Locke & Key | Recensione della serie Netflix

Locke e Key Recensione Netflix

Non so voi, ma io ho sempre trovato un certo fascino in una porta chiusa. Pensateci un attimo: le porte sono ovunque, sono praticamente dei dispositivi di spostamento rapido in grado di teletrasportare un corpo da una parte all’altra dello spazio. Eppure non ci facciamo caso. Ci sono migliaia di porte intorno a noi, ma alla fine apriamo sempre le stesse. Cosa succederebbe però se decidessimo di aprire una porta che non abbiamo mai aperto? Quanti misteri potremo trovare dietro quei pannelli di legno e ferro intarsiato?

La storia di Locke & Key è fatta proprio di questo. Di antiche chiavi dal richiamo irresistibile come il canto di una sirena. E di porte che non dovrebbero essere aperte ma che è impossibile non varcare.

Prima di aprire la porta

Locke & Key è la grande sorpresa di questo nuovo anno televisivo. Se ne parla poco o quasi per niente, ma se ne parlerà molto, fidatevi. Sembra uscita dal nulla eppure, prima che Netflix le aprisse le porte della serialità televisiva, Locke e Key era già famoso, ma su carta stampata.

La serie nasce infatti dalla graphic novel omonima del 2008 disegnata da Gabriel Rodriguez e scritta da Joe Hill, un autore che forse non conoscete, ma che è cresciuto nell’Overlook Hotel, giocando con Pennywise mentre Annie Wilkes gli faceva da balia e papà Stephen King lo iniziava alla professione.

Locke e Key Recensione Netflix
Una delle tante porte dei fumetti di Locke e Key.

Maniglia inceppata

Ancora prima che la serie a fumetti giungesse alla sua conclusione – nel 2013 con 6 numeri totali + 3 one-shot – Dimension Film ne ha acquistò i diritti cinematografici e televisivi con l’intenzione di realizzarne un film. Da allora Locke & Key è stato risucchiato in uno di quei buchi neri interdimensionali (anche chiamato folle mondo della produzione televisiva) che coinvolse Steven Spielberg, la 20th Century Fox, DreamWorks TV e persino Jesse McCartney (Because You Liveeeeeeee, ve lo ricordate? che fine ha fatto?)

Arrivati al 2014 è stata la volta di Universal Pictures, che voleva lanciare una serie di film e nel 2018 Hulu aveva prodotto anche un pilot che però non convinse gli investitori e non se ne fece più niente fino all’interesse da parte di Netflix.

Spero che ora che conoscete i travagliati retroscena della produzione riuscirete a capire meglio quanto tempo e sforzi ci siano voluti per vedere un adattamento di Locke & Key. Un’attesa quasi infinita, specie per chi aveva letto il fumetto all’epoca, ma che grazie a questa serie TV verrà ripagato della lunga attesa.

Gira la chiave

Locke e Key Recensione Netflix
La bellissima Key House, una location da fare invidia a Casa Spellman su Sabrina.

La versione horror dei Goonies. A me basterebbe questa frase per smettere di leggere e correre ad aspettare, come un bambino a Natale, l’uscita della serie sul catalogo Netflix. Nei Goonies però sapevi che non sarebbe mai potuto succedere nulla di male a quei bambini, né ai criminali, né a Slot.

Locke & Key invece inizia con una morte davvero strana provocata da una chiave esplosiva. Dopo qualche convenevole da teen drama, la serie mostra il suo vero volto: quello di un fantasy-mistery con tante macchie di sangue difficili da lavare via.

Locke e Key Recensione Netflix

Bode, Tyler e Kinsey sono tre ragazzi che insieme alla madre Nina scappano da un passato che li ha segnati e gli ha portato via il padre. Vanno a vivere nella vecchia casa di famiglia senza sapere nulla delle chiavi magiche che nasconde, ne di un’eco lontano che vuole impossessarsene.

L’impianto narrativo di Locke & Key mette lo spettatore allo stesso livello dei suoi personaggi e, per buona parte della serie, si ha quasi l’impressione di seguire linee narrative differenti:

Bode, il più piccolo della famiglia ( interpretato da Jackson Robert Scott che i fan dell’horror avranno già visto morire dilaniato in IT Capitolo 1) è il primo a partire nell’esplorazione della vecchia casa, a visitare le sue stanze e ad entrare in contatto con le chiavi magiche. Inoltre fa anche amicizia con una donna (Laysla De Oliveira) che vive nel pozzo e dice di essere la sua eco.

Stare in compagnia del piccolo Locke è un vero toccasana per lo spirito e l’anima perchè riporta alla mente le scoperte fatte da bambini, quando anche trovare un vecchio oggetto dimenticato in un cassetto era un’incredibile avventura.

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Tyler (Connore Jessup) e Kinsey (Emilia Jones) invece sono due adolescenti, vanno a scuola, conoscono gente, hanno obblighi, impegni e tutte quelle cose di cui non vorremmo sentir parlare quando c’è un’immensa casa da esplorare piena di chiavi magiche. Il loro percorso però risulta ugualmente interessante e funzionale per inserire, pian piano, tutti i personaggi secondari nell’avventura: come Scott (Petrice Jones) e Gabe (Griffin Gluck), gli amici del cineclub “Savini” di Kinsey o i ragazzi della squadra di hockey che non mancheranno di portare Tyler a una festa con alto tasso alcolico.

