Cinque fumetti che sarebbero bei videogiochi

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Fin dai suoi esordi, il videogioco ha pescato a piene mani dal mondo del fumetto, del manga e della graphic novel alla ricerca di ispirazione per nuovi titoli, e tantissime sono state le trasposizioni di successo nel corso degli anni: dai Batman di Rocksteady (qui il nostro speciale sul decennale di Arkham Asylum) allo Spider-Man di Insomniac, per arrivare ai nostrani Dylan Dog e Diabolik o al belga XIII.

Oggi, in puro delirio da amanti del fumetto, vi proponiamo una speciale classifica di cinque fumetti che sarebbe bello vedere trasposti in videogioco.

Iniziamo!

Tomie, di Junji Ito

Junji Ito è probabilmente uno dei più influenti mangaka contemporanei, capace com’è stato di portare avanti la tradizione del J-horror nel manga fin dagli anni ’90.

Le sue sono storie dell’orrore disturbanti, in grado di mettere in luce i lati oscuri di una società all’apparenza perfetta come quella giapponese e al contempo di far risaltare ossessioni e orrori dell’uomo contemporaneo.

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Ito è comparso in Death Stranding di Hideo Kojima, e si dice che il suo coinvolgimento in Silent Hills fosse molto “di peso”, ma chi scrive morirebbe dalla voglia di vedere una trasposizione in gioco digitale di una sua opera “canonica” come Tomie. Serie horror anni ’90, Tomie è incentrata su una creatura malvagia dalle fattezze di una meravigliosa ragazza, in grado di far perdere la testa agli uomini e di manipolarli facendo fare loro anche le cose più efferate. Un horror seriale con una base solidissima e spaventosa, in grado di generare storie crude e inquietanti.

In un suo “speciale a videogioco”, Tomie sarebbe potuta essere una visual novel d’autore a sfondo horror, in grado di unire il tratto tetro ed elegante dei manga di Ito con la potenza della narrativa giocata. In questo quadro, sarebbe bello prendere il controllo di una delle vittime designate dell’affascinante Tomie, e imbarcarci nel vano tentativo di resistere alle sue diaboliche avanches.

Il risultato potrebbe essere un horror psicologico con i fiocchi.

Sin City, di Frank Miller

Tutti conosciamo Sin City, serie pulp noir creata negli anni ’90 da Frank Miller, grazie a uno dei cinecomic più originali e azzardati di tutti i tempi, realizzato con un folle mix di animazione e cinema in carne-e-ossa. Tuttavia, la serie di Miller è innanzitutto una delle graphic novel più di rottura degli ultimi trent’anni, in grado di consolidare il talento dell’autore nello scrivere grandi sceneggiature dal ritmo pulp.

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Cosa sarebbe accaduto se Sin City avesse avuto una trasposizione a videogioco sulla falsariga di XIII, sfruttando la tecnologia cel-shading per dare vita all’universo in Miller?

Il risultato sarebbe potuto essere un grande action/noir con derive bizzarre, in grado di accontentare tanto gli appassionati del fumetto quanto coloro alla ricerca di un bel titolo dalle atmosfere crime.

Una licenza che si sarebbe potuta sposare alla perfezione con una formula open-world derivata da giochi come GTA o Mafia (che all’epoca dell’uscita di Sin City nei cinema erano in un “periodo d’oro”).

Un quadro in cui il giocatore sarebbe stato chiamato a prendere il controllo di figure centrali dell’universo narrativo di Miller come il detective Hartigan o il dolente e gigantesco sicario Marv e a muoversi in uno scenario fatto di corruzione, degrado e intrighi spostandosi a piedi, in macchina o in motocicletta.

Hellblazer, di Garth Ennis e Jamie Delano

Poco meno di una ventina di anni fa, sulla spinta del celebre film con Keanu Reeves, il mondo videogioco non ha mancato di omaggiare John Constantine, uno degli antieroi simbolo dell’etichetta Vertigo (la divisione “adults-only” della DC), con un insulso tie-in poco ispirato.

Un gioco tuttavia basato su una versione “apocrifa” del detective/demonologo creato da Alan Moore nel 1985, che poco ha a che fare con il personaggio originale, protagonista di una testata tutta sua dal titolo Hellblazer.

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Il Constantine originale è uno dei migliori personaggi creati da Moore: boardline, con problemi di dipendenza e alle prese con le gravi questioni sociali del Regno Unito di fine Guerra Fredda, nonché coinvolto in casi complessi in cui si intrecciano esorcismi e storie difficili.

