#aDevStory | Game Freak: dalla rivista al videogioco

Il mondo delle software house videoludiche è ampio e variegato, nel corso della storia dei videogiochi sono tante le case di sviluppo che sono nate, sono cresciute e molte, purtroppo, sono anche scomparse per diversi motivi. Alcune software house esistono da tempo immemore, altre invece sono più giovani e magari indipendenti, ma ciò che desta la nostra curiosità è il modo in cui nascono queste aziende, si sviluppano e mutano nel tempo.

Non tutte le case di sviluppo sono nate con il preciso intento di creare videogiochi, alcune di esse sono state ideate semplicemente dalla passione per i videogiochi di due o tre amici che decidono di dedicare il loro tempo libero ai videogames: è questo il caso della software house di cui tratteremo in questo articolo, ovvero Game Freak, conosciuta da tutti come la genitrice della serie Pokémon, ma del quale non tutti conoscono la genesi.

Tutto nasce da una rivista

Due numeri della rivista Game Freak

Se riflettiamo su cosa accomuna il mondo dei videogiochi e gli anni ’80 pensiamo subito agli arcade, universo videoludico (perché definirlo genere è riduttivo) che ha segnato quell’epoca, soprattutto in Giappone, ma dopo anche in Europa.
L’inizio del nostro racconto parte proprio dal Giappone del 1980, luogo e tempo nei quali un ragazzo di nome Satoshi Tajiri inizierà ad ideare una delle più grandi creazioni del mondo videoludico, che segnerà l’infanzia e l’adolescenza di milioni e milioni di persone e che ancora oggi, a distanza di 30 anni, rimane il brand più redditizio al mondo: stiamo parlando ovviamente di Pokémon.

MA! È ancora presto per parlare di Pokémon.
Satoshi Tajiri non era uno studente modello, anzi, piuttosto che frequentare le lezioni preferiva passare le giornate all’interno delle sale giochi: qui viene letteralmente attratto da uno dei videogiochi arcade più celebri della storia, Space Invaders. Questo gli fa comprendere che la sua sconfinata passione per i videogiochi può anche trasformarsi in qualcosa di più, magari in un lavoro.

Giungiamo dunque al 1981, anno nel quale Tajiri decide di condividere le proprie conoscenze videoludiche con il popolo giapponese; egli non era soltanto appassionato di videogiochi, ma era solito studiarli fino in fondo, carpirne i significati intrinsechi e scovare ogni minimo segreto, aveva giocato a questi titoli talmente a fondo che poteva farne delle guide strategiche elencando varie soluzioni per il completamento e tutti i cosiddetti “easter egg” che potevano nascondere.
È proprio sulla base di questo che decide di scrivere e pubblicare la rivista “Game Freak“, ovvero un magazine videoludico che riportava curiosità, segreti e soluzioni di quasi tutti i videogiochi passati sotto la lente d’ingrandimento di Satoshi Tajiri.

La rivista GAME FREAK, la quale prendeva nome dallo pseudonimo utilizzato da Tajiri, ebbe anche un discreto successo nei primi anni di pubblicazione, anche per il supporto che il Giappone dava ai lavori di scrittura “auto-prodotti” (i cosiddetti dōjinshi), ed è proprio grazie a ciò che la rivista fu notata da un’altra persona che da lì a poco sarebbe diventata una delle figure più illustri della serie Pokémon, ovvero Ken Sugimori. Sugimori apprezzò molto la cura con la quale era fatta la rivista “Game Freak” e decise di diventarne l’illustratore ufficiale, ponendo le basi dell’amicizia con Satoshi Tajiri che portò alla nascita della software house che tutti noi conosciamo attualmente.

Il primo videogioco sviluppato

Box art di Quinty/Mendel Palace

Satoshi Tajiri però non aveva voglia di limitarsi a parlare di videogiochi, il suo sogno era quello di creare un videogioco tutto suo e quindi alla fine degli anni ’80, inizia a studiare programmazione, in particolare il linguaggio utilizzato per una delle console più famose dell’epoca, ovvero il Famicom (nota ai più con il nome di Nintendo Entertainment System).

Tajiri studiò a fondo i segreti di programmazione e nel 1989 sviluppa il suo primo videogioco proprio sul NES con l’aiuto di Namco: Mendel Palace, un puzzle game conosciuto in Giappone come Quinty. Il titolo porta la firma di Game Freak, lo stesso nome della rivista che proprio in quell’anno si trasforma in una casa di sviluppo vera e propria nella quale lavoravano tre figure che tutti i fan di Pokémon riconoscono come i padri fondatori della serie: Satoshi Tajiri, programmatore, Ken Sugimori, illustratore e un giovanissimo compositore musicale che si occupò della colonna sonora del gioco: Junichi Masuda.