Infine c’è Nina (Darby Stanchfield), la nuova capofamiglia dei Locke, una vedova che deve rimettere a posto i pezzi della sua famiglia e sistemare la grande casa ereditata dal marito. Aiutata da Duncan (Aaron Ashmore), zio dei giovani Locke e fratello del defunto Rendell.

I personaggi sono scritti e interpretati benissimo. Il piccolo Bode è così naturale da far venir voglia di tornare bambini e nonostante qualche sbavatura narrativa (specie sui rapporti amorosi) la serie funziona pienamente e il giovanissimo cast è capace di trasmettere un variegato comparto emotivo allo spettatore.

Bastano i primi 30 minuti per immergersi completamente nelle atmosfere create da Locke & Key. E anche se la storia fino ad ora descritta può non sembrare eccezionale o addirittura infantile, vi assicuro che farete fatica a riprendervi dai cliffhanger finali di ogni episodio.

Una chiave per tutto

Locke e Key Recensione Netflix
Una chiave a forma di testa, chissà dove va inserita?

Locke & Key funziona bene perchè prima ancora di essere una serie TV e di piegarsi ai tempi e alle logiche televisive, è una storia, pura, di quelle che ti risucchiano con una naturalezza tale da lasciare incantati. Una storia ricca di misteri che non fornisce mai risposte, ma solo altre domande. E in cui la ricerca è una tematica centrale e affascinante.

Lo spettatore infatti rimane completamente coinvolto nella scoperta delle chiavi, nei loro poteri e negli effetti che questi hanno sulla realtà. C’è una chiave che serve ad entrare nella testa delle persone e apre una porta sul nostro modo di pensare, di essere o di catalogare i ricordi, quasi in stile Inside out della Pixar. C’è una chiave che permette di aprire una porta su ogni luogo e un’altra che fa diventare fantasmi. C’è una porta nascosta da qualche parte, che non dovrebbe essere aperta eppure il suo richiamo è irresistibile.

E queste sono solo alcune delle numerose chiavi e stranezze che vedrete apparire. Alla fine delle 10 puntate la serie sembra aver solo grattato la superficie di quello che potrebbe diventare un franchising immenso, ambientato in più epoche (visto anche l’annuncio di un nuovo capitolo della graphic novel ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale).

Cosa c’è dall’altra parte?

Locke e Key Recensione Netflix

Jumanji, Gravity Falls, La Cosa, Casper, I Goonies, Ghostbusters e The Lost Room se poteste strappare in tanti piccoli pezzi queste produzioni e incollarle insieme avrete un perfetto ritratto di quello che è Locke & Key, una serie magica e adulta al tempo stesso senza mai essere infantile.

Le produzioni seriali degli ultimi anni hanno alzato l’asticella, sfornando prodotti di qualità uno dopo l’altro senza quasi dare tregua a noi poveri spettatori. Sarebbe bello avere il tempo per vedere tutto. Tante volte sarebbe bello avere tempo anche solo per avere tempo. Purtroppo non esistono chiavi magiche in grado di regalarci qualcosa del genere, ma il 7 febbraio arriva Locke & Key, una serie capace di non far sentire il tempo che passa. E forse questa è la cosa più magica che ci possa essere.

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Articolo a cura di Simone Alvaro "Guybrush89" Segatori

Ritrovato in tenera età su una spiaggia pixelata le sue prime parole sono state "Voglio fare il pirata!"

In mancanza di un vero galeone è partito all'arrembaggio del mare della rete depredando le conoscenze di ogni isola su cui è approdato: Ha scritto per Games, VGN, Adventure's Planet, Badgames, FlopTV, Cinefilia Ritrovata, Ridble e creato qualche video per la ciurma di Game Series Network.

Nel mentre la taglia sulla sua testa è aumentata e dopo che l'Università di Viterbo lo ha ritenuto un pericoloso "Capitano della Comunicazione", l'Alma Mater Studiorum di Bologna lo ha classificato come "Minaccia Pirata esperta di Cinema, Televisione e Produzione Multimediale".

Per circa un anno è quindi rimasto nascosto nella Cineteca di Bologna, gestendo dall'ombra l'Archivio Videoludico e organizzando anche un ritrovo piratesco conosciuto come Svilupparty.

Dopo qualche tempo passato in mare tra cinema, fumetti, serie tv, libri, aspirapolvere e videogiochi, senza mai una vera casa, mette l'ancora alla fonda nella baia videoludica di Player.it, dove passa le giornate in compagnia di scimmie, balene e altri animali. Va spesso ad ubriacarsi nella taverna di Tom's Hardware, inoltre va all'arrembaggio di libri e fumetti su Frasix, di gadget e serie TV su Nospoiler e Cinematographe e svolge ricerche su antichi manufatti per conto di Ivipro.

Il richiamo dell'oceano però lo trascina continuamente tra le onde e anche se non sa dove lo porterà il vento quello che conta davvero è il viaggio.

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