Constantine sarebbe il protagonista perfetto per un buon gioco narrativo stile TellTale, in grado di far entrare il giocatore all’interno di un intreccio in cui racconto interattivo e origine fumettistica diventano indissolubili, una formula perfetta per scavare nelle psicologie dello splendido cast del fumetto originale. Certo, la vera sfida sarebbe quella di immettere in un gioco del genere tutta la complessità politica delle storie di Hellblazer, legate oltretutto a un momento storico molto distante dal nostro.

Però parliamoci chiaro: se ben curato sarebbe un gioco mostruoso.

Crossed, di Garth Ennis

Il più giovane fra i fumetti proposti oggi è anche uno di quelli che probabilmente se ben trattati farebbe anche la sua buona figura in un mondo del videogioco sempre più proiettato verso le storie survival estreme. L’opera in questione è Crossed, ciclo di storie creato dal britannico Garth Ennis e incentrato su un evento scatenante molto inquietante: una misteriosa epidemia che rende le persone assassine efferate e le porta a segnarsi il volto con uno sfregio a forma di croce, simbolo di un terribile “culto demoniaco”.

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Al di là del setting accattivante, la scelta di Crossed è probabilmente quella che chi scrive ha fatto pensando maggiormente a questioni di gameplay. Una storia basata su un setting del genere, con protagonista il classico PG che tenta di sopravvivere a orde di predatori senza pietà, potrebbe infatti contare sul fatto di mettere il giocatore non contro orde di zombie più o meno stupidi e/o impacciati, ma contro persone sì impazzite ma dotate di intelligenza e spirito tattico.

Nemici del genere, in un contesto da survial game spietato, possono davvero creare un titolo dalla brutalità indimenticabile.

From Hell, di Alan Moore ed Eddie Campbell

Infine, un gioco che quasi sicuramente non potremo mai e poi mai vedere realizzato, sia per la sua identità complessa che per il suo autore, molto restio alla commercializzazione delle sue opere.

L’opera da trasporre è From Hell, graphic novel incentrata sulla vicenda degli omicidi di Jack lo squartatore (Londra, 1888) attraverso una storia che mescola horror, romanzo storico e opera filosofica in maniera spietata, facendo coincidere il POV del lettore non con quello degli inquirenti, ma con dell’assassino.

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Di fatto, From Hell è una delle opere a fumetti più ambiziose di ogni tempo, in grado di spingere questo codice espressivo a esiti altissimi, con il lettore portato a identificarsi con uno psicopatico.

Costruire un videogioco che ci metta nei panni del “cattivo”, e di un cattivo così efferato, sembra un’impresa difficile, ma From Hell potrebbe essere la base perfetta per un gioco che ampli il suo narrato, magari mettendoci nei panni di uno dei tanti cittadini che vissero quei terribili giorni del 1888. Attraverso i suoi occhi, in un gioco narrativo tendente all’horror, non potremmo certo aspirare a trovare l’assassino più famoso di ogni tempo, ma ottenere un affresco storico interattivo estremamente potente e in grado di omaggiare degnamente uno dei capolavori della letteratura a fumetti.


Il mondo del fumetto è senza dubbio vasto, ricchissimo di grandi fumetti e storie da raccontare e per questo qualsiasi wish-list di questo tipo risulterà sempre molto personale e parziale, quindi prendetela per quello che è (anche se molti dei fumetti qui compresi sono amati universalmente).

Cosa ne pensate?

Qual è la vostra lista personale?

Articolo a cura di Fabio Antinucci

30 anni (anagraficamente, in realtà molti di più) ha alle spalle esperienze come copywriter, redattore multimediale e critico cinematografico, letterario e fumettistico, laureato con una tesi triennale su Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan e una magistrale su From Hell di Alan Moore.
Appassionato di letteratura horror e fantastica, divoratore di film di genere di pessima lega (ma ha nel cuore pezzi da novanta come Kubrick, Mann e Kurosawa), passa le sue giornate fra romanzi di Stephen King, graphic novel d’autore e fascicoletti di Batman.
Scrive (male) da una vita, e ha pubblicato un romanzo breve (Cacciatori di morte) e due librigame (quelli della saga di Child Wood).
Crede che il gioco sia una forma di creazione e libertà, capace di farti staccare la spina e al contempo di far riflettere, ragionare, commuoverti e socializzare. Per questo gioca di ruolo da dieci anni (in particolare a Sine Requie, D&D, Vampiri la Masquerade e Brass Age) per questo adora perdersi di fronte alla sua Play.
È innamorato del videogioco grazie a Hideo Kojima e al primo Metal Gear Solid, al quale ha giurato amore eterno, ma col tempo ha imparato ad amare gli open-world, gli action-adventure, gli rpg all’occidentale, i punta e clicca, a una condizione: che raccontino una bella storia.

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