Colpo di genio: la genesi di Pokémon

Primi bozzetti di “Capsule Monsters”, ciò che poi diventerà Pokémon

Giungiamo dunque al 1990: Tajiri era soddisfatto del successo (anche se abbastanza discreto) di Mendel Palace, aveva comunque realizzato il suo sogno di divenire uno sviluppatore di videogiochi arcade, ma è proprio durante quest’anno che arriva la svolta definitiva per Satoshi e per tutta la Game Freak.

Proprio in quegli anni era stata pubblicata sul mercato probabilmente la console firmata Nintendo più amata di tutti i tempi, ovvero il Game Boy, che aveva rivoluzionato il modo di intendere il videogioco. Satoshi Tajiri rimase affascinato dalle potenzialità della console portatile, ma soprattutto da uno dei suoi accessori più diffusi quell’anno, ovvero il Cavo Link, che permetteva a due Game Boy di comunicare fra loro.

Tajiri quindi nella sua mente iniziò a immaginare uno scenario di fantasia, che però da lì a qualche anno sarebbe divenuto realtà: creature che potevano passare da un Game Boy all’altro attraversando il Cavo Link. Quest’idea gli venne soprattutto perché egli, oltre a essere un grande fan dei videogiochi, era anche un assiduo collezionista di insetti ed è per questo motivo che immaginò un gioco nel quale i bambini potessero collezionare creature per poi scambiarsele attraverso il cavo: vi ricorda qualcosa? Beh sì, è proprio in questo momento che nasce l’idea alla base di Pokémon.

Nel 1990, dunque, la Game Freak presenta l’idea a Nintendo che inizialmente non comprese bene le intenzioni di Tajiri, ma gli diede comunque fiducia. Passano ben 6 anni prima dell’effettiva pubblicazione dei primi titoli Pokémon che tutti noi conosciamo, questo perché la Game Freak era una casa di sviluppo appena nata e Nintendo voleva vederci chiaro prima di pubblicare sulla propria console un titolo senza possibilità di successo.

Tajiri, Sugimori, Masuda e altri dipendenti che si erano uniti a Game Freak, tra il 1990 e il 1994, vennero messi alla prova su alcuni progetti paralleli di Nintendo, come per esempio alcuni spin-off della serie di Super Mario oppure Pulseman, e vennero affiancati nella realizzazione del progetto “Pokémon” (che allora portava il nome primordiale di Capsule Monsters) da nientemeno che Shigeru Miyamoto, il quale aveva già dato vita ai capolavori di Super Mario e The Legend of Zelda.

Miyamoto aiutò Game Freak nel bilanciamento del titolo, cambiando alcuni aspetti troppo crudi che Tajiri aveva intenzione di inserire nel gioco e soprattutto suggerì di creare una doppia versione per incentivare gli scambi fra i giocatori e di conseguenza le vendite: probabilmente questa è stata l’illuminazione che ci porta ancora oggi a parlare di Pokémon come il franchise più redditizio del mondo.

Lo sviluppo dei titoli non fu esente da problemi, anzi, Game Freak era a un passo dalla bancarotta e ben cinque dipendenti della casa di sviluppo abbandonarono il progetto poiché Tajiri non riusciva a fatturare abbastanza denaro per pagare il loro stipendio. Nel 1995, però, la situazione si risollevò improvvisamente grazie all’entrata in gioco di un’altra casa di sviluppo abbastanza nota ai fan di Pokémon, ovvero Creatures. Creatures, fondata da Tsunekazu Ishihara, è una software house nota in occidente per essere stata la la casa di sviluppo della serie EarthBound e all’epoca fu indispensabile per permettere a Pokémon di nascere: la software house infatti accettò di investire nel progetto Pokémon a patto di ricevere 1/3 dei diritti del marchio.

Lo sviluppo, dunque, procedette a gonfie vele e il 27 febbraio 1996 arrivarono sul mercato giapponese due titoli (come aveva suggerito Miyamoto) denominati “Pocket Monsters: Red and Green” che in Europa giunsero addirittura 3 anni dopo con il nome di “Pokémon Rosso” e “Pokémon Blu“. La ricetta era molto semplice: Pokémon era un gioco di ruolo con combattimenti a turni nel quale i giocatori vestono i panni di un Allenatore di mostriciattoli; questi possono essere catturati all’interno di sfere speciali chiamate Poké Ball, un sistema non troppo dissimile da quanto veniva fatto qualche anno prima dalla Atlus dei primi Shin Megami Tensei.

