5 personaggi secondari che meriterebbero un gioco a parte

migliori personaggi secondari nei videogiochi

La caratterizzazione dei personaggi è importantissima nei videogiochi moderni, sempre più complementari al modo che il cinema ha di raccontare una storia. Non è solo il/la protagonista a dover avere una caratterizzazione che si faccia ricordare nel tempo, anche i personaggi secondari devono essere in grado di rimanere impressi nella memoria dei giocatori.

Molti giochi non ci riescono, tanti altri invece presentano personaggi secondari talmente carismatici da poter camminare al fianco dei protagonisti senza sfigurare, se non addirittura superarli e diventare loro stessi le icone del videogioco in questione.

In questo articolo, analizziamo brevemente cinque personaggi secondari che meriterebbero un gioco tutto loro o, almeno, un’espansione o un DLC. Badate bene, per secondari intendiamo personaggi che non giochiamo attivamente, quindi in questo breve elenco troverete anche pedine fondamentali per la storia del gioco a cui appartengono.

Jesse (The Last Of Us: Parte II)

L’amico/compagno/partner che tutti vorremmo avere, Jesse è un personaggio scritto magistralmente, in grado di lasciarsi apprezzare proprio da tutti i tipi di giocatore. Jesse, a prima vista, potrebbe sembrare un personaggio di supporto che passa senza lasciare tracce, invece il suo apporto al gioco è imprescindibile, sia dal punto di vista narrativo sia per l’incredibile capacità di creare un rapporto empatico con il giocatore, addirittura superiore a quello che taluni non sono riusciti a instaurare con la coprotagonista, Abby. Non è un eroe, almeno non lo è nel più classico e abusato senso del termine, lo diventa di scena in scena mostrando qualità che, nell’universo di The Last of Us, non possono essere considerate ovvie e scontate, perché nel mondo plasmato da Naughty Dog la zona grigia, in cui cattivi e buoni si trovano sulla stessa barca, comprende tutti. Eppure, Jesse sembra non farne parte, il suo altruismo e il suo senso del sacrificio appaiono quelli di un altro mondo, dove buoni e cattivi sono tali e basta, senza sfumature.

Clifford Unger (Death Stranding)

Viene una fitta al cuore pensando a Clifford Unger come un personaggio secondario. Di secondario c’è ben poco nel ruolo che riveste nella storia di Death Stranding, ma ne dovevamo scegliere uno dal mazzo portato da Hideo Kojima. Trovare un personaggio scritto al di sotto della media nel gioco Sony è praticamente impossibile, ognuno recita in modo esemplare la propria parte. Clifford Unger, nello specifico, è magnetico, un vero gigante in grado di convogliare su di sé tutte le attenzioni del giocatore, questo grazie a una regia impeccabile e a un’interpretazione maiuscola di Mads Mikkelsen. La grandezza nel personaggio sta anche nella sua dualità: nell’arco dell’avventura il giocatore può arrivare a odiarlo, quasi quanto un villain, per poi imparare ad amarlo quando la sua personalità e la sua storia vengono messe in mostra con più chiarezza. Clifford è un eroe di guerra di stampo “metalgeariano”, sulla falsariga di Big Boss, le sue abilità belliche sarebbero sfruttabili in un gioco tutto suo con un gameplay action più vicino alle esigenze dei giocatori odierni.

Ahti (Control)

Un gioco a parte su Ahti forse è troppo, ma un’espansione secondo noi avrebbe il suo perché. A vederlo, in maniera superficiale, questo signore che mette ordine e pulisce le varie stanze della Federal Bureau of Control non sembra avere chissà quale spiccata abilità o una personalità memorabile, eppure il custode è uno dei pezzi più importanti del puzzle. La sua figura è enigmatica, ciò che dice è ermetico e spesso indecifrabile, e nonostante il suo ruolo nell’organizzazione appaia a prima vista di secondaria importanza, ogni volta che lo si incontra l’impressione è quella di avere di fronte una figura imponente e di prestigio. E poi, parliamoci chiaro, solo per il fatto di averci consegnato il walkman, unico oggetto in grado di farci attraversare il labirinto del posacenere, Ahti meriterebbe una serie tutta sua.

Sadie Adler (Red Dead Redemption II)

Una donzella in pericolo che viene salvata dal cowboy/fuorilegge di turno? All’inizio dell’avventura Rockstar può sembrare proprio così, con Sadie che viene aiutata a fuggire dal ranch preso d’assalto dalla banda di O’Driscoll, ma il personaggio nell’arco della storia si evolve e dimostra di avere molte più sfumature. Sadie Adler non è la figura stereotipata della donna in difficoltà nel selvaggio West, è caratterialmente forte, è emancipata e riesce col tempo a diventare una figura centrale all’interno della danda di Van der Linde. La caratterizzazione di Sadie aumenta di spessore di capitolo in capitolo, infatti, nei primi è ancora un personaggio di supporto senza particolare importanza, mentre in quelli successivi aiuta in modo concreto la banda, ad esempio quando va alla ricerca di Abigail o, insieme ad Arthur Morgan, si infiltra nel penitenziario di Sisika per agevolare la fuga di John Marston. Un Red Dead Redemption al femminile con lei come protagonista non è un’idea da scartare.

Freya (God of War)

Personaggio forse un po’ sottovalutato nell’intreccio narrativo di God of War, Freya è una delle figure con più sfumature presenti nel gioco di Santa Monica Studio. Ella, conosciuta anche come la strega della foresta, aiuta Kratos e Atreus nel loro viaggio, in principio non mostrando a essi e al giocatore la sua vera natura, in seguito scatenando la sua vera potenza. Freya non è semplicemente una donna con poteri magici che i personaggi principali incontrano sul loro cammino, è una madre (non scendiamo in dettagli per non fare spoiler) che ha dovuto fare una scelta coraggiosa, a fin di bene, pagandone le conseguenze. Quando si parla di personaggi femminili nel mondo de videogiochi, i nomi che si fanno sono più o meno i soliti, mentre quello di Freya non viene praticamente mai proferito. Un vero peccato perché merita tantissimo di essere approfondito.

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Articolo a cura di Michele Longobardi

Laureato in Lettere moderne, scopro la passione per il giornalismo quasi per caso. I videogiochi sono il mio più grande amore e così decido di coniugare le due cose. Il giornalismo videoludico diventa la mia forma finale.

Per me i videogiochi sono una forma d'arte e guai a dirmi il contrario.

Appassionato di tutto ciò da cui sgorga sangue: cinema horror (registi preferiti Argento e Romero), letteratura gialla e dell'orrore (autori preferiti Christie, Poe e Lovecraft) e ovviamente i videogiochi del genere (Silent Hill e Resident Evil sopra ogni cosa).

Il mio videogioco preferito di sempre è Fahrenheit che ho finito un numero non precisato di volte, da lì scaturisce la mia ammirazione per tutti i lavori di David Cage.

La mia "carriera" videoludica è segnata da un marchio da cui non sono mai riuscito a staccarmi: PlayStation! In circa 20 anni di gaming, ho completato più di 600 titoli.

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