivere, può vantare un lessico forbito da completo autistico derivato dai quintali di fumetti Disney letti in tenera età. Al momento sta aspirando alla santità aiutando tutto e tutti in missioni dalla dubbia utilità; aggiorna costantemente i suoi amici facebook sulla musica che ascolta (bella sopra ogni buon senso) e sui giochi che conclude, giusto per dare un senso ad account vecchi lustri.

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