I titoli, nonostante appartenessero a un genere non troppo amato dai bambini, segnarono un successo stratosferico per Game Freak, Nintendo e Creatures vedendo realizzata l’idea di Tajiri di scambiare creature attraverso il Cavo Link del Game Boy.

I primi titoli contenevano 150 creature (151 se contiamo anche il misterioso Mew) disegnate interamente da Ken Sugimori: le ispirazioni per i Pokémon erano prese sia dalla passione per gli insetti di Satoshi Tajiri, sia dalla cultura pop giapponese più disparata come i possenti kaijū, mostri giganti tra i quali figura il più noto al pubblico occidentale ovvero Godzilla. La musica, come di consueto, è affidata a Junichi Masuda che compose l’intera colonna sonora dei giochi direttamente da un PC a casa sua.

Nel 1998 arriva l’enorme successo dei sequel Pokémon Oro e Argento, ambientati in una regione diversa con personaggi e creature diverse, ma posizionato cronologicamente due anni dopo i fatti narrati a Kanto; Pokémon era ormai divenuto un fenomeno mondiale e per questo motivo Nintendo insieme a Game Freak e Creatures fondarono la The Pokémon Company, azienda che racchiude i diritti del brand (divisi in tre parti uguali) e si occupa principalmente del marketing e della comunicazione al pubblico.

Altri progetti minori

Little Town Hero, videogioco sviluppato da Game Freak nel 2019

Tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000 impazza la “Pokémania“, prima in Giappone e poi in occidente, spingendo la The Pokémon Company tutta a sfornare ogni anno tantissimi prodotti a tema Pokémon per soddisfare le richieste del pubblico: non parliamo soltanto di videogiochi, ma soprattutto di serie animate, carte collezionabili, gadget, peluche, film e tutto ciò che ha reso Pokémon attualmente un brand miliardario.

Game Freak, la quale non è mai stata una software house enorme dal punto di vista dei dipendenti, da quel momento si dedicò esclusivamente ai titoli della serie principale dei Pokémon, con i vari spin-off che venivano invece affidati ad altre case di sviluppo come HAL Laboratory, Chunsoft o Genius Sonority.

La software house ideata da Tajiri non aveva tempo e modo per dedicarsi ad altri progetti paralleli e per questo motivo dobbiamo aspettare il 2005 per vedere il primo titolo sviluppato da Game Freak che non porta il marchio Pokémon: si trattava di Drill Dozer, un action pubblicato su Game Boy Advance esclusivamente per Giappone e Nord America (poi arrivato nel 2015 anche in Europa attraverso la virtual console di Wii U).

Il gioco ebbe abbastanza successo tant’è che la protagonista è stata inserita anche nel roster dei personaggi secondari di Super Smash Bros. Brawl. Nonostante ciò passarono ben 7 anni prima di vedere un altro videogioco non Pokémon sviluppato da Game Freak: HarmoKnight.

Quest’ultimo gioco è abbastanza importante per tutto il discorso Pokémon perché è la prima opera con a capo James Turner, figura che molti conosceranno per essere stato il direttore artistico di Pokémon Spada e Scudo. Turner aveva già lavorato per Game Freak nella serie Pokémon, disegnando alcune creature in Pokémon Nero e Bianco nel 2010 ed è salito agli scudi della ribalta diventando il primo occidentale a collaborare per lo sviluppo di un gioco Pokémon con Game Freak.

L’ultima fatica di Game Freak dal punto di vista cronologico risale al 2019 con il primo titolo non Pokémon sviluppato per Nintendo Switch: Little Town Hero. Questo RPG è stato presentato nel 2018 con il titolo provvisorio di “Town“, per poi essere pubblicato l’anno successivo con il nome che tutti conosciamo; la colonna sonora del gioco, inoltre, è stata ideata da Toby Fox, sviluppatore di Undertale, il quale è presente anche nei titoli di coda di Pokémon Spada e Scudo avendo realizzato alcune musiche per i titoli di ottava generazione.

Di Game Freak si potrebbero dire un sacco di altre cose, motivo per cui se questo vi ha incuriosito vi rimandiamo alla nostra seconda puntata a tema con un grande, enorme, excrusus sul mondo Pokémon.

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